Forum sulla responsabilità del magistrato

CONGRESSO NAZIONALE VITERBO 25 - 27 MAGGIO 2018 SESSANTA ANNI DI C.S.M. AUTOGOVERNO, PROFESSIONALITA', RESPONSABILITA' DIALOGHI SUL FUTURO DELLA GIUSTIZIA

 

Sabato 26 maggio 2018 ore 15,00 - Palazzo Papale  Aula Alessandro IV

Coordina Silvia Daloiso.

Introduce Riccardo Fuzio.

Partecipano:  Michele Ciambellini, Marco Mancinetti, Maria Rosaria Sangiorgio, Rosario Spina.  

 

Il tema del Forum investe alcuni degli aspetti più delicati della vita professionale del magistrato capaci, a vario titolo, di incidere su di essa nel superiore interesse del buon esercizio della funzione giurisdizionale. Se da un lato, invero, i valori di imparzialità, correttezza, impermeabilità ambientale e terzietà costituiscono una priorità assoluta della funzione giudiziaria, dall'altro i meccanismi di intervento a loro tutela devono garantire la massima trasparenza e obbiettività affinché non prestino il fianco ad interferenze strumentali finalizzate a creare un stato di soggezione e ad incidere sulla indipendenza ed autonomia del giudice.

Si affronterà dunque il tema della incompatibilità ambientale e funzionale di cui all'art. 2 del R.D. Lgs 1946 n.511 (legge sulle guarentigie) che costituisce un'eccezionale deroga al principio costituzionale della inamovibilità del giudice. Il punto di partenza è rappresentato dalla Circolare 28.7.2017 del Consiglio Superiore della Magistratura che, sostituendo la delibera del 1991, ha disciplinato le fasi del procedimento in un'ottica di ragionevole durata e di trasparenza dell'attività della competente commissione con la introduzione di tempi certi di definizione e con la previsione della facoltà di accesso agli atti del fascicolo.

Restano le criticità derivanti dall'assenza di pubblicità e contraddittorio della fase conoscitiva ed istruttoria nonchè il rischio di ampliamento eccessivo delle ipotesi di apertura del procedimento a carico del magistrato, in ragione della atipicità delle fattispecie contenute nella clausola secondo cui il governo autonomo della magistratura può disporre il trasferimento del magistratoper qualsiasi causa indipendente da colpa,laddove risultino compromesse l'indipendenza e l'imparzialità delle funzioni.

In stretta connessione con tale tema, meritano ampia discussione gli illeciti disciplinari  con particolare riguardo alle ipotesi direiterato, grave e ingiustificato ritardo nel compimento degli atti relativi all'esercizio delle funzioniche hanno provocato la tendenza della magistratura ad adottare una giurisprudenza difensiva improntata sulla quantità dei provvedimenti a discapito della qualità e del concreto soddisfacimento della domanda di giustizia. L'apprezzabile evoluzione della giurisprudenza della sezione disciplinare sul punto ha contribuito a moderare la portata dell'art. 2 lett. q) d.lgs n. 109/2006 circa l'imputabilità dei ritardi alla reale responsabilità del magistrato.

Altro tema di confronto è rappresentato dall'attuale regime delle incompatibilità ex artt. 18 e 19 O.G., dai doveri ed obblighi ricadenti sul magistrato in ordine alla veridicità e tempestività delle dichiarazioni e dagli ambiti di vigilanza del Dirigente dell'Ufficio tenuto a rimuovere, ove possibile, le situazioni di opacità attraverso le procedure di trasferimentoex officioad altro settore o sezione.   Con circolare del 17.11.2017 il CSM ha poi disciplinato l'analogo regime riguardante i magistrati onorari, introducendo nuove ipotesi di incompatibilità e rendendo più rigorose quelle preesistenti.

Il profilo della responsabilità del magistrato non può prescindere da una riflessione sul codice etico della Magistratura, previsto dall'art. 58 bis del D.Lgs 3 febbraio 1993 n. 29: pur in assenza di efficacia giuridica, ponendosi su un piano diverso e autonomo rispetto agli illeciti disciplinari, esso costituisce un monito all'osservanza dei valori morali fondamentali che devono pervadere la vita professionale e privata del magistrato. Trattandosi di materia delegata alla associazione di categoria, essa deve trarre origine dal comune sentire ed adeguarsi al mutamento dei costumi nel delicato equilibrio tra i diritti soggettivi dell'individuo e la tutela dell'immagine dell'Ordine Giudiziario.

In tale ottica, pur riconoscendosi il principio dipiena libertà di manifestazione del pensiero,il richiamo ai criteri diequilibrio, dignità e misura nel rilasciare dichiarazioni ed interviste ai giornali e agli altri mezzi di comunicazione di massa, così come in ogni scritto e in ogni dichiarazione destinati alla diffusione,costituisce oggi, sempre più spesso, una meraaspirazionepiuttosto che unaispirazioneper i modelli comportamentali da adottarsi.

Il codice etico, come peraltro sottolineato dallo Statuto Universale del Giudice approvato a Santiago del Cile il 14.11.2017, dovrebbe avere la sola funzione di aumentare lafiducia del pubbliconei giudici e nel potere giudiziario poiché la deontologia, considerata  nomos àgrafosper eccellenza, non può che promanare dai giudici stessi e far parte della loro formazione.

I profili di responsabilità rimandano, infine, alla delicata figura del Dirigente dell'Ufficio, così come delineato nel nuovo modello del T.U., laddove l'indipendenza, l'imparzialità e l'equilibrio continuano ad essere indici di valutazione privilegiati per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi, in uno alle capacità professionali ed attitudinali verificate attraverso gli indici rivelatori del nuovo sistema selettivo, le cui ombre meritano una condivisa riflessione.