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Relazione di Roberto Carrelli Palombi

1. Ringrazio Silvana per avere tempestivamente recepito la mia richiesta, convocando il Comitato di coordinamento nella prima data utile subito dopo le elezioni per il rinnovo della componente togata del C.S.M. Non per mia richiesta, ma in seguito a sollecitazione che mi risultano essere pervenute da più parti, la convocazione è stata rinviata al 27 ottobre.

La scelta dei tempi per la nostra riflessione sugli esiti delle elezioni non può essere stata neutra, ma ha avuto per me un chiaro significato.  La fissazione del Comitato, sulla quale non ho ritenuto di dovere influire, in una data così lontana rispetto alla mia richiesta è stata per me una chiara indicazione della volontà del gruppo di non privarsi della direzione politica da me rappresentata in una fase delicata di passaggio dalla vecchia alla nuova consiliatura.  Oggi questa fase è esaurita.

In questo periodo ho cercato di spiegare a quelli che me lo hanno chiesto il senso della mia lettera di dimissioni inviata a Silvana la sera del 11 luglio, al termine dello spoglio per l'elezione dei componenti di legittimità e, da ultimo, né ho parlato pubblicamente al convegno di Monopoli.

Tengo a ribadire ancora in questa sede che Carmelo Celentano è stato un ottimo candidato, sia sotto il profilo umano, che per quello professionale. Per quanto ho avuto modo, anche direttamente, di constatare, durante l'estenuante campagna elettorale, alla quale mai si è sottratto, Carmelo ha dimostrato in ogni occasione elevatissima professionalità e competenza sulle tematiche di ordinamento giudiziario e di autogoverno della Magistratura. È stato sempre presente a tutti gli eventi dalle rappresentanze territoriali del gruppo per la promozione dei valori di Unità per la Costituzione e l'affermazione di tutti i suoi candidati ed ha in ogni occasione testimoniato autorevolezza unita ad una non comune vicinanza e sensibilità verso i problemi quotidiani dei magistrati. La sua mancata elezione rappresenta non una sconfitta personale del candidato, ma dell'intero gruppo di Unità per la Costituzione e quindi, in primo luogo, della sua dirigenza politica che ho l'onore di rappresentare.          

A fronte di questo dato incontrovertibile, che nel seguito proverò ad analizzare, si imponeva, da parte esclusivamente mia, un'assunzione di responsabilità politica che, sulla base della mia impostazione, è di natura oggettiva e prescinde dalla sussistenza di qualsiasi profilo di colpevolezza. Ciononostante, rimettendomi alla valutazione del Comitato, non ritengo che mi possano essere attribuite delle scelte concrete che abbiano potuto influire nella determinazione di quanto accaduto; segnatamente non saprei oggi dire quali azioni diverse avrei potuto porre in essere per assicurare il massimo sostegno dell'intero gruppo a tutti i suoi sei candidati. Ma in politica rilevano, non solo e non tanto, le categorie del dolo e della colpa, ma anche ed in particolare per chi ha un incarico di vertice, quella della responsabilità oggettiva, utilizzando, per esemplificare, delle definizioni di natura penalistica. In punto di fatto potrà anche suonare un po' retorico, ma purtroppo è vero: si vince tutti insieme, ma perde uno solo e, nel caso di specie, colui che ha, a termini di statuto, la responsabilità politica.

Per questi motivi, meditatamente e per nulla preso dallo sconforto per il mancato successo, ho espresso, con il gesto più forte che mi fosse consentito, il mio fermo disappunto per il voto espresso dai magistrati nel collegio di legittimità. Non ho ritenuto preferibile, o più opportuno attendere il risultato negli altri collegi non perché non avevo fiducia nella positività di quel risultato, del quale ero invece assolutamente certo per avere constatato personalmente come avevano lavorato i quattro candidati giudicanti ed avere in linea generale monitorato i consensi sui quali gli stessi avrebbero potuto contare. Invece non ritenevo serio annacquare la valutazione oggettivamente negativa derivante dalla mancata elezione del candidato di legittimità e non intendevo mettere la stessa in comparazione con l'esito positivo che, mi aspettavo, sarebbe stato conseguito negli altri collegi.

Ciò, oltre che per il rispetto che ho ritenuto di dovere alla persona di Carmelo Celentano, anche ed in particolare per delle regole di comportamento attraverso le quali ho provato a contraddistinguere i mei percorsi professionali ed associativi: in primo luogo il non attaccamento alla carica che ho avuto fino ad oggi l'onore di ricoprire, considerando la stessa solo un'occasione di servizio ai valori dell'autonomia e dell'indipendenza della Magistratura, patrimonio della collettività posto a tutela delle fondamenta dello Stato democratico.  Ho provato inoltre a distinguermi da quella politica nell'ambito della quale troppo spesso ai proclami di radicale cambiamento non seguono i fatti e mancano le assunzioni di responsabilità personali.

