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Documento conclusivo

 

CONGRESSO NAZIONALE

Viterbo 25 - 27 maggio 2018

 Sessanta anni di C.S.M.
autogoverno, professionalità, responsabilità
dialoghi sul futuro della giustizia

DOCUMENTO CONCLUSIVO

 

In continuità con i valori tradizionali della terzietà e del non collateralismo, il Congresso Nazionale di Viterbo ha rappresentato un momento di riflessione significativo, nell'ambito del quale è stato condiviso e diffuso il programma elettorale del gruppo in vista delle elezioni per il rinnovo della componente togata del C.S.M.

Troppo spesso si assiste alla deriva del confronto fra i gruppi: si cerca il consenso elettorale attraverso critiche demolitive che producono l'effetto di creare nella generalità dei colleghi - spesso quelli più giovani - un clima di sfiducia e disaffezione nei confronti della vita associativa e di chi è chiamato a tutelare l'indipendenza interna ed esterna dell'istituzione giudiziaria.

Se da un lato Unità per la Costituzione è consapevole delle criticità che il sistema presenta,  dall'altro ritiene che solo un confronto costruttivo ed un dialogo ragionato e responsabile possano costituire il correttivo per le future linee di indirizzo del Consiglio Superiore della Magistratura.

La fondamentale importanza della coerenza tra i valori predicati e le scelte concrete effettuate di volta in volta nelle dinamiche istituzionali costituiscono una priorità assoluta ed imprescindibile per coloro che si identificano nella nostra area culturale. In quest'ottica Unità per la Costituzione ritiene di porre l'attenzione dei magistrati solo e soltanto sulle proposte e sulle idee realmente funzionali al miglioramento del sistema di autogoverno. In questa direzione occorre riflettere con attenzione e verificare concretamente nella quotidiana attività consiliare se gli attuali sistemi di valutazione del magistrato, di selezione della classe dirigente, di repressione delle condotte funzionali ed extra funzionali, di formazione iniziale e permanente, siano effettivamente rispettosi dell'autonomia, dell'indipendenza e della professionalità del singolo magistrato. Occorre interrogarsi se tali sistemi siano in grado di evitare, con le lusinghe della reintrodotta carriera, il rischio di omologazione della giurisprudenza verso modelli di azione e di comportamento imposti dai vertici del sistema giudiziario o, peggio ancora, da poteri esterni alla Magistratura. Su questi temi, l'azione associativa di Unità per la Costituzione, arricchita dal dibattito svoltosi in questi giorni, ritiene di poter offrire il proprio contributo propositivo.

Con specifico riferimento alle valutazioni di professionalità, preliminare ed imprescindibile deve ritenersi la necessità che le stesse, rifuggendo da procedure e logiche meramente burocratiche, consentano di fotografare la vita professionale dei magistrati costituendo un'occasione di effettiva crescita. Professionalità, infatti, significa in primo luogo consapevolezza della fondamentale funzione che, a qualsiasi livello, si è chiamati ad esercitare. A questo proposito appare quanto mai auspicabile uniformare le regole di funzionamento dei Consigli giudiziari - con particolare riguardo all'espressione da parte degli stessi di tutti quei pareri destinati ad incidere sulla progressione in carriera del magistrato.  Una revisione della normativa secondaria, tuttavia, che dovrà comunque evitare qualsiasi forma di partecipazione diretta degli organismi di rappresentanza territoriale dell'Avvocatura  nelle valutazioni di professionalità dei magistrati. Un tale coinvolgimento attivo, infatti, non potrebbe che comportare effetti distorsivi delle corrette dinamiche processuali, oltre che un'evidente lesione al principio di autonomia e di indipendenza della Magistratura. Del resto già risultano riconosciuti agli organi dell'Avvocatura meccanismi in grado di portare a conoscenza del circuito dell'autogoverno locale e nazionale elementi conoscitivi suscettibili di valutazione anche in occasione delle progressioni in carriera.

Strettamente legato al tema della professionalità, è quello della rivendicazione da parte dei magistrati di condizioni di lavoro adeguate alla dignità ed all'importanza delle funzioni esercitate. Al riguardo, l'organo di autogoverno dovrà  farsi carico delle riflessioni maturate in ambito associativo, impegnandosi affinché ai magistrati italiani sia assicurato il "diritto - dovere di riflettere". Un "diritto - dovere" intimamente collegato alla qualità della stessa giurisdizione, rivendicazione propria della Magistratura associata e di Unita per la Costituzione.

Per realizzare e rendere concreti questi principi è assolutamente necessario costruire, nell'ambito delle rispettive competenze e nel rispetto delle prerogative costituzionali dell'organo di autogoverno, un nuovo rapporto con la Scuola Superiore della Magistratura. Occorre valorizzare le forme di collegamento fra C.S.M. e S.S.M. con particolare riferimento sia alla formazione iniziale che a quella permanente; un collegamento che, nel rispetto assoluto dell'autonomia scientifica della Scuola, possa consentire al C.S.M. di verificare, quotidianamente, se i moduli formativi prescelti siano funzionali al modello di magistrato voluto dalla Costituzione, di cui è e deve rimanere custode proprio l'organismo di autogoverno.  Unità per la Costituzione ritiene che la formazione non possa costituire "solo" aggiornamento, ma anche momento idoneo a fare maturare nei magistrati la consapevolezza del ruolo e del valore costituzionale della funzione esercitata. In tale direzione la partecipazione alle attività della Scuola deve costituire un momento di crescita culturale dei magistrati idoneo ad evitare il rischio della creazione di forme di omologazione e subalternità rispetto a modelli interpretativi ed a prassi operative avulse dal circuito dell'autogoverno e, soprattutto, dai fondamentali parametri costituzionali di riferimento.

