Intervento di Tommasina Cotroneo

All’ANM ed al Csm il distretto di Reggio Calabria chiede costante e centrale attenzione affinchè l’una possa nell’esercizio delle proprie prerogative e l’altro nell’esercizio dei propri poteri anche intervenire nelle sedi istituzionali  competenti al fine di esaltare, tutelare e garantire la eccezionale e compiuta azione giurisdizionale esercitata dai magistrati di questa difficile e complessa terra, fatta di storia di ‘ndrangheta, della peggiore delle mafie. Questo è il distretto che combatte la ‘ndrangheta indagata e affrontata in termini proporzionali alla sua capacità di essere anti-Stato senza sfidarlo apertamente, di infiltrarsi nei suoi gangli vitali (economia, finanza, tessuto sociale, istituzioni, enti locali e pubblica amministrazione, professioni liberali), non di rado protetta da uno strisciante consenso sociale, potenziata dalle aree grigie sempre più insidiose.

Gli atti d’indagine hanno offerto conferma dei solidi rapporti tra la ‘ndrangheta e la politica, non solo ai livelli comunale, provinciale e regionale, della capacità della ‘ndrangheta di reclutare sodali e/o fiancheggiatori tra le professioni liberali e, più in generale, nella zona « grigia.

I magistrati del mio distretto, dei quali voglio sottolineare la qualificata professionalità, sono stati nel tempo impegnati ad esercitare la Giurisdizione nella forma più alta, a prestare attenzione massima all’Etica, ad allontanare con vigore da sé quel che di sé non andava epurandosi, a garantire con fermezza ed equilibrio l’applicazione dello Stato di diritto, a dare effettività alla tutela dei diritti del cittadino, a dare attuazione al modello costituzionale di Giustizia e di magistrato sentendo l’orgoglio dell’altezza dei loro compiti in uno al senso di umiltà di una riducibile, ma ineliminabile, personale non adeguatezza nella consapevolezza che solo dal modo in cui avrebbero esercitato le funzioni sarebbe potuto derivare loro il rispetto dei cittadini per quelle funzioni.

L’esigenza prioritariamente avvertita da questi magistrati di frontiera è stata quella di affermare lo Sato contro la forma più temibile di antistato e di farlo affrontando carichi di lavoro davvero insostenibili, senza mai divenire magistrati burocrati e senza mai porsi questione di diritti sindacali pure sacrosanti, affrontando scoperture di organico croniche, carenze di risorse materiali e di personale anche amministrativo, confrontandosi con piante organiche assolutamente inadeguate e sottodimensionate per l’azione di legalità certamente straordinaria che il distretto richiede. Mai si è posto con priorità il distretto di Reggio Calabria il problema dei carichi esigibili, il problema delle ferie pure dedicate nella loro quasi interezza allo smaltimento fisiologico del lavoro introitato ( le ferie sono piene di faldoni, il tempo dedicato al lavoro disumano, le festività solo sulla carta, la vivibilità inesistente e anche le impellenze di salute procrastinate), perché prioritaria era la lotta per l’affermazione della legalità, perché non c’era il tempo di pensare a come tutelarsi dai carichi perché i carichi andavano affrontati senza discutere fino allo stremo delle forze che è inevitabilmente giunto.

Epperò gli interventi a tutela di queste specificità, a tutela dell’efficacia dell’azione e della dignità della funzione giudiziaria, a tutela dei singoli sono improcrastinabili. La quantità del carico è enorme -ed i numeri peraltro non danno contezza della qualità e complessità delle indagini e dei procedimenti di competenza degli uffici giudiziari distrettuali di Reggio Calabria- ed assolutamente sproporzionato rispetto alle risorse ed alle esigibili risposte di giustizia, con conseguente esposizione dei singoli nelle valutazioni disciplinari e di professionalità e rischi concreti d’ora innanzi di comprensibili e umane chiusure difensive.

Occorre lasciarci lavorare, occorre lasciarci fare i magistrati, occorrono quelle condizioni minime per fare i magistrati in modo rispettabile, pena il rischio di perdita di efficacia dell’azione e di segnale di distensione all’Antistato. Il pericolo di perdita di efficienza della risposta di giustizia è assai concreto ed il rischio di disfunzione del sistema Giustizia elevatissimo. Chiediamo pertanto al CSM e con forza all’ANM, perché ne sia veicolo, priorità e celerità nella copertura dei posti direttivi e semidirettivi, attenzione massima alle richieste di applicazione extradistrettuale, di farsi propulsori presso gli organi istituzionali competenti per la previsione di appetibili incentivi economici che possano stimolare l’ingresso e la permanenza per tempi congrui di forze magistratuali che facciano da contraltare al turn over che reca danno alla stabilità degli Uffici e alla continuità processuale, alla stabilità e continuità della pianta organica medesima, al formarsi di un’esperienza qualificante e consolidata quale può offrire la palestra giudiziaria del distretto di Reggio Calabria. Gli organici sono normalmente coperti dai magistrati di prima nomina che, maturato il periodo minimo di permanenza in detta sede raggiungono sedi lavorative meno difficili (se non la sede di provenienza). Di qui la ciclica scopertura di organico, l’assenza di magistrati con l’anzianità necessaria per svolgere determinate funzioni come quelle di Gip-Gup per le quali è richiesta la prima valutazione di professionalità e l’esercizio per un biennio delle funzioni penali.

