News

Per combattere le mafie. Un progetto culturale contro la corruzione

Corruzione_1di Francesco Cananzi, consigliere CSM - La recente indagine denominata Mafia Capitale ha reso evidente quali siano alcune delle attuali finalità delle organizzazioni criminali di tipo mafioso. Le mafie, nelle sue diverse forme, hanno un'impressionante capacità di adattamento ai tempi e ai modi della politica e dell'economia.  Colgono con immediatezza dove si trovano le risorse economiche - nel privato sociale piuttosto che negli appalti pubblici - e dove si annida il nuovo potere, politico ed economico, e agiscono per controllarli e appropriarsene. Sanno che la crisi economica ha ridotto la spesa pubblica e dunque ricercano i finanziamenti lì dove ora sono destinati.

L'obiettivo finale dell'azione criminale mafiosa è da sempre quello dell'acquisizione del potere, politico, economico, sociale, in favore dei propri leaders e affiliati.

In sé l'associazione mafiosa ha da sempre avuto e sfruttato, con un ruolo sussidiario dell'apparato statuale,  i vuoti lasciati dallo stato sociale, così fidelizzando i propri adepti.

Si tratta di una sussidiarietà negativa: a fronte della disoccupazione, fornendo lavoro (illecito) per il mercato della droga o per le estorsioni e i delitti di sangue;  sostenendo i detenuti e le loro famiglie in assenza di un intervento statuale di recupero e assistenza; infine, offrendo sicurezza (racket) agli imprenditori e ai commercianti a fronte dell'incremento dei reati predatori.

Occorre evitare che, in tempi di riduzione dello Stato sociale, la criminalità organizzata possa appropriarsi di nuovi spazi. L'enorme ricchezza accumulata grazie alle attività delittuose tradizionali - narcotraffico, prostituzione, gioco d'azzardo ed estorsioni -  viene dirottata ora verso nuove forme di riciclaggio, con l'investimento in attività imprenditoriali, lecite nelle forme esteriori, che consentono di "ripulire" il denaro illecito,  ma anche di acquisire posizioni di vantaggio e di potere: attraverso queste imprese le mafie incidono sulle regole del mercato, limitando la libera concorrenza, grazie all'ingente finanziamento illecito e ricorrendo, se del caso, all'azione intimidatoria.

Oggi le mafie si avvalgono anche di una "classe dirigente" di professionisti, nutrita anche di giovani rampolli delle famiglie, che acquisiscono competenze professionali elevate. A fronte di ciò, mentre nell'ambito dei delitti tradizionali - omicidi, narcotraffico, stupefacenti, ecc. - un ruolo centrale e insostituibile ha il cd. metodo mafioso espresso nella forza di intimidazione, esplicita o implicita, e con il  controllo del territorio, le mafie ora ricorrono a forme illecite più suadenti e meno eclatanti,  nell'ambito imprenditoriale e nei rapporti con la p.a.

L'offerta di servizi e beni da parte delle imprese mafiose a basso prezzo, in un momento di crisi economica, diviene assolutamente vincente, ancor più se combinata con la corruzione, per rendere compiacenti i controlli della pubblica amministrazione.

La forza economica acquisita, quindi, droga il mercato consentendo alle imprese mafiose di poter offrire servizi a un costo assolutamente più favorevole; e inoltre la stessa forza economica sostiene l'azione corruttiva nei confronti di funzionari infedeli per favorire le medesime imprese.

Le varie forme dell'intervento mafioso, quella esplicitamente violenta e quella corruttiva, hanno un comune denominatore: l'omertà. Omertà indotta dal terrore imposto dalle mafie, per un verso. Omertà, per altro, connaturata alla natura bilaterale della corruzione, che vede il corrotto e il corruttore complici e, dunque, nessuno dei due disposto a denunciare l'altro, dovendo in tal caso autodenunciarsi.

Proprio questo profilo della corruzione, quello omertoso, determina la necessità di approntare strumenti investigativi adeguati fra i quali, in primo luogo, l'estensione anche al delitto di corruzione del regime semplificato delle intercettazioni, già previsto per la criminalità organizzata. In tal senso va ribadito che lo strumento delle intercettazioni è l'unico adeguato a superare l'omertà, sia mafiosa che corruttiva.

Anche l'attuale dibattito parlamentare sul falso in bilancio deve tener in conto che si tratta di un delitto-spia della corruzione, in quanto grazie al falso in bilancio possono riconoscersi fondi occulti, utilizzabili o utilizzati proprio per corrompere.

Venendo alla prospettiva degli amministratori pubblici, tutto ciò richiede consapevolezza del rischio  di infiltrazione nella p.a. da parte della criminalità organizzata e  comune.

Come pure impone, da parte dei partiti e movimenti politici, delle organizzazioni di categoria degli imprenditori e delle professioni, la capacità di vigilare ed escludere quanti abbiano una provenienza dubbia e disponibilità di denaro non giustificate.

L'intervento giudiziario repressivo è per forza di cose postumo. Spetta alla p.a. vigilare sulla legittimità delle procedure e opporsi in via preventiva all'azione pervasiva e induttiva della corruzione, attraverso misure organizzative idonee.

Spetta ai corpi intermedi - associazioni di categoria, partiti, sindacati, ecc. - riacquistare un ruolo di "sentinella", segnalare e isolare professionisti e imprese che si muovono in ambienti mafiosi o avvalendosi di disponibilità economiche anomale.

Ciò richiede l'accrescersi di un rinnovato senso etico da parte di tutti gli attori sociali - politici, amministratori, corpi intermedi - e un'intransigente coesione, con la stesura di patti contro la corruzione, come è stato fatto contro le mafie. Della corruzione occorre parlare, spiegandone le implicazioni economiche negative per i cittadini. Occorre un progetto culturale contro la corruzione.