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Contrasti di competenza tra Procure: l'osservatorio della Procura generale della Corte di Cassazione

Articolo del consigliere Fulvio Baldi, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione.

 

Perché tanti contrasti?

La Procura Generale della Corte di Cassazione, come è noto, risolve i contrasti, negativi e/o positivi di competenza, tra Procure della Repubblica appartenenti a distretti diversi, applicando le regole di cui agli artt. 54 e ss. c.p.p.. Al suo interno se ne occupano, al momento, sette sostituti assegnatari dell'apposito servizio, coordinati da uno degli Avvocati generali. Negli ultimi anni si è assistito ad un fenomeno di crescita del dato numerico, essendosi registrate 446 assegnazioni nell'anno 2011, 452 nel 2012 e 531 nel 2013. Il dato è, invece, sensibilmente calato nel 2014, laddove si sono registrate 380 registrazioni di contrasti. Nel mese di gennaio 2015 si coglie un calo del trenta per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.
Può essere interessante qualche considerazione sui possibili motivi di tali dati, partendo dal domandarsi il perché dell'esistenza di un rilevante numero di contrasti. Le ragioni sono varie e provo a sintetizzarle, senza pretesa di esaustività:


1)    Incertezza sull'interpretazione delle norme processuali previste dagli artt. 8, 9, 10, 11 e 16 c.p.p.;
2)    Incertezza circa la natura giuridica di certi reati con evidenti ricadute sull'individuazione del momento consumativo di essi;
3)    Incertezza sui dati fattuali emergenti dal fascicolo;
4)    Superficialità del P.M. che si libera del fascicolo "spedendolo" ad altra procura per competenza.

In particolare,

Sub 1):
Quanto al primo aspetto, ad esempio, già la "consumazione" del reato cui fa riferimento l'art. 8, c. 1 non è detto che sia perfettamente coincidente con il concetto di "perfezionamento" del reato, chiaramente distinguendo la teoria generale del diritto penale l'aspetto del raggiungimento della massima gravità concreta dell'illecito, che fonda l'elemento "consumazione", da quello dell'integrazione dei requisiti minimi di sussistenza dell'illecito, che sostanzia il diverso concetto di "perfezionamento".

Si pensi, ancora, a quanti dubbi interpretativi possono emergere nel caso di un reato a consumazione prolungata in cui concorrano più soggetti con residenze diverse (es: tentativo di estorsione estrinsecantesi in reiterate richieste di somme di danaro), in cui la Cassazione (v. Sez. 2, Sentenza n. 11922 del 12/12/2012, Rv. 254799) solo di recente ha chiarito che la competenza territoriale non può essere determinata secondo la regola prioritaria di cui all'art. 8 comma primo c.p.p. né secondo quella suppletiva di cui al successivo art. 9 comma primo, ma va stabilita facendo ricorso al criterio residuale del luogo di prima iscrizione della notitia criminis.

Si pensi, ancora, ai problemi esegetici che è in grado di determinare un reato permanente quando è ignoto il luogo in cui ha avuto inizio l'azione criminosa, caso in cui la Cassazione (Sez. 4, Sentenza n. 8665 del 22/01/2010, Rv. 246851), riprendendo un isolato precedente del 2005, ha affermato che il giudice competente per territorio può essere individuato in relazione al luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione, utilizzando i criteri residuali di cui all'art. 9 c.p.p..
Certamente, ogni assestamento giurisprudenziale degno di tale nome contribuisce a fugare dubbi di sorta e, dunque, spiega efficacia potenzialmente riduttrice del numero di contrasti. In tal senso ben vangano le statuizioni delle Sezioni Unite, due delle quali, in particolare, meritano menzione circa l'applicazione degli spostamenti di competenza determinati dalla connessione (art. 16 c.p.p.). In primis, al riguardo, si veda Sez. U, Sentenza n. 40537 del 16/07/2009, Rv. 244330, per cui, "qualora per il reato più grave si ignori il luogo di consumazione (o non sia applicabile una delle altre regole dell'art. 8) ma si conosca dove è avvenuta una parte dell'azione o dell'omissione, giudice competente sarà quello dell'ultimo luogo della parte di azione od omissione, ai sensi dell'art. 9, comma 1 c.p.p.".