 

2. Provo ora ad analizzare i dati numerici per quello che sono ed emergono dalle tabelli che Vi ho allegato (dati delle elezioni per il C.S.M. dall'introduzione del sistema elettorale vigente ad oggi (2002 - 2018), evitando di fare ricorso a dietrologie che non penso possano aiutare la serenità del nostro dibattito, che, sono certo, nella volontà di tutti, è finalizzato esclusivamente alla crescita della corrente, partendo dal Collegio di legittimità.  

Qui si sono persi n. 771 voti rispetto alle elezioni per il C.S.M. 2014 e cioè rispetto ai voti riportati da Maria Rosaria Sangiorgio e n. 808 voti rispetto alle elezioni per il C.D.C.  2016, cioè rispetto ai voti riportati dalla nostra lista circa due anni fa.  Certo ogni elezione è diversa non solo in relazione al sistema elettorale vigente, ma anche in relazione alle condizioni storiche ed a quelle soggettive legate più strettamente alle persone dei candidati in competizione.

Partendo dal C.S.M. 2014, al di là di qualsiasi comparazione personale fra i candidati, c'è da osservare  che i competitors di Maria Rosaria non erano affatto paragonabili a quelli messi in campo dai gruppi nell'ultima tornata. In particolare quattro anni fa il candidato di M.I. era debolissimo e non era neppure appoggiato da tutta la sua corrente; anzi allora si ipotizzo che molti colleghi vicini ad M.I. avevano votato per Maria Rosaria. Il nostro candidato di quattro anni fa si trovava oggettivamente in una situazione completamente diversa da quella di quest'anno e ciò ha consentito a Maria Rosaria di conseguire, al di là degli indubbi meriti personali, l'eccezionale risultato riportato.

Quanto al raffronto con il dato del 2016, va rimarcata la profonda diversità del sistema elettorale vigente per l'elezione dei componenti del C.D.C. rispetto a quello vigente per l'elezione dei componenti togati del C.S.M. In A.N.M. c'è il voto di lista e la preferenza multipla, in C.S.M. c'è un sistema uninominale maggioritario senza voto di lista. Ed a questo riguardo ritengo di dovere ribadire, anche ai fini della lettura del risultato elettorale, le valutazioni critiche che ho più volte espresso con riguardo al sistema elettorale vigente per l'elezione dei componenti togati del C.S.M. A Viterbo ho avuto modo di dire: "Lo scopo dichiarato dal legislatore che lo ha portato ad introdurre il sistema appena descritto è stato, come emerge dai lavori preparatori, quello di intervenire sulla politicizzazione del Consiglio riducendo il peso delle correnti, unito ad un'intenzione, questa meno palesata, di indebolire l'autorevolezza dell'organismo, intervenendo nuovamente sul numero dei suoi componenti, nonostante che in quegli anni fossero aumentate le competenze del Consiglio e cresciuto notevolmente il numero degli "amministrati". Le criticità del sistema elettorale vigente sono evidenti ed appare non più procrastinabile la necessità di intervenire nuovamente sulle modalità di elezione dei componenti togati del C.S.M.;  esse attengono principalmente al ruolo che, all'interno di tale sistema, si sono dovuti costruire i gruppi associativi con la evidente finalità di preservare, al di là del sistema di voto prescelto dal legislatore, l'esistenza della rappresentanza culturale delle diverse aree della Magistratura. Inoltre occorre tener conto della scelta di campo già effettuata dal legislatore, nell'ambito di un disegno riformatore globale del 2006 che ha toccato gli aspetti più rilevanti dell'ordinamento giudiziario, essendo stato introdotto per le elezioni dei componenti dei Consigli Giudiziari un sistema proporzionale per liste contrapposte.  Il sistema elettorale vigente ha perseguito l'effetto, solo in parte riuscito ed al quale Unità per la Costituzione si è da sempre opposta, di disarticolare la rappresentanza culturale della Magistratura, recando danno al prestigio dell'Istituzione ed all'autorevolezza degli eletti; sono stati, di fatto,  favoriti accordi personali fra i candidati, non sempre trasparenti e per nulla fondati su scelte di valori, consentendosi la degenerazione di quelle che vorrebbero essere delle aggregazioni ideali fra i magistrati in cordate di potere. Tutto ciò ha influito sul funzionamento dell'organismo, sul prestigio e sulla qualità delle scelte dallo stesso operate."  

