Sentenza n. 89 del 2014 - RGN 95/2012

 

Presidente: PALUMBO.  Estensore: BORRACCETTI.

Illecito disciplinare nell#esercizio delle funzioni # Doveri del magistrato # Diligenza - L#adozione di provvedimenti adottati nei casi non consentiti dalla legge , per negligenza grave ed inescusabile , che abbiano leso diritti personali o, in modo rilevante, diritti patrimoniali # Magistrato del pubblico ministero # Decreto di intercettazione # Presupposti

#          Indizi a carico dell'intercettato Sussistenza - Finalità investigative # Sussistenza # Illecito disciplinare # Inconfigurabilità.

Non configura l'illecito disciplinare nell'esercizio delle funzioni per l'adozione di provvedimenti adottati nei casi non consentiti dalla legge , per negligenza grave ed inescusabile , che abbiano leso diritti personali o, in modo rilevante, diritti patrimoniali, la condotta del magistrato del pubblico ministero il quale disponga un decreto di intercettazione nell'ambito di un procedimento penale nel quale le indagini di polizia giudiziaria avevano fatto emergere indizi a carico dell'intercettato atteso che in tale contesto non è dubbio che il decreto avesse finalità investigative.

Riferimenti normativi: Decreto Legisl. 23/02/2006 num. 109 art. 2 com. 1 lett. m

 

Ordinanza n. 89 del 2014 [massime]

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA SEZIONE DISCIPLINARE

DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

Composta dai Signori:

Avv. Filiberto PALUMBO    - Componente eletto dal Parlamento che presiede in sostituzione del Vice Presidente del CSM

Presidente

Avv. Guido CALVI  - Componente eletto dal Parlamento

Dott. Riccardo FUZIO          - Magistrato di legittimità

Dott. Alberto LIGUORI       - Magistrato di merito

Dott.   Alessandro PEPE       - Magistrato di merito

Dott. Vittorio BORRACCETTI       - Magistrato di merito

Relatore

Componenti

ha pronunciato in Camera di Consiglio la seguente

Ordinanza

nel procedimento disciplinare n.95/2012 R.G. nei confronti del NOME 1 sostituto procuratore generale presso la Corte di Appello di UFF. 1,

i n c o l p a t o

a) dell'illecito previsto dagli artt. 1 e 2 comma 1 lett. g) ed m) D.Lgs. 109/2006, perché, nell'esercizio delle sue funzioni e nella qualità di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di UFF. 2, in violazione dei doveri di imparzialità, correttezza ed equilibrio, nonché in grave intenzionale violazione dell'art. 267 commi 1 e 2 c.p.p. emetteva, nell'ambito del procedimento penale 6694/09 R.G.N.R., un decreto d'intercettazione delle comunicazioni telefoniche relative alle utenze dell'imprenditore NOME 2 in assenza dei presupposti previsti dalla norma predetta e quindi in assenza dell'assoluta indispensabilità ai fini della prosecuzione delle indagini e dell'urgenza, piegando lo strumento d'indagine a finalità diverse da quelle proprie, e dunque compiendo un atto funzionalmente abnorme in lesione del diritto alla riservatezza. In particolare, egli disponeva d'urgenza l'intercettazione - dopo che in precedenza aveva immotivatamente accantonato precedenti richieste di sottoposizione ad intercettazione delle utenze del NOME 2 avanzategli dalla polizia giudiziaria - per scopi che palesemente divergono dalla funzione tipica dell'istituto delle intercettazioni come mezzo di ricerca della prova, giustificando l'intercettazione medesima informalmente alla polizia giudiziaria con la necessità di dover "verificare un incontro a farsi" (poi rivelatosi di natura personale e che egli avrebbe avuto con il senatore ed ex magistrato NOME 3).