La sentenza ha altresì statuito che "se nessuno di questi luoghi è conosciuto, non si dovrà fare subito ricorso ai criteri suppletivi di cui all'art. 9, commi 2 e 3, ma si dovrà passare al luogo di commissione del più grave, in via successivamente gradata, fra i residui reati connessi. Anche per questo secondo reato, ovviamente, il luogo di commissione andrà individuato applicando in via gradata le regole di collegamento oggettive dettate dall'art. 8 e dall'art. 9, primo comma. Se poi per tutti i reati connessi non sarà possibile individuare il luogo di commissione secondo le regole di cui agli artt. 8 e 9, comma 1, allora si dovrà tornare a fare riferimento al reato più grave ed individuare il giudice competente in relazione a tale reato sulla base innanzitutto del criterio suppletivo di cui all'art. 9, comma 2, e subordinatamente, qualora anche tale criterio non sia utilizzabile del criterio suppletivo di cui all'art. 9, comma 3. Nell'ipotesi poi di più reati connessi di pari gravità dovranno ovviamente essere seguite le stesse regole, e quindi si dovrà passare dal primo reato più grave agli ulteriori reati più gravi più recenti nel tempo e, poi, a mano a mano agli eventuali reati meno gravi, sempre se per nessuno dei reati via via presi in considerazione si conosca il luogo in cui è avvenuta parte dell'azione o dell'omissione".

Tale pronuncia, nel valorizzare il dato della maggiore aderenza possibile al luogo di consumazione effettiva dei reati piuttosto che i criteri formali di cui all'art. 9, ha superato l'opposto orientamento per cui, ai fini dell'individuazione del giudice competente per territorio, nel caso di inidoneità o di insufficienza dei criteri indicati dall'art. 16 c.p.p., sono subito applicabili le regole suppletive previste proprio da detto art. 9 c.p.p..

Altra importantissima pronuncia (Sez. U, Sentenza n. 27343 del 28/02/2013, Rv. 255345)  ha riguardato la soluzione della vexata quaestio circa il se, ai fini dello spostamento di competenza per effetto della connessione, sia o meno necessario che i processi pendano nella stessa fase. La soluzione negativa adottata dalla Corte ha restituito un reale significato al fatto che il vincolo tra reati individuato dalla legge costituisce criterio originario ed autonomo di attribuzione di competenza, aspetto questo su cui non vi era già alcun dubbio nel 1988, al momento del varo del nuovo c.p.p., e che diversificava nettamente il Codice Vassalli da Codice Rocco.

Sub 2):
Quanto all'aspetto dell'incertezza sul momento consumativo di alcune fattispecie, esso è molto difficilmente eliminabile. Per capire bene il luogo ed il tempo della consumazione, preliminarmente, bisognerebbe avere sempre le idee chiare sulla natura del reato di cui si discute (ad es. permanente, abituale, di evento, di pericolo, o che altro?).

Pare utile evidenziare che, al momento, risultano accesissime soprattutto due  questioni. La prima concerne l'individuazione della competenza per territorio in tema di delitto di omesso versamento dell'Iva, per cui una parte della giurisprudenza ritiene non possa farsi riferimento al criterio del domicilio fiscale del contribuente, ma che debba ricercarsi il luogo di consumazione del reato ai sensi dell'art. 8 c.p.p., sicchè, essendo impossibile individuare con certezza il suddetto luogo di consumazione, siccome l'adempimento dell'obbligazione tributaria può essere effettuato anche presso qualsiasi concessionario operante sul territorio nazionale, va applicato il criterio sussidiario del luogo dell'accertamento del reato indicato dall'art. 18, comma primo, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, prevalente, per la sua natura speciale, rispetto alle regole generali dettate dall'art. 9 c.p.p. (così Sez. 1, Sentenza n. 44274 del 24/09/2014, Rv. 260801). Per altra giurisprudenza (v. Sez. 3, Sentenza n. 27701 del 01/04/2014, Rv. 260110), invece, la competenza per territorio va individuata nel luogo in cui si verifica l'omissione del versamento del tributo ex art. 8 c.p.p., coincidente con quello ove si trova la sede effettiva dell'azienda, nel senso di centro della attività amministrativa e direttiva dell'impresa, attesa la non applicabilità del criterio di cui all'art. 18, comma secondo, del d.lgs. n. 74 del 2000, in quanto riferito ai soli delitti da esso previsti al capo I del titolo II.