Ho avuto modo di definire il risultato al C.S.M. nel collegio di legittimità come il frutto avvelenato di una pessima legge elettorale  che ha dimostrato di avere conseguito l'obiettivo che aveva di mira il legislatore: disarticolare la rappresentanza culturale della Magistratura ed in questo modo indebolire l'autorevolezza della componente togata all'interno del C.S.M. Non sarà un caso che entrambe le aggregazioni che hanno oggettivamente fondato la loro esistenza su modelli valoriali pieni di contenuti (noi ed Area) hanno perso, per la prima volta, il componente di legittimità. Se questo risultato negativo non si è determinato nel collegio dei giudici è perché i nostri candidati hanno costruito il loro successo conquistando voto dopo voto nel rapporto personale con gli elettori agevolato, oltre che dalla contiguità territoriale, dalla profonda stima professionale che veniva loro riconosciuta.

Evidentemente non siamo riusciti a trasmettere ai magistrati che si riconoscono nei valori del nostro gruppo il significato della squadra che ci si proponeva di portare al C.S.M.  e la conseguente necessità di sostenere, non solo il candidato giudicante, ma anche i due candidati nazionali. Quest'ultimi, infatti, hanno avuto la possibilità di farsi conoscere solo attraverso gli eventi organizzati dal gruppo e dall'A.N.M., essendo mancata quella cinghia di trasmissione rappresentata dal criterio dell'appartenenza al gruppo, che presupponeva il sostegno a tutti i suoi candidati.

Nella produzione di questo risultato negativo ha certamente influito la particolare caratura dei candidati in campo e la loro profonda diversità rispetto agli avversari con i quali in passato abbiamo avuto modo di confrontarci.  Ho sempre ritenuto che la Magistratura non è diversa dal Paese ed anzi rispecchia al suo interno, anche se in modo molto celato, le stesse pulsioni che si registrano nel corpo elettorale generale. In un clima elettorale di contestazione verso l'establishment, i magistrati si sono, in prevalenza, identificati nel candidato che, avvalendosi di un supporto mediatico senza precedenti, più degli altri rappresentava quell'opposizione al sistema del quale anche il C.S.M. è considerato parte e quell'apparente voglia di rinnovamento che, considerata anche la storia personale del candidato, indubbiamente si prestava ad affascinare tanti magistrati, in particolare i più giovani. A Davigo non serviva fare la campagna elettorale, quella che ha fatto aveva l'unico scopo di sostenere i candidati della giudicante, obiettivo che non è riuscito a conseguire per la forza ed il radicamento sui territori dei nostri candidati.

Ed ancora la candidata di M.I.  era molto conosciuta ed apprezzata per le sue esperienze professionali e per la vicinanza amicale a tantissimi colleghi in modo del tutto trasversale ai gruppi associativi. A ciò si è unita la caccia al voto singolo che è stata posta in essere dalla stessa candidata e da tutti i suoi principali sponsor interni ed esterni alla Magistratura.

A differenza di quanto avvenuto nelle ultime elezioni dell'A.N.M., la presenza di Davigo è stata "pagata" in primo luogo da noi, nel senso che molti elettori che si riconoscono nei valori del nostro gruppo e che hanno dato il voto ai nostri candidati giudicanti, hanno poi orientato il loro consenso, nel collegio di legittimità, verso Davigo. Ciò non era avvenuto nelle elezioni dell'A.N.M. 2016, dove pure c'era Davigo, il cui successo personale era stato essenzialmente pagato da Area, mentre noi, con candidati tutti nuovi e poco dopo avere rinnovato la dirigenza, abbiamo fatto crescere i nostri consensi. Davigo è passato da un consenso personale di 1041 voti al C.D.C. 2016 a 2522 voti al C.S.M. 2018, quindi circa 1500 voti in più, dei quali 800 provengono da elettori che hanno votato il nostro candidato giudicante  ed un numero leggermente inferiore proviene da elettori che hanno votato il candidato giudicante espresso da Area.

M.I. costituisce il gruppo che, oggettivamente, ha vinto le elezioni, nel senso che ha saputo interpretare al meglio la logica perversa del sistema elettorale; ha sostanzialmente tenuto stretti i propri consensi attorno ai candidati proposti in tutti e tre i collegi, attestandosi su un numero di poco superiore o di poco inferiore ai 1800 voti in tutti e tre i collegi  (Miccichè 1761; Braggion + Cartoni + Criscuoli = 1874; Lepre 1997), risultato, in tutti i collegi, ben superiore a quello riportato dalla lista di M.I. alle elezioni del C.D.C. 2016 (1589).

