Sentenza n. 47 del 2014 - RGN 33/2013

 

Presidente: PALUMBO.  Estensore: SCIACCA.

Illecito disciplinare nell'esercizio delle funzioni # Doveri del magistrato # Riserbo - Le pubbliche dichiarazioni od interviste che riguardino soggetti coinvolti negli affari in corso di trattazione, ovvero trattati e non definiti con provvedimento non soggetto ad impugnazione ordinaria, quando sono dirette a ledere indebitamente diritti altrui # Magistrato del pubblico ministero - Magistrato del pubblico ministero - Dichiarazioni alla stampa # Oggetto - Attività del proprio ufficio -Risultanze di atti di indagine relativi a delicati procedimenti in corso - Volontà e consapevolezza di agire in modo indebito # Esclusione - Intenzione di ledere altrui diritti # Esclusione - Illecito disciplinare - Inconfigurabilità.

Non configura l'illecito disciplinare nell'esercizio delle funzioni per pubbliche dichiarazioni od interviste che riguardino soggetti coinvolti negli affari in corso di trattazione, ovvero trattati e non definiti con provvedimento non soggetto ad impugnazione ordinaria, quando sono dirette a ledere indebitamente diritti altrui, la condotta del magistrato del pubblico ministero il quale abbia rilasciato alla stampa dichiarazioni sull'attività del proprio ufficio con riferimento all'esistenza di risultanze di atti di indagine relativi a delicatissimi procedimenti in corso, qualora risulti esclusa la volontà e consapevolezza del magistrato di agire in modo indebito e con l'intenzione di ledere altrui diritti.

Riferimenti normativi: Decreto Legisl. 23/02/2006 num. 109 art. 2 com. 1 lett. v

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA SEZIONE DISCIPLINARE

DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

Composta dai Signori:

Avv. Filiberto PALUMBO    - Componente eletto dal Parlamento che presiede in sostituzione del Vice Presidente del CSM

Presidente

Avv. Guido CALVI  - Componente eletto dal Parlamento

Dott. Riccardo FUZIO          - Magistrato di legittimità

Dott.   Alessandro PEPE       - Magistrato di merito

Dott.   Mariano SCIACCA   - Magistrato di merito

Dott. Roberto ROSSI            - Magistrato di merito

Relatore

Componenti

ha pronunciato in Camera di Consiglio la seguente

Ordinanza

 

nel procedimento disciplinare n. 18/2012 R.G. nei confronti della NOME 1 giudice presso il Tribunale di UFF. 1,

 

i n c o l p a t a

 

dell'illecito disciplinare di cui agli artt. 1 e 2, comma 1, lettera q) d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, perché, nella qualità di Giudice del Tribunale di UFF. 1, assegnata alla sezione civile, in violazione dei doveri di diligenza e laboriosità ha ritardato in modo grave, reiterato e ingiustificato il compimento di atti del proprio ufficio non rispettando, tra il 1-1-2010 ed il 22-11-2011, i termini di deposito di 20 sentenze civili di cui all'elenco allegato (all. 1), facendo riscontrare ritardi che in tredici casi vanno da 16 a 90 giorni e in sette casi da un minimo di 96 ad un massimo di 217 giorni oltre il termine di legge, superando in sette casi il triplo del termine previsto dalla legge. Alla stessa data del 22-11-2011, la dott.ssa NOME 1 non aveva ancora depositato le 13 sentenze civili con i ritardi provvisori di cui all'elenco allegato (all. 1); al deposito provvedeva successivamente, facendo registrare ritardi complessivi in un caso di 404 giorni, in 4 casi superiori a 300 giorni e per il resto superiori a 200 giorni, tutti superiori al triplo del termine di legge (all. 2).

Con tale comportamento la dott.ssa NOME 1 si è resa immeritevole della fiducia e della considerazione di cui deve godere un giudice ed ha compromesso il prestigio dell'ordine giudiziario. Notizia circostanziata dei fatti acquisita il 26-10-2011 e 5.12.2012".