Ed ancora, si pensi al problema, che le sezioni Unite dovranno affrontare il prossimo 26 marzo 2015, rel. Pres. Squassoni), circa l'individuazione del luogo di consumazione del delitto di accesso abusivo ad un sistema informatico (art. 615 ter c.p.): quest'ultimo per Sez. 1 (v. Sentenza n. 40303 del 27/05/2013, Rv. 257252) non va individuato in quello in cui vengono inseriti i dati idonei ad entrare nel sistema bensì in quello dove materialmente è collocato il server che elabora e controlla le credenziali di autenticazione del cliente; per altro collegio della stessa sezione (v. ord. di rimessione di Sez. I, n. 52575 del 28/10/ 2014), invece, il perfezionamento del reato avverrebbe nel luogo ove si trova fisicamente l'utente che digita le credenziali di autenticazione.

Sub 3):
Il terzo aspetto, tutto in fatto (incertezza sui dati fattuali emergenti dal fascicolo) è altrettanto importante. Si pensi alla difficoltà, ad esempio, di individuare il luogo di consumazione di una rapina o più rapine commesse sul treno Salerno-Napoli, che attraversa la competenza di ben quattro Procure della Repubblica; alla  problematicità dell'individuazione del luogo di consumazione di un reato come lo stalking laddove la persona offesa sia stata perseguitata a casa, in ufficio, in discoteca e tali luoghi si trovino nel territorio di attribuzione di diverse Procure, caso questo frequentissimo. Si pensi, inoltre, alla genericità di certe denunce, più concentrate sul fatto che non sui tempi e sui luoghi in cui esso è avvenuto, il che di certo non aiuta.

Sub 4):
Anche il quarto punto non è da trascurare. Per superficialità del P.M. si intende, innanzitutto, una non piena attenzione ai criteri processuali e sostanziali così come interpretati da giurisprudenza pacifica ed anche una non minuziosa lettura dei dati fattuali. Non è giustificabile, ad esempio, un contrasto sollevato perché, in presenza di connessione, i reati connessi sono oggetto di valutazione uno in udienza preliminare ed un altro in fase di indagini, soprattutto a quasi due anni dalla pronuncia delle sezioni Unite che ha sciolto il nodo dichiarando l'irrilevanza della pendenza in fasi diverse in presenza di connessione (v. Sez. U, Sentenza n. 27343 del 28/02/2013, Rv. 255345, già menzionato).

La riduzione del numero dei contrasti passa, dunque, attraverso un attento lavoro su ognuno dei segnalati aspetti, sicchè occorrono:
a)    lo sforzo della giurisprudenza, che dovrebbe tendere il più possibile alla stabilizzazione dei propri orientamenti  sulle norme sostanziali e processuali;
b)    la professionalità delle forze dell'Ordine, che dovrebbero licenziare informative chiare su dove i fatti o parte di essi si siano oggettivamente svolti;
c)    l'attenzione dei magistrati, sia alle emergenze procedimentali, sia ai criteri normativi già certi.