Questa è la lettura che io riesco a trarre dai numeri, ricordando che nel 2018 M.I. è riuscita nel colpaccio al quale già in una precedente occasione era andata abbastanza vicina: nel 2010 Riccardo Fuzio prevalse su Schirò di  194 voti Questa volta è stato il candidato di M.I. a prevalere per soli 47 voti sul nostro ottimo candidato. Poi certo si potrà dire che Loredana Miccichè non era sostenuta da M.I. in tutto il territorio nazionale; che vi è stato un travaso di nostri voti sul candidato di M.I.; che Area ha boicottato il suo candidato, facendo votare ancora, in virtù di chissà quali accordi occulti, il candidato di M.I. Ma mi pare che nessuna di queste ipotesi possa trovare un benché minimo riscontro nei dati e possa risultare utile per valutare lo stato di salute della Magistratura e le azioni politiche che, dentro e fuori le Istituzioni, competono al gruppo di maggioranza relativa.  

Indubbiamente, nella totale disarticolazione del voto rispetto alle indicazioni fornite dai gruppi, vi possono essere stati elettori, più o meno vicini al nostro gruppo, che, per ragioni amicali e personali o derivanti da comune esperienze professionali (ministero ed uffici giudiziari romani), hanno votato Loredana Miccichè; ma se ciò è avvenuto, ed i numeri a cui ho fatto riferimento paiono negarlo,  è stato in modo  personale e spontaneo da parte di singoli elettori senza nessuna indicazione fornita da alcuna articolazione locale o nazionale del nostro gruppo.

Da ultimo, con riguardo al collegio di legittimità, va tenuto presente il dato delle schede nulle e delle bianche, non così elevato come nel  collegio dei P.M., ma certamente significativo e superiore rispetto a quanto avvenuto nel passato: sono complessivamente 485 le schede bianche e quelle nulle su 8010 votanti.

 

3. Dove certo il numero delle schede bianche e di quelle nulle è particolarmente significativo è nel collegio dei P.M., dove su 8001 votanti, le bianche e le nulle hanno superato le 1000 unità (1015). Evidentemente oltre il 10% dei magistrati ha ritenuto di non partecipare ad una competizione elettorale decisa a tavolino dai quattro gruppi che compongono l'A.N.M. Anche in questo Collegio, dove però il risultato non era a rischio, abbiamo pagato un prezzo altissimo, accusando una significativa perdita di consensi.

Il nostro ottimo candidato Luigi Spina è risultato terzo nel numero di preferenze riportate, con 220 voti in meno del primo, sempre di M.I. e n. 158 voti in meno del candidato di Area, essendo ben lontano dalla quota di 2500 voti che ci sono stati riconosciuti in ANM e confermati nei consensi tributati ai nostri quattro candidati nel collegio giudicante. Ciò si era verificato anche nel 2014 quando, sia pure in presenza di una competizione molto più frammentata ( i quattro seggi era contesi fra sette candidati), Luca Palamara risultò secondo tra gli eletti riportando appena 1236 voti.

Evidentemente il nostro elettorato non ha gradito la scelta di blindare i candidati, risultando che nelle elezioni dove esisteva una competizione effettiva fra i concorrenti i consensi tributati complessivamente al gruppo sono stati superiori. Ma alle elezioni si fanno delle scelte di metodo e di strategia che devono tener conto, oltre che dei limiti del sistema elettorale, delle contingenze attinenti alle persone dei candidati ed ai rapporti di forza fra i gruppi nei territori. Ed a queste scelte, effettuate dal Comitato di Coordinamento, ho ritenuto, nell'interesse generale del gruppo ed al di là di quelle che potevano essere le mie opinioni personali, di dovere restare fedele.

In questa direzione ho, categoricamente, respinto tutte quelle sollecitazioni che mi sono venute dagli altri gruppi, ma anche dall'interno di Unità per la Costituzione, di mettere in campo una seconda candidatura di P.M., sulla quale fare confluire consensi in via trasversale e provare ad ostacolare l'elezione del P.M. di A.I.

Devo ancora aggiungere che Luigi Spina ha profuso il massimo impegno nella campagna elettorale, impegnandosi con generosità per il successo di tutti i candidati in tutto il territorio nazionale, nonostante la certezza del suo risultato.

I voti mancati al nostro candidato (circa 700 rispetto alla quota di 2500 sulla quale ci assestiamo), si trovano tutti nelle schede bianche e nulle e trovano giustificazione in un sostanziale rifiuto di un voto considerato da tanti inutile. Ciò si è verificato anche per il candidato di Area, che era quello che più di tutti necessitava di essere blindato; anche ad Area, infatti, sono mancati nel Collegio dei P.M. molti voti, oltre 300 rispetto al C.S.M. 2014, quando avevano due candidati, ma il dato va inquadrato nell'ambito del deciso arretramento di Area registrato in occasione delle ultime elezioni per il C.D.C.