In fatto e in diritto

Il dott. NOME 1 è stato sottoposto a procedimento disciplinare con l'incolpazione sopra riportata. All'esito dell'istruttoria disciplinare il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione ha richiesto in data 10 gennaio 2014 che la Sezione disciplinare dichiari non doversi procedere per essere rimasto escluso l'addebito. La richiesta merita accoglimento. Risulta dagli atti che il dott. NOME 1 nel corso di un procedimento penale aveva disposto perquisizione domiciliare nei confronti di NOME 4. Successivamente a tale perquisizione, egli era stato richiesto dal senatore NOME 3 di un incontro. Ritenendo che tale richiesta avesse riferimento alle indagini che egli stava svolgendo, egli dispose d'urgenza l'intercettazione telefonica nei confronti del predetto NOME 2, che le indagini precedenti avevano fatto emergere come persona in rapporti di frequentazione con NOME 4. In effetti l'ipotesi del dott. NOME 1 trovò riscontro nello svolgersi successivo dei fatti. Nel corso dell'incontro il senatore NOME 3 gli parlò delle preoccupazioni del NOME 2, ma il dott. NOME 1 rifiutò di proseguire la conversazione su tale argomento. Di seguito furono captate conversazioni telefoniche tra NOME 2 e il senatore NOME 3, in cui quest'ultimo riferiva dell'incontro e del rifiuto di parlare del dott. NOME 1.

Orbene, si contesta al dott. NOME 1 che la predetta intercettazione nei confronti di NOME 2, disposta con decreto d'urgenza, sarebbe stata adottata in assenza dei presupposti di legge e per finalità divergenti dalla funzione tipica dello strumento di indagine, vale a dire non per esigenze investigative ma per una finalità privata, quella di "monitorare" l'incontro con il senatore NOME 3. In tal modo sarebbe stato compiuto un atto funzionalmente abnorme.

Si deve dunque verificare se sia fondata o meno tale contestazione, a prescindere ovviamente da valutazioni sulla fondatezza o meno nel merito del provvedimento, ovvero sull'opportunità del colloquio tra il dott. NOME 1 e il senatore NOME 3, che restano estranee all'accertamento disciplinare.

E' opportuno richiamare la nozione di atto abnorme, quale definita dalla giurisprudenza. Si considera abnorme, il provvedimento che, per singolarità e stranezza del suo contenuto risulti avulso dall'intero ordinamento processuale, ovvero quello che, pur essendo in astratto manifestazione di legittimo potere, si esplichi al di fuori dei casi consentiti e delle ipotesi previste al di là di ogni ragionevole limite. (così Cassazione Sezioni Unite Sentenza 26 marzo 2009 - 22 giugno 2009, n. 25957, che richiama le ripetute pronunce delle Sezioni Unite che hanno tracciato le caratteristiche della categoria dell'abnormità). Nessuna delle due ipotesi di abnormità è riscontrabile nel caso sottoposto al giudizio di questa Sezione. Il decreto di intercettazione è stato disposto in un procedimento penale nel quale le indagini di polizia giudiziaria avevano fatto emergere indizi a carico del NOME 2, tant'è vero che in precedenza la stessa polizia giudiziaria procedente aveva segnalato al pubblico ministero l'opportunità di sottoporlo ad intercettazione telefonica. Inoltre, il sospetto che quel colloquio chiesto dal senatore NOME 3 potesse essere stato sollecitato dal NOME 2 costituiva elemento di qualche rilievo ai fini della indagine sullo stesso NOME 2. Si può concludere dunque che il decreto di intercettazione aveva finalità investigativa nel procedimento trattato dal dott. NOME 1.

Se ne deve escludere l'abnormità, sia sotto il profilo strutturale, perché adottato da chi ne avere il potere per legge e nella forma prevista dalla legge, sia sotto il profilo funzionale perché motivato da esigenze investigative e per finalità investigative.

P.Q.M.

La Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura;

Visto l'art. 17 D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109,

dichiara

non luogo a procedere nei confronti del dott. NOME 1 per essere rimasto escluso l'addebito.

Roma, 3 aprile 2014

Il Relatore                                                            Il Presidente

(Vittorio Borraccetti)                                        (Filiberto Palumbo)

Il Magistrato Segretario         Depositato in Segreteria

(Giulio Adilardi)                    Roma,

Il Direttore della Segreteria

(Vincenzo Palumbo)