Il vademecum della Procura Generale

Ma un passo avanti già è stato fatto, in tale direzione. La Procura Generale della Cassazione ha diramato a tutte le Procure della Repubblica, ad inizio di autunno del 2014, una sorta di vademecum, curato personalmente dallo scrivente, per illustrare, circa le tipologie più ricorrenti ed attuale di contrasti, quale siano gli orientamenti consolidati da essa adottati su ognuna di dette tipologie, al fine di favorirne la conoscenza negli uffici requirenti di primo grado. Tale documento, pur non avendo, né potendo avere, efficacia vincolante, di fatto orienta i sostituti dell'intero territorio nazionale che si accingono a sollevare un contrasto, posto che essi verosimilmente sono messi già a priori in condizione di ipotizzare quale sia la percentuale di possibilità di accoglimento delle loro istanze e prospettazioni. Il risultato della riduzione dei contrasti degli ultimi tempi può essere, forse, anche un effetto di tale studio, per la redazione del quale sono stati esaminati tutti i provvedimenti emessi dall'Ufficio tra il 2010 ed il 2014. Dette conclusioni sono state illustrate  dal Procuratore generale della Corte Suprema di Cassazione alla Cerimonia di Inaugurazione dell'Anno giudiziario (v. anche, in proposito, la pubblicazione dell'apposito Intervento del 23.1.2015, a pag. 23).

Nel cd. vademecum sono contenuti, pertanto, solo gli orientamenti:

1)    consolidati della Procura Generale della Cassazione;
2)    non in difformità dalla giurisprudenza di legittimità;
3)    corrispondenti a tipologie di contrasto maggiormente frequenti.

Di seguito si illustrano i risultati più significativi di tale lavoro (con indicazione dei decreti-pilota pubblicati anche sul sito della Scuola e, comunque, allegati alla presente relazione) per categorie di reati.

A)    REATI CONTRO IL PATRIMONIO

Le condotte illecite ai danni degli istituti assicurativi  (art. 642 c.p. e possibili altri)

1)    Nel caso di denuncia di infortuni mai accaduti (art. 642, c. 2, c.p.), è stato ritenuto che il reato si perfeziona nel momento e nel luogo in cui la denuncia perviene alla società assicuratrice, soggetto passivo del reato, che solo al momento della ricezione viene a conoscenza di un atto che fino a quel momento resta nella sfera del denunciante. Ne consegue la competenza della Procura ove si trova l'ufficio cui la denuncia viene recapitata (decreto n. 2/2103).

2)    La soluzione non cambia laddove la denuncia del falso incidente si accompagni alla falsificazione di certificati medici attestanti lesioni in realtà mai riportate (art. 476 c.p.), posto che, pur nella connessione dei delitti previsti dagli artt. 642 c.p. e 476 c.p., non conoscendosi il luogo in cui quest'ultimo, decisamente più grave, sia avvenuto, la competenza deve determinarsi in relazione al reato residuo (decreto n. 510 del 2013).

3)    La stessa soluzione è stata adottata nel caso in cui la truffa si sostanzi nella falsa denuncia del furto dell'auto (art. 367 c.p.). In tal caso, in presenza della connessione, stante la maggiore gravità del reato sub art. 642 c.p., si applica la regola per cui è competente la Procura ove si trova l'ufficio della società assicurativa cui la denuncia viene recapitata (decreto n. 324/2013).

4)    Allorquando il reato previsto dall'art. 642 c.p. si accompagni alla falsificazione (art. 485 c.p.) della documentazione richiesta per la stipula di un contratto di assicurazione (si pensi agli attestati di rischio) al fine di ottenere vantaggi dalla stipula stessa, è stato ritenuto che il reato si perfezioni nel momento e nel luogo della sottoscrizione della polizza, atteso che in tale contesto si realizzano il vantaggio ingiusto per l'assicurato ed il danno ingiusto per l'assicuratore. È quello il luogo che, pertanto, guida la determinazione della Procura competente (decreto n. 20/2013).

Le truffe on line

Va premesso che in ogni caso di truffa on line nel commercio elettronico (mediante artifici e raggiri consistenti nell'invio di messaggi volti a indurre in errore la persona offesa e tesi ad ottenere il al pagamento mediante forme di bonifico telematico o su carte prepagate)  il delitto di truffa è delitto istantaneo di danno, che si perfeziona nel momento in cui alla realizzazione della condotta tipica da parte dell'autore abbia fatto seguito la deminutio patrimonii del soggetto passivo: è pertanto irrilevante il luogo nel quale il raggirato abbia effettuato il pagamento, assumendo rilievo ai fini della consumazione del reato esclusivamente il luogo nel quale l'autore della contestata truffa consegue la provvista (decreto n. 478/2013 e molti altri).