 

4. Passo ora all'esame del collegio dei giudici di merito, unico che ci ha restituito la soddisfazione che ritengo meritavamo, per l'impegno profuso non solo dai candidati, ma dall'intero gruppo che li ha sostenuti tutti con lealtà e generosità. Si tratta dell'unico collegio che consente, con una certa affidabilità, di effettuare un'analisi delle divisioni culturali esistenti in Magistratura e di come si sia distribuito il voto nei diversi territori.

Su 8010 votanti ai nostri candidati sono andati 2504 voti, ai candidati di M.I. 1874 voti, ai candidati di Area 2214 voti ed ai candidati di A.I. 975 voti (nelle tabelle allegate sono indicate le percentuali riportate dai gruppi). Quindi per il nostro gruppo si conferma il dato emerso al C.D.C. 2016 dove furono conseguiti 2522 voti di lista. Questo risultato deve essere ascritto, oltre che al valore personale e professionale dei candidati, all'impegno massimo di tutte le nostre articolazioni territoriali, che, in piena consonanza con l'impostazione generale che ho cercato di dare a questa campagna elettorale, ha consentito la riconquista del quarto seggio giudicante perso nel 2014.

Non si trattava affatto di un risultato scontato, perché sia pure in presenza dello stesso numero di candidati, quest'anno vi erano in competizione i candidati di A.I., certo più aggressivi rispetto agli indipendenti, dimostratisi in grado di raccogliere solo poche decine di voti.

Ha sostanzialmente tenuto l'attribuzione dei territori ai quattro candidati grazie al patto di lealtà stipulato fra loro in mia presenza. Il risultato particolarmente lusinghiero di Marco Mancinetti ritengo che sia stato determinato da un particolare apprezzamento, in via trasversale, della sua candidatura nel distretto di Roma, dove pure la concorrenza era elevata, oltre che da una particolare "affidabilità" dei distretti allo stesso attribuiti. Certo con il senno di poi, al di della disputa fra di Roma e Napoli, sul candidato che doveva essere sostenuto nel distretto di Salerno,  quei voti, ai fini di una più equa ripartizione, dovevano essere attribuiti a Cochita. In questo mio errore, determinato anche dalla volontà di rispettare le indicazioni che quel distretto aveva espresso in modo molto deciso contestando qualsiasi ipotesi di "spacchettamento", ci ha aiutato la precisissima distribuzione dei voti fra i due candidati di A.I.; se fossero riusciti a fare confluire su uno dei due solo una ventina di voti in più, Cochita sarebbe rimasta fuori.

Sono sempre stato fiducioso che per i giudicanti sarebbe andata bene, perché i voti c'erano ed erano frutto di un lavoro capillare sui territori portato avanti dai nostri candidati in collaborazione con le nostre rappresentanze locali.  Il positivo risultato conseguito  è stato determinato da questa essenziale sinergia agevolata dall'ottima qualità umana e professionale dei candidati; essi hanno avuto modo di conoscere personalmente la gran parte dei loro elettori e, grazie ad un positivo approccio umano, hanno conquistato la loro stima e fiducia. Come dicevo questa virtuosa cinghia di trasmissione del consenso non ha funzionato altrettanto bene per i candidati nazionali e su questo occorre interrogarsi.

 

5. All'esito di queste considerazioni occorre provare ad analizzare il quadro della Magistratura uscita dalle urne di luglio.

Come già ho anticipato, il gruppo uscito vincente è quello di M.I. che ha aumentato i propri consensi in tutti e tre i collegi ed è passato da 4 a 5 componenti (ma uno dei quattro era Morgigni, quindi in sostanza ha conseguito due seggi in più), non registrando alcuna perdita di consensi in seguito alla scissione di A.I. M.I. ha impostato la propria campagna elettorale in modo aggressivo, puntando, con tutti mezzi, sulla fidelizzazione dell'elettore perseguendo logiche che sono molto lontane dal nostro modo di intendere l'associazionismo. Quel gruppo è arrivato al punto di utilizzare anche la campagna elettorale per il rinnovo del C.P.G.T. come occasione di traino e rilancio dei propri candidati al C.S.M. A questo riguardo ho ritenuto di dovere tenere completamente distinte le due campagne elettorali, affermando anche pubblicamente il disinteresse di Unità per la Costituzione rispetto agli esiti delle elezioni per il C.P.G.T. Questo, non tanto per i problemi interni che si sarebbero potuti determinare in caso di "discesa in campo del gruppo" in quella competizione, quanto, invece, per l'assoluta diversità di prospettive politiche di una componente dell'A.N.M., quale è la nostra, rispetto all'A.M.T. ed alle altre sigle che sono nate nell'ambito della Giustizia Tributaria. Unità per la Costituzione non è mai stata e non vuole divenire un gruppo lobbistico, nell'ambito del quale si curano tutti gli interessi dei propri aderenti; ciò è contrario all'idea di un gruppo che fonda il suo stare insieme esclusivamente sulla tutela dell'autonomia e dell'indipendenza della Magistratura nell'interesse dei cittadini.

