Sentenza n. 146 del 2014 - RGN 128/2012

 

Presidente: VIETTI .  Estensore: AURIEMMA. 

GLI ILLECITI DISCIPLINARI FUNZIONALI. La violazione del dovere di correttezza. 

Illecito disciplinare nell'esercizio delle funzioni - Doveri del magistrato - Correttezza - L'indebito affidamento ad altri di attività rientranti nei propri compiti - Magistrato del pubblico ministero Conferimento di incarichi a consulenti tecnici - Oggetto - Accertamenti e valutazioni sulla qualificazione giuridica di fatti e comportamenti - Illecito disciplinare - Sussistenza.

Integra l'illecito disciplinare nell'esercizio delle funzioni per l'indebito affidamento ad altri di attività rientranti nei propri compiti la condotta del magistrato del pubblico ministero il quale conferisca ai consulenti tecnici incarichi aventi ad oggetto accertamenti e valutazioni inerenti la qualificazione giuridica di fatti e la conformità a diritto di comportamenti.

Riferimenti normativi:  Decreto Legisl. 23/02/2006 num. 109 art. 2 com. 1 lett. O 

 

Sentenza n. 146 del 2014

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA SEZIONE DISCIPLINARE

DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

Composta dai Signori:

 

Avv. Michele Giuseppe VIETTI- Vice Presidente del Consiglio

Superiore della Magistratura

Presidente

Prof. Annibale MARINI- Componente eletto dal Parlamento

Dott. Aniello NAPPI- Magistrato di legittimità

Dott. Tommaso VIRGA- Magistrato di merito

Dott. Francesco VIGORITO- Magistrato di merito

Dott. Paolo AURIEMMA- Magistrato di merito

Relatore

 

Componenti

 

con l'intervento del Sostituto Procuratore Generale dott. Antonio Gialanella, delegato dal Procuratore Generale presso la Corte Suprema di Cassazione e con l'assistenza del magistrato addetto alla Segreteria della Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, ha pronunciato la seguente

 

s e n t e n z a

 

nel procedimento disciplinare n. 128/2012 R.G. nei confronti del dott. NOME 1

magistrato sospeso,

(difeso dal dott. NOME 2)

i n c o l p a t o

 

dell'illecito disciplinare di cui agli artt. 1 comma 1 e 2 comma 2 lett. o) decreto legislativo 23 febbraio 2006 n. 109, in quanto, quale sostituto procuratore presso la procura della Repubblica di UFF. 1, violando i doveri di diligenza, correttezza e laboriosità, indebitamente affidava a terzi attività rientranti nei propri compiti, e, in particolare nei procedimenti penali sottoelencati conferiva ai consulenti tecnici incarichi aventi ad oggetto accertamenti e valutazioni inerenti la qualificazione giuridica di fatti e la conformità a diritto di comportamenti, liquidando i compensi indicati nel predetto elenco:

Notizia circostanziata dei fatti acquisita in LUOGO 1 nel novembre 2011. Conclusioni delle parti

Il Procuratore Generale conclude chiedendo la sanzione della condanna alla censura.

La Difesa conclude chiedendo l'assoluzione ex art. 3 bis D.Lgs. 109/2006. Svolgimento del procedimento

In data 7 novembre 2012, il Ministro della Giustizia, promuoveva l'azione disciplinare nei confronti del dottor NOME 1, Sostituto Procuratore in servizio presso la Procura della Repubblica del Tribunale di UFF. 1 per l'illecito disciplinare di cui agli artt. 1 comma 1 e 2 comma 2, lett. o) D.lgs. 23 febbraio 2006 n. 109 come meglio illustrato nel capo di incolpazione sopra riportato. In data 2 luglio 2013 il Sostituto Procuratore Generale delegato a svolgere le funzioni di Pubblico Ministero espletata l'istruttoria e non ritenendo esclusi gli addebiti ha chiesto al Presidente della Sezione Disciplinare di fissare l'udienza per la discussione orale del suddetto procedimento. Questi con decreto del 30 luglio 2013, ritualmente comunicato all'incolpato dottor NOME 1, fissava per il giorno 6 dicembre 2013 l'udienza di discussione orale, e successivamente con decreto del 2 dicembre 2013 si disponeva il rinvio al 19 giugno 2014. Motivi della decisione

 

I fatti che hanno dato origine al presente giudizio disciplinare, alla luce dell'istruttoria dibattimentale e della documentazione acquisita agli atti del fascicolo, possono essere riassunti nei termini di cui al capo di incolpazione. In particolare il dottor NOME 1 era incolpato di avere assegnato consulenze tecniche in una pluralità di fascicoli penali specificamente individuati formulando quesiti del tutto generici.

