Intervento Giunta Distrettuale di Napoli

Inaugurazione anno giudiziario 2018

Sig. Presidente della Corte di Appello;

Sig. Procuratore Generale;

Consigliere Superiore dr. ssa Maria Rosaria San Giorgio

Sig. rappresentante del Ministro della Giustizia dr.ssa Gemma Tuccillo   

Signori Consiglieri Giudiziari di Napoli

Sigg. Presidenti dei Consigli degli Ordini degli Avvocati di Napoli, Napoli Nord, Torre Annunziata, Nola, Benevento, Avellino, Santa Maria Capua Vetere;

Autorità civili, religiose e militari;

Colleghe e colleghi tutti;

Dirigenti, funzionari e personale delle cancellerie e segreterie giudiziarie;

Signore e signori

Intervengo per portare il saluto dell'associazione nazionale magistrati in rappresentanza di tutti i colleghi di questo Distretto.

Dispiace che questa cerimonia non si sia potuta svolgere nel meraviglioso salone dei Busti di Castelcapuano che è parte integrante della straordinaria storia giuridica partenopea e che si auspica possa diventare una delle sedi stabili della Scuola Superiore della Magistratura.

Consentitemi prima di affrontare da subito le criticità emerse nel distretto di Napoli il ricordo di un collega dai tratti gentili e signorili, un giudice civile, una persona che si è sempre impegnato nella vita associativa, un uomo che ci ha lasciato nell'anno appena trascorso: Umberto Antico, il cui sorriso non dimenticheremo.

Procedo all'analisi della situazione del Distretto quanto ad organici e strutture.

ORGANICO MAGISTRATURA NAPOLI:

- si registra una insostenibile insufficienza dell'organico della Corte di Appello di Napoli rispetto all'enorme carico di lavoro da affrontare;

- attualmente in Tribunale mancano 21 giudici e 8 presidenti di sezione rispetto ad un organico che contempla 313 magistrati;   

- sembrano superate le serie problematiche che hanno afflitto negli ultimi tempi un ufficio nevralgico come l'Ufficio GIP dove comunque si rende necessario al più presto designare il Presidente Aggiunto.

ORGANICI ALTRI UFFICI DEL DISTRETTO:   

Anche in altri uffici del Distretto si segnalano rilevanti scoperture di organico:

-  a Nola, in Tribunale, su 37 posti di giudice risultano scoperti 13 posti (35% di scopertura) e su 8 giudici del lavoro risultano scoperti 2 posti (25%): vuoti che solo in parte saranno colmati con la presa di possesso dei m.o.t. (solo 11 su 15 posti saranno coperti); in Procura su 14 posti in organico mancano ben 5 sostituti con una scopertura del 35 %, dopo che nell'anno trascorso l'Ufficio ha operato con la metà dei magistrati presenti in organico.

- a Santa Maria Capua Vetere, in Tribunale su 66 unità in organico risultano scoperti 14 posti (compensati parzialmente da 7 m.o.t.); su 13 posti alla sezione lavoro risultano ben 4 scoperture (compensate dall'arrivo di 2 magistrati in tirocinio); in Procura su 24 sostituti in organico si registrano 7 scoperture (previsto l'insediamento di 3 m.o.t.).

- ad Aversa  (Napoli Nord) in Tribunale si registra una scopertura al di sopra del 10 per cento, mentre in Procura lavorano 27 magistrati su 30.

- ad Avellino, in Procura, sono in servizio 8 p.m. su 11 previsti nella pianta organica; in Tribunale ancora si attende l'insediamento del Presidente, già nominato, non essendo stata completata la procedura del C.S.M..

Va sottolineato che la mancanza di una copertura integrale dell'organico in uffici particolarmente delicati determina situazioni di eccezionale gravità incidendo fortemente sui tempi di evasione anche di procedimenti urgenti.

Ciò si riverbera, altresì, sull'individuazione dei carichi esigibili e quindi degli standard di riferimento.

Infine, tutto ciò impedisce una corretta verifica della congruità dei piani di gestione rispetto agli obiettivi triennali del D.O.G. come auspicato dal C.S.M..  