Non raro è il caso di magistrati dello stesso distretto reggino che dal tribunale distrettuale chiedono il trasferimento nei tribunali circondariali.

Chiediamo ancora l’adozione di meccanismi che possano quantomeno assicurare, senza abdicare alle altre istanze, di fronteggiare i trasferimenti con la contestuale copertura dei posti resisi vacanti al fine di porre freno almeno alla piaga dei vuoti di organico che vanta scoperture quanto al giudicante tra il 23 e il 26 per cento e del 15 per cento per il requirente.

Non appena, infatti, la situazione di qualche ufficio sembra consolidarsi i trasferimenti azzerano tutto con conseguenze devastanti soprattutto sui procedimenti già incardinati in dibattimento.

Dal rapporto fra pubblici ministeri e giudici (compresi i magistrati delle sezioni civili, presidio di legalità altrettanto essenziale e strategico) è emerso che mentre a Roma per ogni pubblico ministero ci sono 3,79 giudici, a Milano 3,41 giudici ogni pubblico ministero, a Napoli 2,98 giudici ogni pubblico ministero, a Reggio Calabria – immaginando coperti tutti i posti della pianta organica – il rapporto è 1,66 giudici ogni pubblico ministero. Il distretto giudiziario ove è nata, si è sviluppata, è cresciuta e si è diffusa in ambito nazionale e sovranazionale l’organizzazione criminale denominata ‘ndrangheta, ritenuta la più aggressiva e pericolosa tra le organizzazioni criminali, è il penultimo per il rapporto giudici/ pubblici ministeri (ultimo L’Aquila) in coda alla graduatoria nazionale (15). Il rapporto è ancora più allarmante se si valutano le presenze effettive: 40 giudici, 30 pubblici ministeri, un rapporto di 1,33 giudici ogni pubblico ministero, un terzo – quasi – rispetto a Roma Reggio Calabria scivola all’ultimo posto.

Mi limito solo a fornire qualche dato relativo al Tribunale di Reggio Calabria, che è l’Ufficio più grande del distretto, per dimostrare l’entità del problema, riprendendo i dati ufficiali tratti dalla relazione della Commissione Parlamentare Antimafia sulla situazione degli uffici giudiziari in Calabria, approvata in data 27.4.2016.

La sezione GIP-GUP del Tribunale di Reggio Calabria, ha – sulla carta – una pianta organica di 11 magistrati (10 giudici e il presidente).

L’ufficio non ha mai lavorato con l’organico al completo.

Al momento sono in servizio solo 7 magistrati, il presidente e due magistrati in applicazione extra-distrettuale prossima a scadere.

Nell’anno 2015 l’ufficio ha emesso 12.915 provvedimenti in materia di intercettazioni telefoniche.

Nel corso dell’anno 2015 l’ufficio GIP-GUP ha emesso;

  • 133 provvedimenti di convalida di arresti o fermi;
  • sono pervenute 182 richieste di applicazione di misure cautelari personali detentive per 1056 indagati,
  • 280 richieste di misure cautelari reali per383indagati,
  • sono state emesse254misure cautelari personali detentive, per 449 indagati,
  • 14 ordinanze per misure non detentive per 14 indagati,
  • 210 misure cautelari reali per 322 indagati;

L’ufficio ha gestito 59 procedimenti con più di 10 imputati (considerati maxi-processi) e ne ha definiti 55; ha emesso 1000 provvedimenti definitori.

La pianta organica della sezione per il riesame prevede solo 4 magistrati e il presidente che presiede entrambi i collegi.

Va precisato e sottolineato che dinanzi alla sezione per il riesame sono impugnate tutte le ordinanze in materia di libertà personale e i decreti di sequestro dei beni emessi dagli ufficiGIP dei Tribunale di Reggio Calabria, Palmi e Locri.

Nel corso dell’anno 2015 la sezione ha trattato 1581 ricorsi nei confronti di indagati sottoposti a misura cautelare, ha celebrato 98 udienze.

Si tratta di numeri imponenti, 306 ricorsi per ogni magistrato nei confronti di indagati detenuti, provvedimenti che, nel caso del riesame, devono essere depositati entro termini perentori assai ristretti. Termini perentori la cui inosservanza determina l’inefficacia della misura che – salvo casi eccezionali – non può essere riemessa, termini che non può esitarsi a definire giugulatori quando si tratta – come nelle ordinanze cautelari per fatti di criminalità organizzata – di procedimenti basati su decine di faldoni di atti da esaminare in pochissimo tempo.

A tutto questo provvedono cinque magistrati.

La sezione penale, ove approdano tutti i procedimenti a seguito di decreto di rinvio a giudizio o di citazione diretta da parte del pubblico ministero, ha una pianta organica di 9 magistrati   (8 giudici e il presidente), oltre a 6 giudici onorari.