Area passa da sette a quattro consiglieri, tornando ad essere una minoranza all'interno del C.S.M. e registrando un sonoro ridimensionamento. C'è però da osservare che i voti riportati dai candidati di Area nel collegio dei giudici rappresentano un'inversione di tendenza rispetto ai voti conseguiti da quel gruppo alle elezioni del C.D.C. 2016, quando veniva registrato un momento di forte crisi di quel gruppo (C.D.C. 2016 1836 voti; C.S.M.  2018 2214 voti).

La fortissima affermazione personale di Davigo non ha portato consensi sufficienti ai candidati espressi da A.I. nel collegio giudicante; certo se avessero concentrato i voti su un unico candidato giudicante i risultati sarebbero stati diversi. In ogni caso i voti riportati dai due candidati giudicanti (975) sono notevolmente inferiori rispetto ai voti di lista di A.I. alle elezioni per C.D.C. 2016 (1271), laddove nella lista vi erano, oltre ai due candidati giudicanti (Marra e Pepe), anche Davigo e Sandro Pepe. Questi dati consentono di leggere il risultato di A.I. come un'affermazione effimera legata al carisma personale di Davigo e destinata a disperdersi quando, fra due anni, il collega sarà collocato a riposo per raggiunti limiti di età, perdendo definitivamente  la qualifica che lo legittima oggi a fare parte del C.S.M.

 

6. Da un'analisi complessiva del risultato elettorale emerge un quadro molto preoccupante che dovrebbe indurre il nostro gruppo ad una seria riflessione sul futuro dell'associazionismo giudiziario ed in particolare sulla sua capacità politica di incidere, nell'interesse generale, sul cammino delle Istituzioni. Segnatamente il voto per il C.S.M. 2018 fotografa una magistratura ripiegata su stessa, corporativa,  alla quale manca una capacità progettuale di ampio respiro che le consenta di influire in modo costruttivo nelle dinamiche istituzionali con l'obiettivo di potere offrire al cittadino un servizio giustizia migliore. Ed, a scanso di equivoci, chiarisco che non intendo certo riferirmi alle dinamiche dell'A.N.M. dove ritengo che, anche al di là dell'ottima presidenza di Francesco Minisci, stiamo, fin dall'elezione del C.D.C. in carica, dettando la linea dell'associazione, rispetto alla quale gli altri gruppi ci vengono a traino.

Invece ritengo di dovere ancora evidenziare come i tre candidati di A.I. ed i due candidati di M.I. facevano tutti parte del C.D.C. in carica e si sono dimessi durante il mandato per candidarsi al C.S.M.; addirittura diversi di loro hanno fatto parte della G.E.C. nel primo anno di mandato. Ciò rappresenta un'evidente strumentalizzazione dell'impegno associativo, alla quale in passato anche noi non eravamo estranei, ma rispetto alla quale da tempo abbiamo cambiato marcia. Nell'ultima campagna elettorale vi è stata, in particolare una strumentalizzazione del mandato associativo finalizzata a favorire ambizioni personali o di gruppo, un palese attentato a quella gratuità dell'impegno in A.N.M. nell'esclusivo interesse delle Istituzioni e dei Colleghi.

Anche i contenuti che sono stati proposti durante questa campagna elettorale dai candidati di M.I. ed A.I. (separati tra loro come gruppi, ma espressivi di uno stesso modo di pensare) erano in prevalenza di natura interna, sindacale, corporativa; si è trattato di tematiche rivolte principalmente "alla pancia" della Magistratura, che, in questo momento storico, hanno avuto forte presa sui colleghi, specie, i più giovani.

Oggi dobbiamo profondere il massimo impegno per contrastare questa, che io considero una deriva pericolosissima per la Magistratura ed in particolare per la sopravvivenza e lo sviluppo di quei valori che ci hanno consegnato i nostri Padri, quelli che circa quarant'anni fa, unendo esperienze provenienti da matrici culturali diverse, diedero vita al progetto culturale che, non a caso, fu chiamato Unità per la Costituzione. Per farlo dovremmo dimostrare di essere in grado di impostare un nuovo modo di fare politica, nel gruppo e nell'Associazione, prestando un'attenzione particolare alle nuove generazioni di magistrati, alle quali dovremo sapere trasmettere i valori dell'associazionismo giudiziario ed in particolare quello che contraddistingue noi come gruppo associativo, il non collateralismo con la politica ed il valore della terzietà costituzionale.