EDILIZIA GIUDIZIARIA:

- persiste la situazione di disagio dell'intero settore civile del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere  che è allocato presso due fabbricati di proprietà privata alla via Santagata e ad essi si aggiunge la sede che ospitava la sezione distaccata di Caserta (oggi "articolazione territoriale di Caserta"), ove vengono celebrate le udienze civili e penali monocratiche. La sede dell'articolazione territoriale di Caserta non ha ricevuto la proroga del Ministero, sicché dovrà essere chiusa entro l'anno di modo tale che le sedi esistenti dovranno riassorbire il personale ed i colleghi che attualmente vi celebrano udienza. La sede di Piazza Resistenza ha problemi che ne imporrano un utilizzo solo parziale, in quanto pur essendo agibile, va adeguata alle sopravvenute e più stringenti disposizioni di legge in materia antisismica, in quanto appesantita da un carico verticale eccessivo. I previsti interventi di consolidamento statico per adeguarlo alla normativa vigente non sono ancora stati eseguiti. "Medio tempore" è stata di recente inaugurata una nuova sede (quella del vecchio Municipio di S. Maria Capua Vetere), che si trova proprio di fronte l'edificio di piazza resistenza e presso cui verranno allocati taluni uffici. Il plesso di via Santagata, oltre ad essere strutturalmente inadeguato (in quanto si tratta di edifici costruiti per civile abitazione), presenta carenze manutentive che lo rendono inadeguato. La sede civile nel prossimo futuro dovrà essere trasferita presso la ex caserma "Mario Fiore", ma non si conosce ancora una data certa;

- precaria è altresì l'ubicazione del settore penale nel Tribunale di Torre Annunziata: si rileva infatti l'insufficienza di aule per i singoli magistrati, nonché una scarsa manutenzione e igiene;

- obsoleta è la struttura e gli arredi del Tribunale di Benevento che necessitano di un rinnovamento; carenti e/o inadeguati sono gli impianti a servizio degli uffici;

- inadeguati sono anche i locali che ospitano il Tribunale a Nola costituiti da un edificio antico che necessita di costante manutenzione.

In ogni caso, la scelta, talvolta obbligata, di delocalizzare in diversi plessi sovente accresce i problemi anziché risolverli.

QUESTIONE SICUREZZA:

- si registrano insufficienti standard di sicurezza in cui lavorano molti magistrati nel distretto; continuano, infatti, a ripetersi incresciosi episodi di aggressione verbale ed intimidazione nei confronti dei giudici durante le udienze ed al margine delle attività processuali, nonostante gli apprezzabili, costanti e tangibili sforzi della Procura Generale di Napoli, attenta nel monitoraggio sia dei presidi di sicurezza attivi che di quelli passivi.

Sotto tale profilo si auspica che il Ministero della Giustizia si adoperi nel senso dell'implementazione dei sistemi di videosorveglianza nelle sedi giudiziarie e della sollecita installazione delle apparecchiature per il controllo degli accessi specie nei tribunale periferici.

PERSONALE AMMINISTRATIVO:

- si rileva ancora una scopertura del personale amministrativo di tutti gli uffici giudiziari del Distretto nonostante la recente significativa immissione di nuove unità;

- per la Corte di Appello si denunzia il mancato adeguamento delle piante organiche incapaci di far fronte ai nuovi servizi con il necessario ricorso allo strumento delle applicazioni che inevitabilmente genera squilibri e malcontenti diffusi;  

- in Tribunale a Napoli mancano ben 224 unità di personale su 884 pur tenendo conto della recente immissione di 52 assistenti giudiziari;

- in Tribunale a Nola pure si registra una notevole carenza di personale, nonostante la recente assegnazione di 5 nuovi assistenti giudiziari.

- In Tribunale a Torre Annunziata vengono denunziate carenze analoghe.   

Un discorso a parte merita NAPOLI NORD: anche qui si rileva una grave carenza del personale amministrativo.

Occorre denunziare con forza che al momento della costituzione di questo Tribunale la pianta organica è stata sottodimensionata e a questo va, con urgenza, posto rimedio "senza se e senza ma" evitando, questa volta, interventi normativi e amministrativi non parametrati sulla realtà.