Il dottor NOME 1 esaminando specificamente ogni singolo incarico conferito si difendeva affermando sostanzialmente, da un canto di essersi richiamato ad una prassi interna all'ufficio e condivisa da altri magistrati, dall'altro di aver scelto formulazioni ampie allo scopo di assicurare all'attività delegata la massima latitudine possibile in presenza di consulenti altamente specializzati.

Va premesso che l'eccezione preliminare della difesa di decadenza dell'azione disciplinare è infondata poiché la stessa è stata esercitata nel 2012, a fronte di una notizia pervenuta nello stesso anno.

Nel merito è sostanzialmente contestato l'illecito della violazione del divieto della cosiddetta delega di giurisdizione. In dottrina si è affermato che l'illecito in esame comprende comportamenti eterogenei posti in essere dal magistrato anche nell'esercizio delle funzioni giurisdizionali, potenzialmente riconducibili anche alla figura generale prevista dalla lettera g) dell'articolo 2 (la grave violazione di legge determinata da ignoranza o negligenza inescusabile). Già nella disciplina previgente, delineata dall'articolo 18 del regio decreto legislativo 511 del 1946, si era sostenuto che queste prassi acquisissero rilievo disciplinare ove l'affidamento di compiti a soggetti estranei all'ordine giudiziario fosse indebito. Tale regola è stata confermata nel decreto legislativo 109 del 2006, che, esplicitamente, vieta il comportamento del magistrato il quale deleghi i propri compiti a un suo ausiliario. In particolare, la previsione disciplinare di cui all'art. 2 co. 1, lettera o) vieta, tra l'altro, al magistrato di affidare a un perito o a un consulente tecnico indagini di natura prettamente giuridica dirette ad accertare la liceità o la stessa rilevanza penale del fatto o della condotta o l'interpretazione della norma. All'ausiliario, perito o consulente tecnico, può esser affidato il compito di ricostruire entro limiti rigorosamente descrittivi un dato quadro normativo di riferimento, ma non è consentito di essere investito di compiti strettamente connessi con l'esercizio della giurisdizione, pena la credibilità della stessa funzione giurisdizionale. In effetti, secondo il costante orientamento della Corte di Cassazione il compito istituzionale del consulente ha carattere esclusivamente tecnico, sicché ad esso sono estranei la valutazione e la definizione di situazioni e di questioni giuridiche, costituendo tale giudizio l'indeclinabile essenza della giurisdizione (Cass. n. 3044 del 13/10/1972).Si tratta di un principio di carattere generale applicabile in ogni settore del diritto. Nel processo penale, ad esempio, l'articolo 220 del codice di procedura penale consente il ricorso alla perizia soltanto quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche, e le norme relative ai consulenti tecnici del pubblico ministero (225-233 del codice di rito) non derogano al suddetto principio essendo precluso sottoporre al consulente tecnico questioni di carattere giuridico che implichino una delega di funzioni indeclinabili. In tale prospettiva la Sezione disciplinare con sentenza n. 86 del 2007 ha affermato che "Configura illecito disciplinare la condotta del magistrato che ha conferito a libero professionista incarico di consulenza tecnica finalizzato all'analisi di atti amministrativi per valutarne eventuali profili di illegittimità. Non si può, infatti, affidare ad un perito o consulente tecnico indagini di natura prettamente giuridica dirette ad accertare la liceità o la rilevanza penale del fatto o della condotta posta in essere da chi era per legge tenuto a determinati comportamenti. Di conseguenza è possibile affidare ad un consulente tecnico o ad un perito il compito di ricostruire l'iter amministrativo (anche con riguardo al quadro normativo di riferimento), ma non è consentito che un magistrato deleghi ad alcuno compiti strettamente connessi con l'esercizio della giurisdizione, quali il valutare contratti e le modifiche contrattuali succedutesi nel tempo, ovvero accertare la legittimità o illegittimità di un provvedimento amministrativo, la liceità o rilevanza penale di una specifica condotta, pur desumibile dall'iter amministrativo (punti questi ultimi costituenti oggetto di incarico conferito - nel caso di specie - da un pubblico ministero ad un libero professionista)".