Dobbiamo spiegare ai giovani che il nostro fare politica vuole ispirarsi a modelli diversi da quelli che imperano nell'attuale società, dovendo porsi in linea, al di la delle diverse appartenenze, con il nostro ruolo di interpreti della terzietà costituzionale, chiamati, attraverso le regole del processo, ad affermare il principio di legalità ed a comporre i conflitti esistenti nella società. Ciò è connaturale al primo giuramento fatto da magistrati nella consapevolezza che ognuno di noi rappresenta un punto autonomo ed indipendente di esercizio del potere diffuso, - tutti uguali - diversi solo per la diversità delle funzioni eserciate e questi principi ci devono guidare non  solo nel cammino istituzionale, ma anche in quello associativo.

Dobbiamo essere in grado di dare una risposta adeguata alla crescente fuga dall'impegno nel circuito associativo ed istituzionale motivato, non solo dai carichi di lavoro sempre più pesanti, ma anche dalle disillusioni maturate rispetto a tante esperienze associative che negli anni passati avevano favorito l'impegno e la partecipazione di tanti ed in queste disillusioni deve leggersi il voto a favore di Davigo. I più giovani poi manifestano una sostanziale sfiducia e sospetto verso le correnti, non riuscendo a cogliere e molto spesso non manifestando alcun interesse per le differenti impostazioni culturali che sono alla base delle divisione in gruppi, partecipando alle competizioni elettorali ed attribuendo il voto esclusivamente sulla base del rapporto di conoscenza più o meno diretta con il candidato.

Dobbiamo quindi essere capaci di costruire delle forme di coinvolgimento dei giovani e di partecipazione nuove ed alternative rispetto al passato, superando i vecchi schemi che si sono rivelati lontani  dal comune sentire della maggioranza dei nuovi magistrati.  Come già in altre occasioni ho avuto modo di affermare, anche attraverso la modifica del nostro statuto e la riscrittura del documento programmatico, dobbiamo rinnovare  la nostra organizzazione creando formule nuove che sappiano dare voce ai magistrati, intesi come singoli, come appartenenti agli uffici e come espressione delle realtà locali; formule che sappiano anche costruire nuove e diverse forme di rappresentanza.

Solo attraverso un forte rinnovamento e ben al di là delle singole persone che avranno l'onore di rappresentarci, potrà continuare ad esistere l'associazionismo giudiziario che ci è stato consegnato e che, per il bene della Magistratura e del Paese, abbiamo il dovere di preservare e trasmettere a quelli che verranno dopo di noi.

Roma, 27 ottobre 2018

Roberto Carrelli Palombi

 

2002

Legittimità

Votanti 7520

Voti validi 6891

Salmè - MD

3177

De Nunzio - Unicost

2338

Sotgiu  - MI

1248

Capitano - Indipendente

    128

Bianche

496

Nulle

133

Requirente

Votanti 7520

Voti validi 7133

 

Salvi (MD)

1872

Fici (Movimento)

1266

Lo Voi (MI)

1096

Primicerio  (Unicost)

1060

Roia (Unicost)

  962

Benvenuto (Unicost)

 630

Summaria (MI)

 247

Bianche

 277

Nulle

110

Merito

Votanti 7519

Voti validi 7242

Civinini (MD)

 729

Aghina (Movimento)

 689

Arbasino (Movimento)

 674

Marini (MD)

 666

Menditto (MD

 643

Riello (Unicost)

 588

Meliadò (Unicost)

 585

Mammone (MI)

 558

Stabile (Unicost)

 531

Tenaglia (Unicost)

 472

Devoto (Unicost)

 422

Gallo (MI)

 403

Mazzamuto (MI)

 137

Socci (Indipendente)

    81

Pasculli (Indipendente)

  74

bianche

 156

nulle

 121

 

2006

Legittimità

Votanti 7136

Voti validi 6408

Berruti - Unicost

2758

Pepino - MD

2679

Cardella - MI

 973

Bianche

499

Nulle

230

Requirente

Votanti 7127

Voti validi 6613

Cesqui - MD

1459

Viola - Unicost

1379

Petralia - Movimento

1371

Patrono - MI

1268

Fucci - Unicost 

 1136

Bianche

   339

Nulle

    175

Merito

Votanti 7128

Voti validi 6677

Mannino - Unicost

 742

Roia - Unicost

 711

Napolitano - Unicost

 699

Riviezzo - Movimento

 628

Romano - MI

 617

Ferri - MI

 553

Pilato - MD

 540

Carrelli Palombi - Unicost

 539

Maccora - MD

 495

Fresa - Movimento

 482

Acagnino - MD

 411

Villani (indipendente)