Infatti, ancora oggi, non si comprende per quale motivo, a seguito di confronto con realtà giudiziarie analoghe, per altri uffici il rapporto tra la pianta organica del personale giudiziario è in proporzione di 1 a 3, mentre per il Tribunale di Napoli Nord non si arriva neppure al rapporto di 1 a 2.

Non si comprende perché sia stato istituito come Tribunale di "quarta fascia" nonostante sia tra i primi cinque in Italia per numero di affari giudiziari civili e penali.

Orbene, il confronto con uffici giudiziari paragonabili per bacino territoriale o per numero di giudici evidenzia una disparità di trattamento eclatante.

Ad esempio, in Procura, a seguito dell'ultimo concorso per personale amministrativo sono stati assegnati 2 amministrativi, con il paradosso che sarebbero in sovrannumero, determinando il possibile spostamento di uno, in precedenza assegnato alla Procura, all'ufficio UNEP. Invero, poi, nell'Ufficio inquirente si lavora con tre segreterie centralizzate (ciascuna delle quali cura gli adempimenti per 7 -8 magistrati) e quindi un singolo p.m. non può disporre di un cancelliere. In ogni caso, su una pianta organica di 66 persone vi è una scopertura di 9 unità. Ancora più drammatico l'aspetto relativo alla polizia giudiziaria, atteso che il personale della sezione ammonta a 25 tra ufficiali ed agenti mentre dovrebbero essere per disposizione normativa 60!.  

Al Tribunale penale non è possibile fissare ulteriori udienze monocratiche per mancanza di personale con tutte le gravi conseguenze che ciò comporta in ordine alla trattazione dei processi. Allo stesso modo non è possibile fissare tutti i giorni le udienze monocratiche per le direttissime. Alla sezione lavoro vi è un amministrativo per più magistrati, anche sino a quattro. Ovviamente, la mancanza di personale amministrativo comporta ritardi nella pubblicazione delle sentenze e nella registrazione dei fascicoli.

Eppure in questi anni i magistrati italiani hanno costantemente sollecitato chi di dovere:

- ad aumentare gli investimenti nel sistema giustizia. I fondi per la giustizia possiamo affermarlo, senza tema di smentite, sono ancora oggi assolutamente insufficienti, tanto più se si considera l'enorme sforzo che la magistratura inquirente e giudicante sostiene per affrontare fenomeni di criminalità organizzata e ordinaria che non hanno paragoni in altre parti d'Europa;

- ad investire sempre di più nell'innovazione tecnologica, a ridurre i tempi di approvvigionamento degli strumenti informatici da destinare agli uffici giudiziari, atteso che è di importanza vitale per garantire il funzionamento della giustizia civile e penale nel nostro Distretto. Servono verosimilmente modifiche normative necessarie per garantire forniture tempestive dei p.c. portatili da assegnare ai magistrati, anche nel corso del periodo del loro tirocinio, ed agli assistenti amministrativi, nonchè velocizzare i tempi di rilascio della carta multiservizi della Giustizia, necessaria per la sottoscrizione digitale dei provvedimenti del giudice civile e per il collegamento alle rete giustizia al di fuori dell'ufficio giudiziario.

L'innovazione del sistema ed il ricorso al processo civile e penale telematico sono mezzi sicuramente utili per assicurare l'obiettivo di una giustizia più efficiente, nell'interesse della collettività, ma non possono obiettivamente prescindere dalla tempestiva ed adeguata fornitura delle risorse materiali ed umane necessarie, non potendo costringersi i dirigenti degli uffici giudiziari a continui provvedimenti di redistribuzione delle scarse risorse disponibili ed i magistrati ad affrontare le conseguenti novità nelle modalità di svolgimento della loro attività senza disporre degli strumenti tecnici adeguati.

- ad aumentare e redistribuire meglio le piante organiche dei magistrati degli uffici di secondo grado, poiché proprio l'appello è  divenuto il vero e proprio imbuto del nostro sistema processuale; in particolare ciò vale per la nostra Corte di Appello, nonostante la produttività dei giudici di secondo grado partenopei sia tra le più alte d'Italia;

- a varare riforme che vadano nel senso della tutela effettiva e non meramente formale dei diritti e delle garanzie e soprattutto nella velocizzazione dei processi e delle relative definizioni;

- ad assumere e riqualificare cancellieri e personale amministrativo. Al riguardo si ribadisce che vi è grande soddisfazione anche per la recente immissione di personale amministrativo, ma questo certo non può bastare, dovendo fare i conti pure con i rilevanti esodi pensionistici.

