Ordinanza n. 68 del 2014 - RGN 130/2012

 

Presidente:VIETTI.Estensore:MARINI.

GLI ILLECITI DISCIPLINARI FUNZIONALI. La violazione del dovere di correttezza.

Illecito disciplinare nell'esercizio delle funzioni - Doveri del magistrato - Correttezza - I comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei confronti delle parti , dei loro difensori, dei testimoni o di chiunque abbia rapporti con il magistrato nell'ambito dell'ufficio giudiziario , ovvero nei confronti di altri magistrati o collaboratori - Magistrato del pubblico ministero - Formazione a margine di udienza di atto e sottoscrizione non inseriti nei fascicoli processuali - Finalità - Verifica dell'attendibilità del teste - Abitualità o gravità della scorrettezza - Esclusione - Illecito disciplinare - Inconfigurabilità.

Non configura l'illecito disciplinare nell'esercizio delle funzioni per comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei confronti delle parti , dei loro difensori, dei testimoni o di chiunque abbia rapporti con il magistrato nell'ambito dell'ufficio giudiziario , ovvero nei confronti di altri magistrati o collaboratori la condotta del magistrato del pubblico ministero il quale, durante l'esame di un teste, al fine di saggiarne la attendibilità in ordine alla dichiarazione di autenticità di alcune firme dal medesimo teste apparentemente apposte, dopo aver chiesto una breve sospensione dell'udienza rientri in aula con un foglio, non facente parte del fascicolo del dibattimento né di quello del pubblico ministero, che egli stesso aveva appena formato, sottoponendolo al teste e chiedendo al giudice , alla dichiarazione di autenticità della sottoscrizione pronunziata dal teste medesimo, di dare atto che quella che era stata mostrata alla teste era la sottoscrizione del pubblico ministero, non potendosi ravvisare in tale comportamento la necessaria abitualità o gravità della scorrettezza.

 

Ordinanzan.68 del 2014 

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA SEZIONE DISCIPLINARE
DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA



Composta dai Signori:

Avv. Michele Giuseppe VIETTI - Vice Presidente del Consiglio
Superiore della Magistratura
Presidente
Prof. Annibale MARINI - Componente eletto dal Parlamento
Estensore
Dott. Riccardo FUZIO - Magistrato di legittimità
Dott. Alessandro PEPE - Magistrato di merito
Relatore
Dott. Mariano SCIACCA - Magistrato di merito
Dott. Roberto ROSSI - Magistrato di merito
Componenti

ha pronunciato in Camera di Consiglio la seguente

Ordinanza



nel procedimento disciplinare n. 130/2012 R.G. nei confronti del NOME 1 sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di UFF. 1,



i n c o l p a t o



dell'illecito disciplinare previsto dagli artt. 1, comma 1, e 2, comma 1, lettera d) del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, perché, quale pubblico ministero all'udienza dibattimentale del 7 febbraio 2011 nel procedimento penale n. 10388/01 RGNR, davanti al Tribunale di UFF. 2, RG Tribunale n. 618/10, in violazione del dovere di esercitare le proprie funzioni con correttezza ed equilibrio e rispettando la dignità della persona, teneva un comportamento gravemente scorretto nei confronti di una testimone, dei difensori delle parti private e dello stesso collegio giudicante.
In particolare il dott. NOME 1, durante l'esame della teste NOME 2, ipotizzando che essa stesse affermando il falso circa l'autenticità di alcune firme dalla medesima apparentemente apposte su documenti (deleghe inerenti ad assemblee della società SOC. 1) che le venivano mostrati, dopo aver chiesto una breve sospensione dell'udienza al fine dichiarato di "procurarsi un'altra delega", rientrava in aula con un foglio, non facente parte del fascicolo del dibattimento né di quello del pubblico ministero, che egli stesso aveva appena formato falsamente, quindi lo sottoponeva alla NOME 2 e, alla sua dichiarazione di autenticità della sottoscrizione, chiedeva al Presidente del collegio di "dare atto che è la sottoscrizione del pubblico ministero quella che è stata mostrata alla teste e che ha appena riconosciuto come sua".

In tal modo il dott. NOME 1, anziché sollecitare al Tribunale l'applicazione dell'art. 207 c.p.p. nel caso di testimoni sospettati di falsità o reticenza o chiedere egli stesso la trasmissione degli atti al suo ufficio per procedere nei confronti della persona che stava deponendo, redigeva egli stesso un falso documento ad hoc - mai entrato precedentemente nel fascicolo processuale - quale mero espediente e ciò al solo scopo di mettere platealmente in difficoltà la teste, cagionando in tal modo la reazione dei difensori delle parti private cui seguiva una serrata discussione con gli stessi e la necessità per lo stesso Collegio giudicante di prendere i necessari provvedimenti al riguardo.
Notizia certa del fatto acquisita in data 21 novembre 2011.

In fatto e in diritto

Al dott. NOME 1 è contestato di avere formato di proprio pugno un documento contenente la firma di fantasia "NOME 3" e di averlo sottoposto, nel corso di un esame testimoniale, ad una teste al fine di dimostrarne la falsità che peraltro già emergeva in modo palese e incontestabile da tutta la condotta processuale della stessa.
Premesso che, come già accertato in sede penale, l'incolpato non può essere ritenuto responsabile del reato di falso materiale per difetto sia dell'elemento soggettivo che di quello oggettivo, è indubbio tuttavia che la condotta dell'incolpato ha violato non solo le norme sulla formazione della prova in dibattimento ma anche quelle sul dovere di comportarsi secondo lealtà nei confronti di tutti i soggetti del processo.
Tuttavia, la scorrettezza in cui, sotto quest'ultimo aspetto, l'incolpato è incorso, non è sufficiente ad integrare l'illecito tipizzato dall'art. 2 comma 1 lett. d) del D.Lgs. 109/2006 occorrendo, ai sensi di tale norma, anche l'"abitualità" o la "gravità" della scorrettezza.
Esclusa l'abitualità della scorrettezza essendo unico l'episodio contestato, occorre accertare se ricorra, invece, l'altro requisito, alternativamente previsto, della
"gravità". Ed in proposito è decisiva la sostanziale irrilevanza della condotta dell'incolpato sotto il profilo delle conseguenze alla stessa riconducibili. Più precisamente, trattandosi della condotta di un magistrato nello svolgimento delle sue funzioni (si parla, infatti, di illecito funzionale), la condotta stessa deve essere contestualizzata nel senso che se ne devono valutare gli effetti diretti ed indiretti. E nel caso in esame, come già detto, gli effetti sono stati, inesistenti in quanto la scorrettezza ha semplicemente ribadito una verità già emersa. E solo in relazione a ciò, può essere positivamente valutato, sotto l'aspetto soggettivo, lo scopo di giustizia perseguito dall'incolpato.
Conclusivamente, va accolta per assenza del requisito della abitualità e della gravità della scorrettezza la richiesta del Procuratore Generale di non doversi procedere nei confronti dell'incolpato per i fatti oggetto di contestazione.


P.Q.M.

La Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura;
Visto l'art. 17 D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109,



dichiara



non doversi procedere nei confronti del dott. NOME 1 in ordine ai fatti di cui all'incolpazione disciplinare.


Roma, 20 febbraio 2014

L'Estensore                                                                 Il Presidente
Annibale Marini                                                    Michele Giuseppe Vietti


Il Magistrato Segretario Depositato in Segreteria
Giulio Adilardi Roma,
Il Direttore della Segreteria
Vincenzo Palumbo