 270

Bianche

 195

Nulle

 256

 

2010

Legittimità

Votanti 7414

Voti validi 6576

Nappi - Movimento

2666

Fuzio - Unicost

2002

Schirò - MI

1908

Bianche

 659

Nulle

 171

Requirente

Votanti 7413

Voti validi 6850

Racanelli - MI

1466

Auriemma - Unicost

1312

Borraccetti - MD

1273

Rossi - Movimento

 1219

Fucci - Indipendente

   797

Di Giorgio - Unicost

   442

Cantaro - Indipendente

   341

Bianche

  439

nulle

  124

Merito

Votanti 7414

Voti validi 7071

Virga - MI

670

Sciacca - Unicost

641

Casella - Unicost

610

Liguori - Unicost

577

Cassano - MD

567

Carfi- Movimento

549

Di Rosa - Unicost

541

Pepe - MI

541

Vigorito - MD

523

Corder - Indipendente

504

Santalucia - MD

475

Morgigni - MI

377

Cilenti - MI

222

Balsamo - Indipendente

166

Cervetti - Indipendente

106

Bianche

196

Nulle

147

 

2014

Legittimità

Votanti 7420

Voti validi 6549

Sangiorgio - Unicost

2491

Aprile - Area

2184

Corasaniti - MI

1346

Rocchi - Indipendente

 528

Bianche

 518

Nulle 336

 

Requirente

Votanti 7422

Voti validi 6865

Forteleoni - MI

1581

Palamara - Unicost

 1236

Ardituro - Area

 1164

Napoleone - Area

 1127

Amato - MI

  809

Fucci - Indipendente

 509

Bonanziga - MI

 439

Bianche

291

Nulle

266

Merito

Votanti 7423

Voti validi 6964

Galoppi - MI

792

Cananzi - Unicost

702

Morosini - Area

665

Forciniti - Unicost

660

Pontecorvo - MI

606

Aschettino - Area

585

Morgigni MI/AI

583

Fracassi - Area

539

Spina - Unicost

478

Clivio - Area

467

D'Alessandro - Unicost

455

De Tommaso - Indipendente

265

Cervetti - Indipendente

167

Bianche

120

Nulle

339

 

2018

legittimità

Votanti 8010

Voti validi 7525

Davigo - AI

2522

Miccichè - MI

1761

Celentano - Unicost

1714

Sanlorenzo - Area

1528

Bianche

328

Nulle

157

Requirente

Votanti 8001

Voti validi 6986

Lepre - MI

1997

Cascini - Area

1928

Spina - Unicost

1770

Ardita - AI

1291

bianche

785

Nulle 230

 

Giudicante

Votanti 8010

Voti validi 7567

Mancinetti - Unicost

733

Braggion - MI

720

Zaccaro - Area

671

Morlini - Unicost

651

Cartoni - MI

614

Ciambellini - Unicost

598

Dal Moro - Area

589

Suriano - Area

567

Criscuoli - MI

540

Grillo - Unicost

522

Marra - AI

490

Pepe - AI

485

Giangiacomo - Area

387

bianche

211

nulle

232

 

Raffronto per liste su candidati giudicante

2002

Votanti 7519

Unicost

2598

34,55%

MD

2038

27,10%

Movimento

1363

18,12%

MI

1098

14,60%

Indipendenti

 155

 2,06%

Bianche e nulle

 277

 3,68%

 

2006

Votanti 7128

Unicost

2691

37,75%

MD

1446

20,28%

Movimento

1370

19,21%

MI

1170

16,41%

Bianche e nulle

 451

 6,32%

 

2010

Votanti 7414

Unicost

2369

31,95%

MI

1810

24,41%

MD

1090

14,70%

Movimento

 549

 7,40%

Corder (Indipendente)

 504

 6,79%

Indipendenti altri

 272

 3,66%

Bianche e nulle

 343

 4,62%

 

2014

Votanti 7423

Unicost

2295

30,91%

Area

2256

30,39%

MI

1981

26,68%

Indipendenti

432

5,81%

Bianche e nulle

 

 

 

2018

Votanti 8010

Unicost

2504

31,26 %

Area

2214

27,64 %

MI

1874

23,39%

AI

975

12,17%

Bianche e nulle

443

5,53%