Per conseguire risultati apprezzabili e tangibili non si può evidentemente fare a meno di alimentare costantemente la collaborazione con l'avvocatura, sia nella gestione quotidiana degli affari giudiziari, che nell'individuare proposte, ma anche e soprattutto soluzioni comuni per affrontare le criticità organizzative e strutturali del sistema giustizia sfruttando appieno, come dicevo pocanzi, i vantaggi derivanti dai processi in atto di innovazione tecnologica.

Questo forse potrà anche servire a prevenire ed evitare quei momenti di fisiologica frizione che non sempre e non necessariamente devono sfociare nelle astensioni dei difensori: la mancata celebrazione di un giudizio rappresenta pur sempre una sconfitta per l'intero sistema.   

Scriveva Piero Calamandrei: "il segreto della giustizia sta in una sua sempre maggiore umanità, e in una sempre maggiore vicinanza umana tra avvocati e giudici nella lotta comune contro il dolore: infatti il processo,e non solo quello penale, di per sé è una pena, che giudici e avvocati debbono abbreviare rendendo giustizia".

Ciò può realizzarsi solo attraverso un pieno coinvolgimento di coloro i quali a vario titolo svolgono quotidianamente la propria attività nei nostri Uffici, a partire ovviamente dal personale amministrativo che va valorizzato e non mortificato, se è vero, come è vero, che i cancellieri rappresentano "le gambe della Giustizia.. sulle quali camminano innovazioni e riforme".

Dunque, la vera sfida che ci attende è legata al fattore tempo in ordine alla quale la magistratura  non si tira indietro, non può e non deve arroccarsi su una anacronistica autoreferenzialità, ma deve richiedere con convinzione uno sforzo di condivisione con tutte le parti dell'universo giustizia.

Un percorso che non può fare a meno della magistratura onoraria che ha fornito e fornisce un contributo prezioso.

Tuttavia, non sfugge a nessuno che i tempi ancora troppo lunghi dei giudizi nel nostro distretto inducono i cittadini a nutrire sentimenti di sfiducia, disaffezione, se non di vero e proprio risentimento anche nei confronti degli stessi magistrati, sovente ritenuti, a torto, unici responsabili. Ed è in questo clima evidentemente che si sono registrati anche nel nostro Distretto quelle aggressioni di cui parlavo prima nei confronti di colleghi che stavano semplicemente svolgendo il proprio lavoro.

E' dunque vero che dobbiamo assumere con decisione ed orgoglio una obbligazione di risultato rispetto al tempo delle investigazioni e alla durata del processo a partire dai giudizi relativi ai reati più gravi e alle forme di criminalità più insidiose e raffinate. 

In ogni caso, la magistratura associata non accetta certe campagne di stampa con giudizi e attacchi indiscriminati che non fanno altro che generare nei cittadini sempre più elevati sentimenti di disaffezione, di sfiducia, se non di vero e proprio astio nei confronti del giudice e ancor prima del pubblico ministero.

La magistratura del Distretto di Napoli non lo tollera, ma soprattutto non lo merita per il lavoro che i tanti colleghi quotidianamente svolgono con impegno e sobrietà.

Ancora una volta, siamo costretti a ripetere: come si può pensare che un cittadino si rivolga all'Autorità Giudiziaria per denunziare se non si fida della Procura che deve indagare e dei giudici che devono poi giudicare?

Ancora una volta va ribadito a voce alta che non c'è stato e non c'è alcun conflitto in atto tra p.m. e g.i.p. o tra inquirenti e giudici per le indagini preliminari e Tribunale della libertà, come pure certa stampa vuol far credere all'opinione pubblica.

Non si può e non si deve confondere un fisiologico iter processuale, ancora più complesso e delicato perché inferisce la libertà delle persone, interpretandolo come una continua battaglia tra Uffici giudiziari.