In base ai più recenti orientamenti di Questo Ufficio, ai fini della determinazione della competenza, rileva:

1)    nei casi di pagamento a mezzo vaglia postale, il luogo ove il vaglia viene materialmente riscosso;
2)     nei casi di pagamento a mezzo bonifico, il luogo ove ha sede la filiale presso la quale l'autore della condotta ha acceso il conto corrente su cui sono state accreditate le somme tramite bonifico bancario;
3)    nei casi di pagamento a mezzo ricarica di carta prepagata (postepay e simili), e ove detta carta sia "appoggiata" su un conto corrente bancario o postale, il luogo ove hanno sede la filiale della banca o l'ufficio postale presso il quale è stato acceso il conto medesimo;
4)    nei casi di pagamento a mezzo ricarica di carta prepagata (postepay e simili), e ove detta carta non sia "appoggiata" ad alcun conto corrente, il luogo ove hanno sede l'ufficio o l'esercizio commerciale presso il quale la carta prepagata è stata attivata (identificabile attraverso il cd. codice univoco della carta).
Laddove le indagini non abbiano consentito di acquisire alcuno dei dati di cui ai punti precedenti, ai sensi dell'art. 9 cpv. c. p. p., il luogo di residenza e di domicilio dell'indagato. E' appena il caso di aggiungere che tali criteri consentono una più agevole concentrazione delle indagini ed un più efficace esercizio dell'azione penale che talora ha una pluralità consistente di persone offese.

Le truffe non informatiche (art. 640 c.p.)

Il reato di truffa, essendo reato istantaneo e di danno, si perfeziona nel luogo del conseguimento dell'effettivo profitto, con il contestuale concreto danno patrimoniale subito dalla parte offesa. Il principio ha varie applicazioni pratiche:

1)    Quando il reato abbia come oggetto immediato il conseguimento di assegni bancari, il danno si verifica nel momento in cui i titoli vengono posti all'incasso, ovvero usati come normali mezzi di pagamento, mediante girata a favore di terzi portatori legittimi;

2)    Nel caso di consegna al vettore, ai sensi dell'art. 1685 c.c., le cose restano nella disponibilità del mittente fino alla consegna al destinatario, momento in cui passano nella disposizione di questo. Il profitto viene dunque realizzato dall'indagato nel luogo in cui la merce fu consegnata e il profitto illecito conseguito;

3)    La truffa contrattuale si consuma non già quando il soggetto passivo assume per effetto di artifici e raggiri l'obbligazione della datio di un bene economico, ma nel momento in cui si realizza l'effettivo conseguimento del bene da parte dell'agente e la definitiva perdita dello stesso da parte del  raggirato;

4)    In tema di mutuo il reato si consuma con la consegna del danaro;

5)    Nel caso di finanziamento per l'acquisto di un'autovettura il reato si consuma non già nel momento in cui la società finanziatrice ha deliberato la concessione del finanziamento, bensì nel momento in cui il denaro è stato materialmente erogato al richiedente tramite il beneficiario concessionario;

6)    Nel caso di truffa consumata in danno di una compagnia assicuratrice, il reato si consuma nel luogo e nel momento in cui l'agente ha ricevuto la polizza assicurativa nonché i relativi documenti assicurativi.

Laddove la truffa si manifesti in connessione con altri reati (per il caso di ricettazione v. apposito paragrafo), si applica l'art. 16 c.p.p.. È frequente il caso di connessione con il falso in scrittura privata (art. 485 c.p.), ipotesi in cui è palese la prevalenza del luogo di consumazione della truffa.

Omesso pagamento del pedaggio autostradale (art. 641 c.p.)

