Intervento Giunta Distrettuale di Bologna

Inaugurazione anno giudiziario 2018

Ringrazio il Sig. Presidente della Corte d'Appello per l'ospitalità e, suo tramite, porto questi indirizzi di saluto al sig. Procuratore Generale, alle autorità, ai colleghi e a tutti voi intervenuti, a nome della Giunta distrettuale dell'Associazione Nazionale Magistrati che ho l'onore di rappresentare. Un saluto particolare va poi agli studenti liceali oggi presenti forse per la prima volta in queste aule di giustizia, che rappresentano sicuramente una parte importante della nostra speranza in un futuro migliore.

La nostra Associazione ha fra i suoi scopi fondamentali quello di tutelare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura rispetto agli altri poteri dello Stato, nel rispetto delle norme costituzionali; quello di garantire inoltre gli interessi morali e materiali dei magistrati, come precisa opportunamente l'art. 2 dello Statuto, in conformità delle esigenze di uno Stato di diritto e, quindi, in ultima istanza, proprio nell'interesse di coloro che si accostano al servizio giustizia, parti, imputati e loro difensori.

Le occasioni come quella di oggi rappresentano, quindi, una preziosa occasione di confronto e di dialogo fra i diversi attori del settore giustizia, un momento fondamentale nel quale condividere, pur con gli accenti dovuti ai diversi ruoli istituzionali o professionali rivestiti, un comune humus culturale, che rappresenta il cemento di questa democrazia e costituisce la premessa fondamentale per una giustizia che possa realmente definirsi tale.

I dati esposti nella relazione del Sig. Presidente della Corte e del Procuratore generale disegnano la complessa situazione in cui si trovano gli uffici giudiziari del distretto, fra organici sottodimensionati, carenze di personale amministrativo e servizi spesso deficitari. Eppure qualcosa si muove.

Recentemente il Ministero ha realizzato un aumento di alcune unità negli organici della magistratura di questa Regione e, ancor più recentemente, è avvenuta l'assunzione di svariati assistenti giudiziari. Del pari, di pochi giorni fa la notizia di un futuro possibile, sia pure ancora tutto da costruire nei prossimi anni, per gli uffici bolognesi di questo distretto, in una importante area vicina al centro (quella dello Staveco), tale da poter forse finalmente risolvere le carenze di spazi più volte denunciate dai dirigenti degli Uffici ed anche da questa e dalla precedente Giunta; difficoltà che sono tuttavia destinate a permanere nell'immediato, ove non si adottino soluzioni transitorie funzionali.

Quindi, di per sé, sono misure ancora insufficienti. Eppure si tratta di segnali positivi. Del pari non può essere sottaciuto, lo dico con una punta di orgoglio, di come le statistiche ogni anno raccolte in sede comunitaria nell'ormai famoso Rapporto Cepej, vedano proprio i magistrati italiani al vertice per produttività rispetto a tutti i colleghi europei, nonostante siano in numero relativamente minore rispetto alla popolazione (il rapporto è di appena 11,4 giudici ogni 100.000 abitanti,  a fronte di una media europea di 21 giudici ogni 100.000 abitanti, ma l'arretrato del settore civile si è ridotto negli ultimi quattro anni di ben il 28%, mentre l'indice di smaltimento nel settore penale sfiora il 94%, un risultato al livello dei principali paesi europei).

Ma molto, come si diceva, può e deve essere fatto, se si considera che i risultati di un sondaggio svolto lo scorso anno dall'ANM fra i magistrati italiani hanno evidenziato carenze di strutture, di mezzi a disposizione, persino di materiale di cancelleria ed assistenza.

