Intervento Giunta Distrettuale di Reggio Calabria

Inaugurazione anno giudiziario 2018

Intervengo in rappresentanza della magistratura associata del Distretto, quale Presidente dalla Giunta sezionale dell'Associazione Nazionale Magistrati.

L'inaugurazione dell'anno giudiziario è il momento dell'analisi, che muove dal resoconto dell'attività giudiziaria dell'ultimo anno, ma anche quello in cui, tenendo conto dei risultati conseguiti, delle novità intervenute e delle persistenti criticità, occorre progettare il futuro in un'ottica propositiva.

In tale direzione, intendo offrire spunti di riflessione, che siano, altresì, connotati dalla passione e dall'impegno che i magistrati quotidianamente profondono nelle aule giudiziarie: ciò che vale sia per quelli più esperti che, da decenni, presidiano la legalità operando in una peculiare e difficile realtà territoriale, sia per quelli, numericamente ormai preponderanti, più giovani, che hanno scelto questa terra nella consapevolezza di avere davanti una straordinaria opportunità di crescita umana e professionale, paragonabile, forse solo a quella vissuta dalla magistratura siciliana all'indomani delle stragi e da quella campana ai più recenti tempi dei Casalesi e di Gomorra.

Perché, lo sappiamo, l'esercizio della giurisdizione alle nostre latitudini non può che essere connotato da una speciale tensione morale ed ideale, che, per un positivo effetto di contaminazione, si propaga a tutti i settori, anche a quelli che, solo in apparenza, meno hanno a che vedere con il crimine organizzato; quel crimine, anche questo è noto, che ha ormai acquisito una dimensione spiccatamente imprenditoriale e finanziaria e che, per tale ragione, va combattuto nelle aule civili (penso, ad esempio ad esecuzioni e fallimenti) non meno che nelle corti d'assise.

Al riguardo, è necessario, a mio avviso, rifuggire da toni meramente rivendicativi e tener conto, al momento dei bilanci, degli elementi che inducono alla speranza come di quelli che più paino, tuttora, preoccupanti e negativi.

E sarebbe, allora, ingeneroso e miope un intervento dell'associazione dei magistrati che non desse conto del positivo incoraggiamento che è derivato dalle novità legislative, di diritto sostanziale e processuale ed ordinamentali, che hanno connotato l'ultimo tratto della legislatura che volge al termine: uno sforzo che, a prescindere dal giudizio di merito che si ritenga di formulare su questo o quell'intervento, è un tangibile segnale di rinnovamento esteso a molti nevralgici settori, dalla magistratura onoraria alla materia penale, sostanziale e processuale, sino ai più recenti interventi del legislatore delegato, ancora in itinere, sui delicati e controversi temi delle intercettazioni e dell'ordinamento penitenziario.

Pari apprezzamento meritano, a nostro avviso, novelle di meno ampio respiro ma, nondimeno, significative per i benefici effetti che hanno spiegato sulla vita degli uffici giudiziari, quale, ad esempio, l'agognata correzione dello strabismo che consentiva ai giovani magistrati di presiedere collegi anche di processi c.o. ma non anche di svolgere le funzioni monocratiche o di essere destinati alle direttissime.

Procedendo nell'esporre ciò di cui, in questa sede, non possiamo che rallegrarci, e rivolgendo, stavolta, lo sguardo all'operato del C.S.M., ci fa piacere che, in occasione dell'assegnazione delle sedi ai magistrati di prima nomina, i distretti calabresi, e quello reggino in particolare, abbiano meritato l'attenzione dell'organo di autogoverno, finalmente conscio della necessità di sopperire alla carenza di vocazioni nei magistrati più esperti.

Oculate, del pari, ci sono parse le risoluzioni con cui il CSM ha, a certi fini, equiparato le funzioni del TDL a quelle del dibattimento ovvero ha recepito e disciplinato i protocolli siglati in sede locale in ordine alla trattazione prioritaria di determinate categorie di procedimenti penali.

E certamente non posso che esprimere soddisfazione per l'intervenuto ampliamento delle piante organiche del Tribunale di Reggio Calabria e di Locri  e della Corte d'Appello, che auspichiamo rappresenti il primo passo verso un adeguamento effettivo dell'organico della Magistratura alle esigenze del Distretto.