In relazione al reato di insolvenza fraudolenta  la Procura generale suole determinare la competenza a favore della Procura presso il Tribunale nel cui territorio si è verificato il primo passaggio autostradale abusivo, restando i successivi ininfluenti ai fini della competenza stessa (decreto n. 233/2013).

Omessa restituzione di beni ricevuti in leasing (art. 646 c.p)

Va premesso che integra il reato la appropriazione di un bene ricevuto dall'agente in "leasing" la condotta di mancata restituzione dopo la risoluzione del contratto e la richiesta di restituzione del bene, essendo  il delitto integrato dalla mera interversione del possesso, che sussiste anche in caso di mera detenzione qualificata, consistente nell'esercizio sulla cosa di un potere di fatto esercitato al di fuori della sfera di sorveglianza del titolare. Secondo l'orientamento della Procura, ai fini della determinazione della competenza deve aversi riguardo al luogo in cui i beni sono stati consegnati al locatario, che a volte coincide per contratto con quello in cui essi vanno anche restituiti. Il luogo di avvenuta consegna, invero, segna quello certo di utilizzo dei beni ricevuti in leasing. Ne consegue che, laddove luogo della consegna e luogo della mancata restituzione non coincidano, quest'ultimo non ha alcuna rilevanza decisiva (decreto n. 332/2013).

La ricettazione (art. 648 c.p.) ed i reati tradizionalmente connessi

Il luogo in cui si consumano le condotte di ricettazione (ricezione, acquisto, occultamento, intromissione finalizzata alle predette condotte) è, di solito, non conosciuto.

1)    Orbene, nel caso di indagato ignoto, poichè trattasi di reato istantaneo, che si perfeziona all'atto della ricezione della cosa proveniente da delitto, a nulla rilevando il luogo in cui viene accertata la detenzione della res, non può aversi riguardo al criterio previsto dall'art. 8, comma 1, c.p.p., nè può farsi riferimento al criterio sussidiario di cui all'art. 9, comma 1, c.p.p., sicchè è doveroso applicare la regola residuale dell'art. 9, comma 3, c.p.p.

2)    Nel caso di indagato noto, invece, può applicarsi il criterio sussidiario di cui al secondo comma dell'art. 9 (residenza, dimora o domicilio).

3)    Spesso la ricettazione si manifesta in connessione con altri reati. L'ipotesi più frequente è quella della truffa (art. 640 c.p.), della falsificazione degli assegni (art. 485 c.p.) e della sostituzione di persona (art. 494 c.p.), allorquando l'indagato, ricevuti assegni provento di furto o rapina, li contraffà, spesso fornendo anche false generalità, e li gira ad ignaro venditore incamerando il profitto derivante dal negozio giuridico stipulato con quest'ultimo. In tale contesto, sebbene la ricettazione funga da reato sicuramente più grave tra quelli connessi, essa resta consumata in luogo non conosciuto. Sarà quindi competente il P.M. del luogo in cui si è consumato con certezza il reato connesso in via gradata meno grave rispetto alla ricettazione, a norma dell'art. 16, commi 1 e 3, c.p.p..
Nel caso della falsità in scrittura privata il reato si perfeziona con il primo atto di uso del documento falso ed è questo il luogo di consumazione dell'illecito. Nel caso degli assegni, la consumazione avviene nel momento (e quindi anche nel luogo) di negoziazione del titolo falso.

4)    Stessa sorte tocca alle ipotesi di concorso tra la ricettazione ed il reato di cui all'art. 55 d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231, sostanzialmente riproducente il testo dell'art. 12 della l. 5 luglio 1991, n. 12. Per detta norma è punito chiunque, al fine di trarne profitto per sè o per altri, indebitamente utilizza, non essendone titolare, carte di credito o di pagamento ovvero qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all'acquisto di beni o alla prestazione di servizi, così come, sugli stessi oggetti, operi falsificazioni, alterazioni oppure semplicemente ne sia in possesso, li ceda, li acquisisca. Orbene, laddove non sia noto il luogo di consumazione della ricettazione, i cui rapporti con la condotta de qua sono stati chiariti da Sez. Un. n. 22902/2001,  è evidente che competente a procedere sia la Procura nel cui territorio sia avvenuta una di dette condotte e, tra esse, soprattutto quella dell'utilizzo, bastando quest'ultimo non occorrendo la realizzazione del profitto ai fini della consumazione dell'illecito. Il caso classico è quello dell'acquisto di un biglietto in una stazione ferroviaria facendo uso di un personal number reservation abusivamente captato (decreto 169/2013).