Questo 2017 si può ricordare anche per diverse riforme normative, alcune varate ed altre non entrate in vigore. Non sempre le prime rappresentano una nota positiva, non sempre le seconde possono ritenersi un male. Per ragioni di tempo solo alcuni esempi:

1) Nel settore civile si è assistito al tentativo di inserire con una disposizione della legge di bilancio una riforma mai precedentemente discussa con gli operatori, che avrebbe stravolto il processo ordinario, rendendolo sommario e determinando una perdita di prevedibilità delle stesse regole del gioco. Tale riforma è stata evitata, anche grazie alla pronta censura svolta sia dall'avvocatura che dall'ANM;

2) Ancora, il congresso nazionale dell'ANM di quest'anno, ha visto sì discutere di ordinamento giudiziario, ma anche dell'attuazione di nuovi diritti, a testimonianza della posizione non corporativa di questa associazione; in questa direttrice si colloca l'introduzione di una disciplina sul c.d. biotestamento, che ci allinea ai principali paesi europei (legge 22 dicembre 2017, n. 219, pubblicata nella G.U. del 16/01/2018).

Nel campo penale, il 2017 è stato sicuramente caratterizzato dalla c.d. Riforma Orlando, operata con legge 23 giugno 2017, n. 103, cui è seguito l'importante tassello in tema di intercettazioni, rispetto al quale - pur all'interno di un giudizio complessivamente positivo - l'ANM ha evidenziato un possibile punto critico nella eccessiva responsabilizzazione della P.G. - a scapito del controllo effettivo del P.M. - chiamata ad operare un vaglio di rilevanza rispetto al contenuto di intercettazioni destinate altrimenti all'oblio. Mentre manca ancora l'attuazione della delega in materia penitenziaria, è di pochi giorni or sono (CdM del 19 gennaio scorso) la notizia dell'approvazione del d.lgs. in tema di impugnazioni.

Con riferimento all'ordinamento giudiziario - mentre nel 2017 è stata approvata una discussa riforma della magistratura onoraria che presenta significativamente una vacatio legis di quattro anni -  mancano, invece, due modifiche normative fondamentali, da tempo auspicate proprio dall'ANM:

a- una ponderata riforma dell'accesso in magistratura che, senza annullare l'esperienza dei tirocini formativi presso gli uffici giudiziari (funzionali altresì alla realizzazione dell'Ufficio per il processo) restituisca al concorso la sua natura di procedura essenzialmente di primo livello, capace di dare uno sbocco immediato alle aspirazioni post lauream dei giovani che oggi sono qui presenti;

b- una disciplina non punitiva per le situazioni di malattia e gli infortuni dei magistrati, sottoposti a sostanziali tagli stipendiali persino in occasione di gravi infortuni sul lavoro (emblematico il caso del coraggioso collega Umberto Rana che, nel tentativo riuscito di difendere una collega dal folle attacco di un malintenzionato introdottosi negli uffici del Tribunale di Perugia, ha subito prima un accoltellamento ed oggi una decurtazione stipendiale per i giorni di degenza).

Non si sente invece la necessità di una riforma intesa a realizzare la separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici. Come ha sottolineato un giurista ed avvocato come Scarselli, tale separazione rischia di sottoporre la magistratura requirente al condizionamento del potere esecutivo, privando i cittadini di un primo fondamentale baluardo di uguaglianza di fronte alla legge, ma anche al rischio ulteriore di allontanare il pubblico ministero da quella cultura della prova che porta nel nostro paese, a differenza di altre esperienze straniere, a far sì che sia proprio il magistrato requirente a richiedere il proscioglimento per quell'imputato dei cui elementi di accusa non ravvisi la sufficienza. 

Non vi è polemica verso chi ha promosso una raccolta di firme in proposito. Crediamo infatti fermamente che, come lo stesso Calamandrei soleva affermare, "magistratura ed avvocatura siano organi complementari di una sola funzione, legati da scambievole rispetto e da reciproco riconoscimento di uguale dignità verso lo scopo comune" e Bologna certamente può testimoniare questa comunanza di intenti e questa reciproca collaborazione, vantando esperienze come gli incontri di "Prassi comune" ideati dal compianto Carlo Verardi, oggi proseguite dai diversi Osservatori e da iniziative comuni in campo formativo.

Anche l'Associazione Nazionale Magistrati è pronta a fare la sua parte, affinchè sia realizzata quella difficile profezia di Vittorio Bachelet, secondo cui "nonostante tutte le difficoltà c'è la possibilità di un futuro migliore per la vita del nostro Paese e per la vita delle nostre Istituzioni".

 

Bologna, 27 gennaio 2018