Relativamente alla tematica del conferimento degli incarichi direttivi, indubbio è lo sforzo profuso dal C.S.M. in carica, non solo per le numerose nomine effettuate, ma in particolare per l'adozione di un nuovo testo unico sulla dirigenza degli uffici giudiziari. Sono stati fissati dei criteri di carattere oggettivo, individuati coniugando le esigenze di formazione generale e quelle di specializzazione, il tutto con la finalità di riempire di contenuto chiaro ed immediatamente percepibile la discrezionalità amministrativa che deve guidare la scelta. Il risultato raggiunto rappresenta un buon compromesso fra le esigenze di predeterminazione dei criteri selettivi ed il margine di discrezionalità che deve sempre rimanere in capo al C.S.M. nella scelta delle persone da destinare ai vertici degli uffici giudiziari. Il lavoro iniziato da questo Consiglio deve ora proseguire nella direzione di costruire degli astratti percorsi di carriera idonei a guidare i magistrati nelle loro scelte professionali ed a fornire dei dati di valutazione di carattere oggettivo utilizzabili poi nelle comparazioni fra più aspiranti per il medesimo posto. In ogni caso,  la scelta del dirigente da nominare non dovrà mai risolversi in una sommatoria di indicatori, dovendo l'organo di autogoverno fare le sue scelte sulla base di un'interpretazione complessiva ed integrata dei criteri di selezione. Si tratta sicuramente di un percorso difficile, da poco iniziato, nell'ambito del quale occorre ancora intervenire con adattamenti e messe a punto  in una direzione che non consente inversioni di rotta.

In questo percorso, Unità per la Costituzione ritiene che tutti debbano sentirsi coinvolti, per conseguire l'obiettivo di migliorare la qualità del nostro autogoverno, senza mai dimenticare che chi chiede di fare parte del C.S.M. non può non avere a cuore le sorti ed il prestigio della Magistratura, entrambi strettamente legate al buon andamento dell'amministrazione della Giustizia.  Questo basta per chiedere all'organo di autogoverno nel suo insieme di votare ogni delibera sulla base di criteri oggettivi, prescindendo da vincoli di appartenenza o, ancor peggio, da logiche spartitorie, perseguendo sempre e solo l'interesse collettivo ed il bene comune.

Nonostante i passi in avanti compiuti dalla giurisprudenza e dall'organo di autogoverno, occorre, poi, mantenere alta la soglia di attenzione rispetto alla tematica degli illeciti disciplinari, sia in ambito istituzionale che in ambito associativo. Ed a questo riguardo si impone una rimeditazione del tema dell'elemento psicologico richiesto ai fini dell'integrazione dell'illecito, giustamente soppesato in relazione a diverse fattispecie tipizzate e comunque rifuggendo da qualsiasi forma di responsabilità puramente oggettiva. Una rimeditazione giustificata dal fatto che, in molte situazioni, il magistrato viene chiamato a rispondere di situazioni che trascendono completamente da qualsiasi possibilità di controllo.

A tal ultimo proposito indubbiamente rilevante è anche la tematica dei carichi esigibili, a cui l'organo di autogoverno non potrà sottrarsi proprio per molteplici ed immediati riflessi che le condizioni ed il peso del lavoro quotidiano vengono ad avere nella vita e nella carriera di ogni magistrato. Un tema che Unità per la Costituzione ritiene debba essere affrontato tenendo conto in concreto della esperienza giudiziaria maturata in singoli e specifici settori, della effettiva riduzione della durata dei procedimenti raggiungibili nell'anno di riferimento e, soprattutto, del fondamentale parametro di riferimento costituito dalla qualità della risposta giudiziaria.

Occorre, infine, ricordare con forza non soltanto l'importanza, ma anche il valore del sistema di governo autonomo della Magistratura. Un sistema conseguenziale al principio del potere diffuso ed alla legittimazione diffusa del potere giudiziario, come tale rivolto ad assicurare ai singoli organi giudiziari l'esercizio delle loro funzioni in una situazione di indipendenza costituzionalmente garantita.  In questa direzione si pone l'impegno assunto da Unità per la Costituzione a fare crescere nella magistratura una cultura di autogoverno diffuso: tutti i magistrati devono potere partecipare in modo consapevole al circuito dell'autogoverno, attraverso momenti di informazione, discussione, confronto e riflessione nei diversi contesti di vita associata; momenti  in grado di formare e di formarsi; momenti che quindi guardano non soltanto al presente, ma anche al futuro.

La valorizzazione dei principi sottesi al sistema di governo autonomo della Magistratura  presuppone poi una successiva e coerente azione da parte del Consiglio.  In questa direzione al C.S.M. spetterà il compito di privilegiare, in ogni occasione, un'interpretazione della normativa ordinamentale facendo riferimento a quel modello di ispirazione costituzionale, i cui pilastri fondanti, per quanto riguarda la giurisdizione, sono fissati nel potere diffuso e nella distinzione dei giudici soltanto per la diversità delle funzioni esercitate.

Questi sono alcuni dei temi sui quali Unità per la Costituzione ritiene, all'esito del proprio Congresso Nazionale tenutosi a Viterbo, di interrogarsi ed avanzare in ottica propositiva nella dialettica con gli altri gruppi associativi e nel confronto in atto in vista delle elezioni per il rinnovo della componente togata del C.S.M.  

 

Viterbo 27 maggio 2018