In fatto e in diritto

Con richiesta del 13/12/2013 la Procura generale della Cassazione richiedeva alla Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura la dichiarazione, in Camera di Consiglio, di non luogo a procedere nei confronti della dott.ssa NOME 1, essendo rimasti esclusi gli addebiti. All'udienza del 12/03/2014 la Sezione si riservava.

La Procura Generale motiva così la sua richiesta:

A seguito di segnalazione del Presidente del Tribunale di UFF. 1 del 26.10.2011, si procedeva a carico della dott.ssa NOME 1 per i ritardi nel deposito delle sentenze di cui all'allegato n. 1.

Veniva sentita l'incolpata, la quale produceva memoria difensiva, cui si riportava; ribadiva che la sentenza relativa alla causa RG 4881/10 era in carico ad altro magistrato che l'aveva sostituita durante il periodo di astensione obbligatoria per maternità; precisava di avere provveduto al deposito delle 13 sentenze per le quali era stato contestato un ritardo provvisorio Venivano acquisite informazioni in ordine alla esattezza dei dati esposti nell'elenco n. 1 e alla data dell'avvenuto deposito delle sentenze di cui all'elenco n. 2; sui fatti veniva sentito il dott. NOME 2, Presidente del Tribunale di UFF. 1.

All'esito dell'istruttoria, il capo di incolpazione veniva rettificato, con la esclusione della sentenza relativa alla causa RG 4881/10, ed integrato con i dati relativi al deposito delle sentenze di cui all'elenco n. 2.

2. Alla stregua delle complessive risultanze istruttorie, deve escludersi l'addebito in epigrafe contestato all'incolpata.

In sede di interrogatorio (fl. 43) la dott.ssa NOME 1, nel riportarsi alla memoria difensiva, ha precisato :

a) di avere avuto in assegnazione, fin dalla presa di possesso delle funzioni presso il Tribunale di UFF. 1 nel gennaio 2008, un ruolo particolarmente gravoso di circa n. 1.200 cause e di avere poi preso in carico anche il ruolo di un collega trasferito al Massimario della Corte di Cassazione, nonché il 10 % del ruolo di un collega eletto al Consiglio giudiziario;

b) in previsione dell'imminente periodo di astensione per maternità, iniziato il 1° marzo 2011 e cioè 21 giorni prima del parto, per una precisa scelta organizzativa aveva assunto in decisione alcune cause, ben sapendo che i termini per il deposito delle memorie conclusionali e di replica andavano a scadere nel periodo di astensione obbligatoria, e ciò al fine di evitare rinvii delle udienze di conclusioni; quindi per otto cause (v. all. 2) i ritardi erano in parte maturati in pendenza del periodo di astensione obbligatoria di cinque mesi, cui aveva fatto seguito il periodo di congedo ordinario per ferie ed un periodo di 30 giorni di congedo parentale ex art. 32 legge n. 151/2001;

c) di avere provveduto al deposito delle sentenze dopo il proprio rientro, senza successivamente incorrere in altri ritardi.

Il Presidente del Tribunale di UFF. 1, dott. NOME 2, ha confermato la critica situazione operativa del Tribunale nel periodo 2009/2011, sia per l'aumento dei flussi in entrata sia per le carenze di organico, fortemente sottodimensionato, tant'è che nel 2013 il Ministero aveva previsto un ampliamento della pianta organica dei magistrati, portandola da 26 a 34 unità.

3. Ai fini della configurabilità dell'illecito di cui agli artt. 1 e 2, comma 1, lett. q) d.lgs. 2006/109, è necessario che il ritardo nell'esercizio delle funzioni sia reiterato, grave e ingiustificato.

Secondo la giurisprudenza della Sezione Disciplinare e della S.C. (Sez. Disc, 2013, n. 75; Cass. S.U. 2011, n. 18697 e n. 18699) la reiterazione implica una abitualità che va valutata non solo con riferimento alla frequenza dei ritardi, ma anche all'arco di tempo nel quale le condotte sono state poste in essere, dovendosi escludere l'illecito abituale nel caso di condotte occasionali ed episodiche.