Sul piano dell'azione amministrativa, va salutata con favore l'inversione di tendenza nelle politiche relative al personale amministrativo che si è tradotta nell'avvenuto espletamento del concorso per assistente giudiziario e nella riqualificazione di talune figure intermedie; ciò, ad onta del fatto che continuano a registrarsi ritardi e disfunzioni che, riteniamo, non possano trovare conveniente giustificazione nelle richiamate esigenze di finanza pubblica.   

Molto resta, certamente, da fare, e nella parte del bicchiere che è ancora desolatamente vuota vi è, a nostro avviso, la revisione della normativa di accesso alla magistratura ordinaria, attualmente incentrata sulla previsione del c.d. concorso di secondo grado che, anche a voler prescindere dalle distorsioni di più recente ed eclatante emersione, produce il dannoso effetto di ritardare in misura eccessiva l'ingresso dei migliori laureati nell'ordine giudiziario e, al contempo, di rendere assai più ardua la partecipazione ai giovani che provengano da famiglie non sufficientemente abbienti.

Alla vigilia di una importante tornata elettorale, non può, poi, sottacersi che il Parlamento non ha dato appagante risposta alle sollecitazioni che, nei rispettivi ruoli, C.S.M. ed A.N.M. hanno a più riprese rivolto in funzione di una più chiara regolamentazione della partecipazione dei magistrati alla vita politica e delle istituzioni.

E certamente è da auspicarsi un'ulteriore messa a punto delle circoscrizioni giudiziarie necessaria a  consentire una migliore distribuzione di risorse umane e materiali sul territorio italiano e di conseguenza una più efficace risposta alla domanda di giustizia dei cittadini.

Ed, allora, dalle riforme che sono state attuate, dai provvedimenti, dai segnali ricevuti ed apprezzati si può e si deve prendere le mosse in vista del perseguimento di più ambiziosi obiettivi.

E sarà un'impresa bellissima e stimolante perché stimolante ed unica è l'esperienza di operare nella realtà calabrese, nella quale innegabilmente esiste ed è diffuso il malaffare  ma in cui esiste anche una società civile, cui gli operatori della giustizia si devono rivolgere non già per ottenerne il consenso ma, piuttosto, quale interlocutore istituzionale affidabile sì da allargare la platea di coloro che si impegnano per il pieno ripristino della legalità.

E per comprendere quanto profonda sia l'incidenza che un'azione virtuosa del potere giudiziario può produrre sulla società civile, giova porre l'accento sull'esperienza, la cui notorietà ha, per fortuna, ormai superato i confini del distretto e persino quelli nazionali, portata avanti, pioneristicamente, ma con successo e condivisione sempre più larga, dagli uffici minorili reggini, protagonisti di una vera e propria primavera che, nel solco della normativa esistente e valorizzando le migliori professionalità, si è rivelata capace di spezzare il circuito di trasmissione dei valori negativi da padre a figlio, minando uno degli archetipi, del fenomeno 'ndranghetistico, quello basato su una malintesa concezione del vincolo di sangue.

Se allora é possibile guardare avanti con un pizzico, o forse più, di fiducia ed ottimismo, ènecessario, tuttavia che l'attenzione sul distretto di Reggio Calabria rimanga massima.

Perché quello di cui noi sentiamo il bisogno é di non sentirci soli, talvolta, anche bersaglio di campagne mediatiche, nelle quali siamo incapaci di far sentire la nostra voce, che, o sono denigratorie, o, talvolta, nella migliore delle ipotesi, incapaci di cogliere gli sforzi che vengono fatti quotidianamente dalla magistratura, specie giudicante.

Si può ribattere, ed è ciò che sentiamo dirci dai nostri contraddittori istituzionali, che i magistrati del Distretto di Reggio, al pari di quelli che operano ad altre latitudini, fanno il loro dovere, che l'esiguità degli organici connota tutte le realtà giudiziarie, che le condizioni di lavoro sono scadenti dappertutto: a queste osservazioni, sentiamo di ribattere, con vigore, che esse non tengono conto della peculiarità di questa terra, ove insiste una criminalità particolarmente aggressiva ed insidiosa, ormai ahimè nota in tutto il  mondo,  che penetra a macchia d'olio in tutti i settori dell'economia, della politica, della vita sociale in generale, ciò che impone, a chi è chiamato ad individuare le priorità di intervento, già una prima considerazione: fare giustizia a Reggio Calabria, tenere il timone dritto, non abbassare la schiena, non cedere alle lusinghe del potere e della corruzione, è certamente più difficile che in altre parti d'Italia.