Come non condividiamo l'idea dimass-mediache siano solo un megafono acritico dell'attività delle Procure della Repubblica, cosi non accettiamo generiche aggressioni mediatiche tese a delegittimare gli organi inquirenti, specie oggi che occorre far fronte alla portata applicativa di riforme epocali che potrebbero addirittura mutare l'attuale assetto dell'Ufficio di Procura: si pensi, solo per un attimo, alla disciplina dell'avocazione delle indagini da parte della Procura Generale, alle ricadute applicative che ci saranno a seguito della nuova disciplina delle intercettazioni introdotta dal decreto legislativo n.216/2017 e a tutti i profili organizzativi degli uffici inquirenti e quindi ai delicati rapporti che devono intercorrere tra i dirigenti e i sostituti procuratori.  

IL CONTESTO ATTUALE.                                                                               

Nel corso dell'anno passato si è assistito ad un tentativo di scalata di gruppi di minorenni ai vertici di alcuni clan di camorra, con diversi ragazzi autori di omicidi e altrettanti uccisi, nonostante l'incisiva attività delle forze dell'ordine e della magistratura.

A ciò si aggiunge una violenza minorile di strada non necessariamente connessa alla criminalità organizzata, ma che disorienta per l'assenza di qualsivoglia motivazione scatenante per la sua gratuità e la sua crudeltà.

La cronaca degli ultimi giorni a Napoli e in provincia fa registrare sempre più inquietanti episodi: tra omicidi di camorra sempre più efferati, alle ormai tristemente note "stese" fino ai raid delle cd. "baby gang".

Effettivamente ci troviamo dinanzi ad un particolare e impressionante approdo della questione minorile e giovanile in una vasta area urbana senza grandi mezzi e con una storica tradizione criminale aggregatrice alle spalle, in altri termini, come ha scritto Isaia Sales, ci troviamo dinanzi ad una questione strutturale di contesto.

E la violenza sembra ancora più efficace se messa in scena, ripresa, fotografata, perché bisogna vantarsene sul web davanti al mondo.

Nel rifuggire dalle semplificazioni di coloro che parlano spesso senza conoscere a fondo i principi che regolano il nostro processo minorile, appare evidente che non ci si può limitare solo a sottolineare che gli aggressori non sono ancora stati assicurati alla giustizia quasi a volere a tutti i costi individuare un capro espiatorio su cui scaricare responsabilità che vanno innanzitutto imputate alla famiglia, alla scuola e ai momenti educativi in generale, appare evidente che la risposta ad un fenomeno ben più ampio e complesso non può essere solo quella penale. Una risposta repressiva assoluta si rivelerebbe come una vittoria di Pirro, anzi, come è stato correttamente osservato dagli esperti della materia, sarebbe un vero e proprioboomerang. 

Non basta organizzare cortei, manifestazioni, fiaccolate, tavole  rotonde, dibattiti che pure sono importanti e servono a scuotere coscienze spesso assopite, e poi assistere ad un generale clima di omertà e di rassegnazione che impedisce alle forze dell'ordine prima e alla magistratura poi di intervenire.

Dobbiamo essere consapevoli che si tratta di una operazione difficile sul piano politico e sociale che può essere realizzata solo grazie a idee, progetti, ma anche risorse e strumenti, una collaborazione intensa tra pubblico e privato, una condivisione totale tra potere centrale e locale, una sinergia tra tutte le agenzie formative di senso e di valori, occorre in altri termini "fare rete".

Una rete che sia capace di superare le paure della camorra e del branco ove "tutti devono essere custodi di tutti", come risposta alla omertà (si pensi alle associazioni dei commercianti contro il racket che hanno combattuto la camorra) e come risposta alla violenza.

Ed in tale contesto la magistratura associata del Distretto vuole fare la sua doverosa parte dando il proprio contributo confrontandosi con tutti coloro che si impegneranno in questo percorso che deve essere di riscatto.

La sfida della magistratura associata deve essere quella di fare in modo che la dignità nel lavoro del magistrato sia preservata anche attraverso la salvaguardia dell'immagine del nostro lavoro, con attività di promozione all'esterno, nei settori della società civile (dal mondo della scuola, all'università, al carcere, alle iniziative sempre più concreti e rilevanti di riutilizzo di beni confiscati alla criminalità organizzata), dell'impatto della giurisdizione sulla crescita di una comunità sensibile alle regole e alla preminenza del diritto.