La gravità va riferita all'entità in termini temporali dei ritardi, oltre che all'importanza dei procedimenti interessati, dovendosi presumere "non grave, salvo che non sia diversamente dimostrato, il ritardo che non eccede il triplo dei termini previsti dalla legge per il compimento dell'atto" ( ex art. 2, comma 1, lett. q del d.lgs. cit,); in particolare, il superamento dei limiti di ragionevole durata del processo, imposti dall'art. 111 Cost. ed individuati nel periodo di un anno, connota di una specifica antigiuridicità aggiuntiva il ritardo, tanto da farne presumere l'ingiustificabilità, salvo che siano allegate e accertate circostanze assolutamente eccezionali e transitorie. Per quanto attiene al carattere ingiustificato dei ritardi, rilevano al riguardo tutte le circostanze idonee ad escludere che vi sia stata una effettiva violazione dei doveri del magistrato, dovendosi a tal fine tenere conto dell'incidenza specifica di tali circostanze sui tempi disponibili per il compimento degli atti, non rivestendo di per sé rilevanza né la laboriosità personale, né il numero dei processi assegnati al magistrato (Sez. Disc. 2013, n. 55; 2013, n. 75).

4. Nella specie, con riferimento alle sentenze depositate in ritardo nel corso dell'anno 2010 e di cui all'allegato n. 1, i ritardi così come contestati vanno ridimensionati, nel senso che solo in sette casi su venti hanno superato il triplo del termine previsto dalla legge (e cioè i 90 gg.), facendo peraltro registrare in due casi una eccedenza di pochi giorni (gg. 96 e gg. 97); per il resto i ritardi vanno da 16 a 90 giorni a decorrere dalla scadenza del termine di legge, mantenendosi in sette casi al di sotto di 30 giorni.

Solo per i primi sette casi deve, quindi, ritenersi operante la presunzione di gravità, mentre per il resto i ritardi, benché reiterati, non assumono rilevanza disciplinare per la loro scarsa entità e consistenza.

4.1. Per quanto attiene alle sentenze di cui all'allegato n. 2, va rilevato che la dott.ssa NOME 1 è stata assente dall'Ufficio dal 1°.3.2011 al 2.11.2011, per un periodo di astensione obbligatoria di cinque mesi per maternità, cui hanno fatto seguito il periodo di congedo ordinario per ferie e poi un periodo di 30 giorni di astensione facoltativa per maternità.

Come risulta dagli atti, per nove delle tredici sentenze di cui al predetto elenco il termine per il deposito delle comparse conclusionali e di replica è venuto a scadere proprio nel periodo di astensione obbligatoria e cioè nei mesi di marzo, aprile e maggio 2011; al riguardo, la dott.ssa NOME 1 ha precisato di avere optato per tale scelta organizzativa nell'interesse dell'Ufficio, in modo da evitare rinvii e programmare il lavoro per il rientro, senza far ricadere sugli altri magistrati le conseguenze della propria astensione dal servizio per maternità.

Secondo la giurisprudenza della Sezione Disciplinare del CSM (sent. n. 70/2011), "non configura illecito disciplinare nell'esercizio delle funzioni, per reiterato, grave ed ingiustificato ritardo nel compimento degli atti relativi all'esercizio delle funzioni, la condotta del giudice che ometta di depositare nei termini diverse sentenze in materia civile, per entità temporali anche molto significative, quando risultino circostanze in rapporto di causalità specifica con il ritardo, come la maturazione di esso, in tutto o in parte significativa, nel periodo di astensione obbligatoria e facoltativa per maternità, nel quale, in forza di delibera del C.S.M. in data 11 novembre 1998, viene meno l'obbligo di procedere alla redazione delle motivazioni.,.", In applicazione di tale principio, i ritardi relativi a dette sentenze (dalla n. 5 alla n. 14 dell'elenco, mentre la n. 12 è stata erroneamente inserita dalla cancelleria) devono essere correttamente depurati dal periodo di astensione per maternità, con la conseguenza che i giorni di ritardo si attestano nel massimo sui 200 giorni circa, come per la sentenza relativa alla causa PROC. 1, la quale figura nell'elenco al n. 6 con un ritardo di 404 giorni. Per quanto attiene alle residue (quattro) sentenze, non può non tenersi conto che almeno per le due assunte in decisione l'8.2.2011 il termine di legge (30 gg.) per il deposito veniva a scadere durante il periodo di astensione obbligatoria, sicché i giorni di ritardo contestati ( gg. 376 e gg. 336) vanno depurati dal periodo di astensione per maternità, con la conseguenza che entrambi vengono a collocarsi di gran lunga al di sotto del termine di un anno. Per le altre due sentenze resta fermo il ritardo indicato nel prospetto allegato, perché depositate rispettivamente in data 24.11.2011 e 6.12.2011, dopo che era maturato rispettivamente il ritardo di 285 e 319 giorni.