E se ha fatto male scoprire, in passato, che la c.d. questione morale non è stata estranea alla magistratura calabrese, conforta in misura sicuramente maggiore sapere che con questi temi giudici e pubblici ministeri di questo distretto e la loro associazione hanno avuto il coraggio di confrontarsi in modo aperto e senza reticenze o opacità corporative.

Ed, allora, ciò che si vuole con forza ribadire é che il problema, in Calabria più che altrove, è quello di riacquisire o, comunque, di mantenere la sovranità su porzioni del territorio dello Stato.

E, quindi, al di là dei dati numerici, già da soli inquietanti che abbiamo sentito dalla relazione del Presidente, qui ci confrontiamo per adempiere al compito di riaffermare il primato del diritto, con una tipologia di fenomeni criminali mafiosi organizzati, che impone uno sforzo interpretativo maggiore e peculiare rispetto a quello che si richiede, anche a parità di numeri, a giudici che operano in contesti territoriali diversi e maneggiano apporti probatori, magari anche di eguale natura (si pensi alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia o agli esiti dell'attività di intercettazione), nell'ambito di procedimenti di criminalità c.d. "comune".

Tale notazione, in questa sede, non vuole certo avere pretese sociologiche ma viene svolta perché appare indispensabile per dar conto, non soltanto, di freddi numeri, che, da soli, hanno scarsa attitudine a fotografare lo stress emotivo, che si accompagna all'irremovibile e saldo impegno di chi opera nel Distretto, ma altresì, della qualità della giurisdizione esercitata.

Sappiamo bene che, per effetto della capillare diffusione dei clan di 'ndrangheta in regioni diverse da quelle in cui essi sono sorti e, segnatamente, nelle ricche regioni del Nord e Centro Italia, processi paragonabili a quelli di cui noi ci occupiamo sono stati celebrati in altre sedi che, in tali casi, hanno incontrato difficoltà analoghe a quelle cui ho fatto cenno.

Rileviamo, tuttavia, come ho già detto, che la singolarità - ma direi, senza tema di esagerare, la drammaticità - della situazione con cui ci troviamo a fare i conti consiste nel fatto che ciò che, altrove, si connota in termini di eccezionalità è, all'estremo lembo meridionale della penisola, quotidianità.

E' quindi chiaro che il nostro ufficio giudiziario non possa continuare ad essere considerato, applicando i canoni ordinari, di dimensioni medio-piccole.

Occorre, poi, porre rimedio al rischio dell'emorragia di Magistrati che, schiacciati da questi insostenibili ritmi di lavoro, scelgono di trasferirsi in sedi di gran lunga meno disagevoli, a volte, anche non lontanissime.

Così come occorre, allo stesso modo, curare la tempistica dei trasferimenti, assicurando la simultaneità del turn over, ovvero, per il personale amministrativo, evitare il rischio che i pur sacrosanti avanzamenti di carriera si traducano nella desertificazione di profili, quale quello di assistente di udienza, imprescindibili per l'efficiente andamento dell'attività giurisdizionale.   

Credo non sia azzardato evocare, a questo proposito, un parallelismo tra la condizione di oblio in cui la Calabria è stata lasciata per decenni, interrotta solo dalla prepotente ed in apparenza inarrestabile affermazione di una potente ed efferata organizzazione criminale, e lo scarso interesse che, tuttora, le istituzioni riservano agli uffici giudiziari della Regione.

Oblio e scarso interesse che, oggi, stanno, poco a poco - troppo lentamente, verrebbe da dire - lasciando il passo ad una rinnovata consapevolezza, che siamo certi essere fertile humus grazie al quale, con l'apporto di tutti, istituzioni, cittadini, società civile, la magistratura reggina potrà assicurare un servizio sempre più adeguato agli impegni cui è chiamata ad attendere ed alle sfide che le vengono lanciate nel quotidiano, faticoso, ma nondimeno, credetemi, entusiasmante, esercizio della giurisdizione.