B)    ALTRE TIPOLOGIE DI ILLECITI

Le lesioni colpose (art. 590 c.p.)


Il reato di lesioni personali colpose è reato istantaneo che si verifica nel momento della insorgenza della malattia. L'insorgenza della sintomatologia perdurata per lungo periodo determina il luogo (ed il momento) della consumazione. Se non è possibile stabilire ove la malattia è insorta, è competente il P.M. che ha iscritto per prima la notizia di reato (v. decreto n. 310/2013).
Laddove le lesioni siano state provocate da merce adulterata oggetto di vendita, il luogo noto dell'adulterazione, ove è sito lo stabilimento di produzione, prevale su quello in cui è insorta la malattia (v. decreto 331/2013). Se si tratta di medicinale, e non  è chiaro ove esso sia stato prodotto, riprende vigore il criterio dell'insorgenza delle lesioni, non avendo alcun rilievo in cui l'assunzione di esso sia stata prescritta (v. decreto n. 92/2012).

L'omesso versamento dei contributi INPS (art. 2, comma primo bis, d.l. n. 463 del 1983, conv. con mod. in l. n. 638 del 1983)

Il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali si consuma nel luogo in cui devono essere versati i contributi previdenziali ed assicurativi, luogo da identificarsi nella sede dell'istituto previdenziale ove l'impresa ha aperto la sua posizione assicurativa e non nella sede legale dell'impresa, ciò in applicazione della disposizione dell'art. 1182, comma secondo, cod. civ. per il quale le obbligazioni aventi per oggetto una somma di denaro devono essere adempiute al domicilio che il creditore ha al tempo della scadenza (decreto n. 309/2012).

Lo stalking (art. 612 bis c.p.)

Trattasi di reato abituale e di evento, che si consuma non appena gli atti abbiano raggiunto un effetto destabilizzante della serenità e dell'equilibrio psicologico della vittima. Al pari del reato permanente, il luogo di consumazione è quello in cui vengono percepiti i primi atti persecutori e minacciosi (decreto n. 169 del 2012). Laddove il reato si accompagni a fatti di sangue, deve valutarsi la gravità e l'entità di questi ultimi. In caso di lesioni lievi (art. 582 c.p.), stante la connessione, a guidare la competenza resterà il reato di stalking, ma non altrettanto può dirsi laddove le lesioni siano gravissime (art. 583 c.p.) o, a maggior ragione, qualora si verifichino episodi omicidiari (art. 575 c.p.). Per le ipotesi di connessione con il reato di maltrattamenti (art. 572 c.p.) v. oltre.

I maltrattamenti (art. 572 c.p.)

Il reato di maltrattamenti in famiglia, configurando un'ipotesi di reato abituale che si caratterizza per la sussistenza di una serie di fatti che isolatamente considerati potrebbero anche essere non punibili, si consuma nel momento e nel luogo in cui le condotte poste in essere divengono complessivamente riconoscibili e qualificabili come maltrattamenti. È stata ritenuta, specificamente, non applicabile la norma di cui all'art. 8, c. 3, c.p.p., riferita ai reati permanenti e non segnatamente a quelli abituali, ed applicabile invece la norma sub art. 9, c. 1, c.p.p. (l'ultimo luogo dove è avvenuta una parte dell'azione - v. decreto n. 42 del 2013).

In caso di connessione con fatti di stalking (art. 612 bis c.p.) la competenza sarà determinata dal luogo di consumazione dei maltrattamenti in quanto più grave. Resta per lo più assorbita la competenza del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 c.p.), che si consuma nel luogo in cui l'assistenza va prestata.