Apriamo i tribunali ai giovani, entriamo negli istituti penitenziari minorili, partecipiamo alle loro attività di recupero, insomma "rimbocchiamoci le maniche".

Dunque, muoviamoci nel solco della splendida iniziativa del 5 maggio, organizzata presso il Real Sito di Carditello, dove studenti e detenuti insieme hanno lanciato un messaggio forte di impegno per il riscatto di una terra ricca di storia e cultura che evidentemente non può identificarsi solo nella "terra dei fuochi". Muoviamoci nel solco di tutte le manifestazioni organizzate dalle sezioni locali dell'A.N.M. sul tema della legalità e della lotta ai fenomeni degenerativi.

Ed allora, se la lotta alla criminalità ed alla illegalità passa soprattutto per la cultura e per la scuola, occorre investire in essa e restituirle quella autorevolezza che è stata demolita nel tempo.

Noi magistrati chiediamo con forza maggiori risorse anche per la scuola e la cultura.

Occorre formare bravi cittadini consapevoli dei propri doveri, ma anche pronti a battersi per i propri diritti.  

Occorre sfatare, già nelle scuole, sin dalle elementari, il mito della camorra come organizzazione invincibile e come fenomeno non estirpabile, l'idea della violenza come parametro per affermare la propria supremazia. 

Occorre spiegare ai giovani, che la camorra impoverisce e crea morte e distruzione e che affiliarsi alla camorra è una scelta perdente ed autodistruttiva, perché si sceglie un futuro di carcere o peggio di morte.

Occorre andare nelle scuole, nelle università, in tutti i luoghi di aggregazione sociale per parlare di camorra e della "banalità del male" (come scriveva Hannah Arendt a proposito del nazismo e piace ricordarlo oggi che si celebra la Giornata della Memoria) e della violenza metropolitana, per far comprendere bene che i camorristi, i violenti, i bulli non sono "attraenti", non vanno visti come "eroi" sia pure del "male". Occorre allora parlare della piaga del bullismo, così come dei seri rischi connessi ad uso disinvolto degli strumenti informatici.

Occorre parlare della corruzione che è il male della politica.

Occorre infine abbracciare lo spirito di quelle madri che ci deve guidare in quelle piazze infestate dallegange con i valori trasmessi ogni giorno da altre madri, se non ancora per senso civico, per amore, come è stato scritto sulle pagine de "Il Corriere della Sera",affinchè nessuna più debba guardare con angoscia il proprio figlio chiedendosi "domani a chi tocca".

Ed ecco perché è importante ribadire oggi un impegno di mettere tutta la passione, l'energia, l'entusiasmo, per assicurare, nonostante le mille difficoltà ed i tanti ostacoli, una giustizia migliore, più efficace, più umana come diceva il Calamandrei.

Quando si celebra l'arrivo di un nuovo anno, in questo caso un nuovo anno giudiziario, però si devono spalancare le porte dell'ottimismo, dobbiamo capire che questa terra ha la forza e gli anticorpi non solo per reagire, ma anche per raggiungere risultati eccelsi in ogni campo.

Il mio pensiero corre veloce ai "fiori di Arturo", cioè ai giovani compagni del ragazzo vittima di una delle tante aggressioni brutali verificatesi negli ultimi tempi, che si sono stretti attorno a lui, prima accanto ad un letto di ospedale e poi a scuola, come boccioli da coltivare e da preservare.

La Giunta Distrettuale dell'Associazione Nazionale la settimana scorsa li ha incontrati presso il Liceo Scientifico "Cuoco-Campanella" di Napoli ed oggi hanno ricambiato la visita perché sono qui presenti con una delegazione, unitamente ad altri studenti, la cui presenza in questa Sala in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario assume una valenza simbolica straordinaria.

A loro lanciamo un messaggio forte di speranza invitandoli a non mollare, a non arrendersi, perché questa terra, oggi più che mai, ha bisogno del contributo di tutti, a partire soprattutto dai giovani.  

Grazie e buon anno giudiziario a tutti.

Giuseppe Cimmarotta