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Le tutele economiche e le moratorie a favore delle vittime di estorsione e di usura

Approfondimento

Analisi del sistema normativo e della riflessione giurisprudenziale, anche alla luce della recente pronuncia della Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, depositata il 20.09.2017, n. 21854

La disciplina del sostegno alle vittime dei reati di estorsione e di usura è predisposta secondo una visione ambiziosa, che nondimeno sconta pericoli di complessiva inefficacia. Occorrerebbe, in tal senso,che oltre ad essere ferma la natura strumentale delle moratorie apprestate in attesa del riconoscimento delleelargizioni economiche, queste ultime fossero congegnate in maniera da risultare davvero risolutive delle difficoltà generate dagli odiosi crimini.
Per contro, l'esperienza concreta registra uno sviluppo indiscutibile della valenza autonoma delle proroghe e delle sospensioni, ricollegate a provvedimenti i cui presupposti ed effetti presentano contorni affatto nitidi al pari delle valutazioni che li sostengono e delle interferenze tra organi e giurisdizioni cui danno luogo. E ciò al netto del pur apprezzabile sforzo esegetico delle recenti Sezioni Unite n. 21845/2017.
I vincoli di destinazione delle somme erogate ed i divieti di impiego fissati dalla normativa hanno reso centrale la riflessione sulle moratorie, ovvero sul mezzo che dovrebbe consentire di preservare la possibilità di conseguire il risultato. Le moratorie sono divenute il vero (o comunque il più concreto) obiettivo di chi denuncia e che non senza difficoltà potrà trovare salvezza imprenditoriale nell'elargizione di benefici economici finali intervenuta a notevole distanza dall'insorgere della crisi, con la pretesa, quasi insostenibile,
che se ne tragga in fretta (meno di un anno) flussi di ricavi capaci di ricostituire l'equilibrio finanziario compromesso.
In questo quadro di insicurezze può essere di qualche conforto rivisitare in termini organici l'assetto normativo delle misure di sostegno previste per le vittime dei delitti di usura e di estorsione, sia quelle economiche primarie, sia quelle conservative accessorie. Mantenendo costante l'attenzione alle risultanze statistiche ed alle prospettive di riforma. E, non meno, all'elaborazione giurisprudenziale che ha accompagnato le riforme, non di rado anticipandone le direttrici di sviluppo.
In tema di rapporti tra pubblico ministero e giudice dell'esecuzione nella concessione del beneficio della sospensione dei termini nelle procedure esecutive, ad esempio, le Sezioni Unite del 2017 hanno accresciuto, almeno in apparenza, il grado di insindacabilità del provvedimento del pubblico ministero ex art. 20, comma 7, legge n. 44/1999. E' quest'ultimo, infatti, che, quale organo che coordina le indagini nell'ambito della giurisdizione penale, è chiamato a decidere se vi sono i presupposti per concedere la sospensione della procedura esecutiva e se quest'ultima è davvero rilevante per vanificare la probabile concessione dell'elargizione economica finale. Il giudice civile, per parte sua, dovrà riconoscere la riconducibilità del provvedimento del Pubblico Ministero alla norma citata, se esso riguarda uno o più processi esecutivi pendenti dinanzi al suo ufficio, se in seno ad essi sia in corso o da iniziare la decorrenza di un termine da sospendere. Ma non può ritenersi estranea al compito del giudice civile neppure la verifica della sussistenza dei requisiti oggettivi (titolarità del bene oggetto di esecuzione e non coincidenza tra il soggetto ammesso a fruire dei benefici e l'esecutato) e temporali (un anno dall'evento lesivo) nonché della non rinnovabilità del beneficio (per averne l'esecutato già usufruito).
Per comprendere alcune insoddisfazioni rispetto al risultato di chiarezza del dictum delle Sezioni Unite appare interessante rimarcare come dal dettato normativo non siano fissati esplicitamente tutti i presupposti dell'emissione del provvedimento favorevole da parte del procuratore della Repubblica. Opacità che, per vero, è figlia delle successive stratificazioni della normativa di settore e dell'assenza di una visione ferma circa l'obiettivo da conseguire, i mezzi da impiegare ed i sacrifici da sostenere.

 

Fabio Di Vizio