Sottrazione e trattenimento di minori all'estero (art. 574 bis c.p.)

Trattandosi di reato permanente, ai fini della competenza deve privilegiarsi l'applicazione dell'art. 8, c. 3, c.p.p. (luogo in cui ha avuto inizio la consumazione sottrattiva - v. decreto n. 123/2013).

I reati associativi (art. 416 c.p., 416 bis c.p., art. 74 d.P.R. n. 309/1990)

Essendo i reati associativi di natura permanente, la regola generale da applicare è contenuta nell'art. 8, c. 3, c.p.p., secondo cui è competente il giudice del luogo in cui ha avuto inizio la consumazione. In difetto di elementi storicamente certi in ordine alla genesi del vincolo associativo, soccorrono criteri presuntivi che valgono a radicare la competenza territoriale nel luogo in cui il sodalizio criminoso si sia manifestato, per la prima volta, all'esterno ovvero si siano concretizzati i primi segni della sua operatività.

Quando, inoltre, risultino reati satellite, è pacifico e consolidato l'orientamento giurisprudenziale per cui, ai fini della determinazione della competenza per territorio, la connessione tra delitto associativo e reati-fine può ritenersi sussistente solo nell'eccezionale ipotesi in cui risulti che, fin dalla costituzione del sodalizio criminoso o dall'adesione ad esso, un determinato soggetto, nell'ambito del generico programma criminoso, abbia già individuato uno o più specifici fatti di reato, da lui poi effettivamente commessi.

La corruzione (art. 318 ss. c.p.)

Il delitto di corruzione si perfeziona alternativamente con l'accettazione della promessa ovvero con la dazione - ricezione dell'utilità, e tuttavia, ove alla promessa faccia seguito la dazione - ricezione, è solo in tale ultimo momento che, approfondendosi l'offesa tipica, il reato viene a consumazione (Sez. Un n. 15208/2010; decreto n. 84/2014).

C)    L'ART. 11 C.P.P.

Gli spostamenti di competenza ex art. 11 c.p.p.

È un dato certo che l'operatività dell'art. 11 c.p.p. è subordinata alla condizione che il magistrato assuma la qualità di persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato e che tali qualità devono essere formalmente assunte nella sede procedimentale. Ciò in quanto, derogando l'art. 11 c.p.p. al principio costituzionale del giudice naturale, la norma è di stretta interpretazione non suscettibile di interpretazioni estensive. Ne consegue che la semplice prospettazione ed il sospetto non sono idonei a far operare il criterio di competenza di cui all'art. 11, occorrendo, invece, che il  magistrato ritenuto autore del reato sia individuato e raggiunto da concreti indizi (tra i tanti, v. decreto n. 355/2012). Parimenti non si verificano spostamenti di competenza allorquando sia stata la magistratura nel suo insieme ad essere offesa dal reato (v. decreto n. 288/2013 in ordine al reato di cui all'art. 290 c.p.; decreto n. 226/2012 in tema di falsa perizia).

Non spostano, inoltre, la competenza le posizioni processuali assunte da magistrato non più appartenente all'Ordine giudiziario (v. decreto n. 107/2013) o le considerazioni in ordine alla plausibilità o meno della notitia criminis (v. decreto n. 294/2013).

Laddove, invece, il magistrato sia rimasto ignoto, lo spostamento di competenza ex art. 11 c.p.p. è ugualmente operativo  (v. decreto n. 294/2013) così come quando si tratti di magistrato onorario, posto che l'incarico di quest'ultimo è connotato dalla continuatività riconosciuta formalmente per un arco temporale significativo che lo radica istituzionalmente nel plesso territoriale di riferimento (v. anche Sez. Un. n. 292/1995).  La stessa regola vale, a maggior ragione, per i giudici di pace, in quanto magistrati onorari dotati di competenza istituzionale propria rispetto a tutti gli altri magistrati "non togati".


FULVIO BALDI

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