 

Nessuna delle circostanze dedotte dal dottor NOME 1 risulta idonea ad assumere il ruolo di esimente dalla responsabilità escludendo la non scusabilità dell'errore tecnico, ciò perché il livello minimo di professionalità richiesta ad un magistrato include necessariamente la consapevolezza della preclusione ad avvalersi dell'opera di un consulente tecnico per risolvere questioni di diritto, ancorché complesse, concernenti settori specialistici. Nella specie il dottor NOME 1 ha operato una indebita delega di attività giurisdizionale ai consulenti. Egli ha sostanzialmente rinunziato al proprio ruolo che, nel momento di conferimento dell'incarico di consulente, è quello di individuare le questioni tecniche, separarle da quelle di natura giuridica, dar una precisa traccia al proprio ausiliario che deve, anche per questo, vedere sempre nel magistrato un punto di riferimento cui trovare dialogo e suggerimento. L'inequivoco tenore letterale degli incarichi conferiti mostra che il dottor NOME 1 sembra non aver approfondito neanche le questioni di fatto e di diritto emergenti dai fascicoli processuali, ma di essersi a loro approcciato soltanto investendo altri di un esame che a lui spettava. Ciò danneggia anche l'immagine del magistrato sotto il profilo dell'indipendenza, che non è solo capacità di non esser dolosamente influenzato, ma anche idoneità a non dipendere dalle altrui ricostruzioni senza un preventivo vaglio critico. E dalla lettura delle consulenze tecniche in atti emerge evidente una sistematicità di comportamenti, nei conferimenti di incarico, finalizzati a delegare la propria attività ad altri.

Nei quesiti posti dal magistrato spesso non viene individuato il tema di fondo sul quale il consulente dovrebbe effettuare il proprio accertamento e soltanto attraverso l'esame dell'intero modulo di origine ministeriale, che impone l'indicazione del reato, è possibile comprendere quale sia la materia da trattarsi. Ma tale indicazione è superficiale. Si riporta, infatti soltanto l'articolo

del codice o della legge contestato senza indicare la rubrica né, come sarebbe stato più opportuno o corretto una pur minima ricostruzione della vicenda storica da esaminarsi.

Tale deplorevole condotta veniva assunta dal magistrato, come ha dimostrato la Procura Generale, nella generalità dei casi di cui agli addebiti. Valgano per tutti i due procedimenti 1191/08 RGNR e 7533/05 RGNR, entrambi in materia di abuso di atti d'ufficio, nei quali il quesito è posto in una forma così ampia ed indeterminata da non lasciar neanche comprendere su quali elementi di fatto e di diritto debba vertere l'attività di accertamento. È di non di poco conto che non venga neanche indicata la qualifica professionale del consulente a cui viene data la possibilità di servirsi a sua volta di collaboratori per acquisire elementi utili all'attività ricostruttiva. La sistematicità dei comportamenti risulta, in definitiva, un elemento rilevante ai fini della quantificazione della sanzione disciplinare che va commisurata nella perdita di anzianità di due mesi.

 

P.Q.M.

 

La Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, Visti gli articoli 18 e 19 D.L.vo. 23 febbraio 2006 n. 109,

dichiara

 

il dottor NOME 1 responsabile della incolpazione ascrittagli e gli infligge la sanzione disciplinare della perdita di anzianità di due mesi, dispone

 

la trasmissione degli atti alla Procura Generale della Corte di Cassazione. Roma, 19 giugno 2014

Il Relatore                                                              Il Presidente

Paolo Auriemma                                               Michele Giuseppe Vietti

Il Magistrato Segretario

Giulio Adilardi

Depositato in Segreteria

Roma,

Il Direttore della Segreteria

Vincenzo Palumbo

 

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