5. Così fortemente ridimensionati i ritardi - certamente reiterati, ma nessuno dei quali superiore all'anno - deve aggiungersi che con una recente pronuncia le SS.UU. hanno affermato il principio secondo il quale, nel caso di ritardi nel deposito dei provvedimenti giurisdizionali, è necessario verificare se le modalità organizzative del lavoro giudiziario presso l'ufficio di appartenenza del magistrato siano state rispettose della normativa primaria e secondaria posta a tutela della lavoratrice madre e se i ritardi non siano stati determinati dalla mancata adozione delle necessarie misure organizzative (Cass. S.U. 2013, n. 20815).

Nella specie, nessuna misura organizzativa risulta adottata dal Presidente del Tribunale dopo il periodo di astensione per maternità e il rientro in ufficio della dott.ssa NOME 1, al fine di facilitarne il reinserimento e rendere compatibile il lavoro giudiziario dalla stessa svolto con i tempi di cura connessi alle nuove incombenze della maternità.

Anche sotto tale profilo, i ritardi relativi alle sentenze di cui all'allegato .2 (dalla n. 3 alla n. 14) devono ritenersi non rilevanti ai fini disciplinari, trovando giustificazione nel periodo di astensione obbligatoria e facoltativa per maternità, nonché nelle difficoltà incontrate dalla dott.ssa NOME 1 nel primo periodo di rientro in servizio, senza poter usufruire di specifiche misure organizzative.

Quanto alle sentenze residue, tenuto conto del numero e della entità dei ritardi, del carico di lavoro e della pluralità di funzioni svolte dalla dott.ssa NOME 1, quale giudice fallimentare, giudice dell'esecuzione e giudice addetto anche agli affari contenziosi, nonché della produttività media, ove rapportata a quella dei magistrati con analoghe funzioni ( fl. 10 e 51 e segg.), deve concludersi per la insussistenza dell'addebito, in una valutazione complessiva che non può prescindere dal sensibile sottimensionamento dell'organico dei magistrati e dal conseguente sovraccarico di lavoro per i magistrati in servizio. In subordine, ricorrono i presupposti per farsi luogo all'applicazione dell'esimente di cui all'art. 3 bis del d.lgs. 2006/109, dovendosi escludere che i ritardi sopra indicati abbiano compromesso l'immagine del magistrato (v. Cass. SU 2010, n. 25091; CASS. SU 2013, n. 7934).

La richiesta è accoglibile per i seguenti motivi:

A.        appare di tutta evidenza che il carico di lavoro ha avuto una incidenza specifica nella tempistica di deposito delle sentenze;

B.        i ritardi erano in gran parte maturati in pendenza del periodo di astensione obbligatoria di cinque mesi, cui aveva fatto seguito il periodo di congedo ordinario per ferie ed un periodo di 30 giorni di congedo parentale ex art. 32 legge n. 151/2001;

C.        nessuna disposizione organizzativa era stata posta dal presidente del Tribunale a seguito dell'astensione dell'incolpata aggravando pertanto la sua situazione lavorativa.

Va pertanto accolta la richiesta della Procura Generale della Cassazione.

P.Q.M.

La Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura;

Visto l'art. 17 D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109,

dichiara

il non luogo a procedere nei confronti della dott.ssa NOME 1, essendo rimasti esclusi gli addebiti.

Roma, 12 marzo 2014

Il Relatore                                                        Il Presidente

(Roberto Rossi)                                             (Filiberto Palumbo)

Il Magistrato Segretario        

(Giulio Adilardi)       

Depositato in Segreteria

Roma,

Il Direttore della Segreteria

(Vincenzo Palumbo)