Allo stato opera, in composizione collegiale e monocratica, con 5 giudici, uno dei quali già trasferito su sua domanda al tribunale di Palmiil presidente, un’applicazione extra-distrettuale prossima a scadere e 6 giudici onorari.

Presso la sezione penalependono 6818 procedimenti   di competenza del giudice monocratico, 246 di competenza del giudice collegialedi cui 49 maxi-processi   (processi con più di 10 imputati).

Nei 49 maxi-processi sono imputate 1.171 persone.

Nel 2015 la sezione per le misure di prevenzione ha ricevuto 160 richieste di applicazione di misure di prevenzione   di cui 90 personali, 19 patrimoniali, 51 personali e patrimoniali;ha emesso 266 decreti, ha disposto 44 provvedimenti di sequestro, 779 provvedimenti di gestione di beni, 81 provvedimenti di modifica dei sequestri, sono stati confiscati beni per 450 milioni di euro.

Nel 2016 sono stati dispostisequestri per 10 milioni di euro e decreti di confisca per beni dal valore di oltre 50 milioni di euro.

Presso la Corte d’Appello pendono 100 maxi processi con detenuti suddivisi tra sole due sezioni (ciascuno composta da soli cinque magistrati), deputate evidentemente anche al disbrigo degli affari ordinari.

I numeri, nella loro dimensione asettica, dicono della quantità ma non della qualità e complessità delle indagini e dei procedimenti di competenza degli uffici giudiziari distrettuali di Reggio Calabria.

La pianta organica della procura di Reggio Calabria opera con il procuratore della Repubblica, 3(DA OGGI 2) procuratori aggiunti, 26 sostituti procuratori, alcuni dei quali già trasferiti ad altra sede ed alcuni con domande di trasferimento pendenti.

Trenta magistrati inquirenti a fronte di 24 giudici che operano nelle sezioni penali (con 3 applicazioni extra-distrettuali) e 16 nelle sezioni civili (con un giudice in applicazione extra-distrettuale).

Il tribunale di Reggio Calabria ha, in via teorica, una pianta organica di 50 magistrati: 43 giudici, 6 presidenti di sezione, 1 presidente del tribunale. In realtà opera con 33 giudici, 6 presidenti di sezione e un presidente di tribunale (con 3 applicazioni extra-distrettuali prossime a scadere) con una scopertura, dunque, del 20,8%.

Non raro è il caso di magistrati dello stesso distretto reggino che dal tribunale distrettuale chiedono il trasferimento nei tribunali circondariali.

Non meno allarmante è la situazione del personale amministrativo degli uffici giudiziari del distretto di Reggio Calabria.

I cancellieri, gli operatori, tutti gli addetti al settore amministrativo sono le ruote motrici in assenza delle quali il lavoro dei magistrati non può camminare.

I vuoti nel personale amministrativo, che costituisce un supporto indispensabile alle attività giurisdizionali, sono più che vistosi e sotto gli occhi di tutti e le conseguenze sono fatali in termini di servizio: i tribunali del distretto hanno dovuto disporre la sospensione e il conseguente rinvio delle udienze con imputati liberi, per consentire lo svolgimento degli innumerevoli processi con detenuti e non superare costantemente l’orario previsto per contratto dei cancellieri.

L’assenza di personale amministrativo vanifica il nostro lavoro.

Solo grazie all’abnegazione e al sacrificio non retribuito del personale amministrativo che si trattiene in ufficio senza limite di orario, pur consapevole che non vi sono disponibilità finanziare per lo straordinario, gli Uffici giudiziari hanno potuto – fino ad ora – fronteggiare la situazione connessa alla gestione di termini perentori e custodie cautelari sempre a rischio di scadenza senza incidenti di percorso.

La scopertura in relazione al profilo professionale dei cancellieri è di quasi il 20% (8 vacanze su42 inorganico), mentre quella relativa al profilo professionale dei funzionari giudiziari supera il 36% (13 vacanze su36 inorganico).

Ma se dal dato complessivo si va a quello specifico del settore civile le percentuali di scopertura salgono vertiginosamente ed infatti:

– quanto ai cancellieri la percentuale di scopertura è pari al 40% (6 vacanze su 15 in organico)

– mentre, con riferimento ai funzionari giudiziari, è pari addirittura al 54% circa (7 vacanze su 13 in organico).

E la situazione non cambia assolutamente ove si guardi ai Tribunali – e rispettive Procure – di Locri e Palmi ove si sono celebrati (o sono in fase di celebrazione) rispettivamente nell’ultimo anno solare (maggio 2015/maggio 2016) ben 42 processi DDA a Locri e 46 processi DDA in Palmi In entrambi i casi molti con più di 10 imputati, sì da considerarsi – alla stregua di quanto testé detto, maxi processi).

Allora, la domanda che ci si pone è se il fatto di lasciare gli uffici giudiziari reggini in una tale grave carenza di copertura degli organici sia il frutto di una non adeguata conoscenza della situazione giudiziaria del Distretto di Reggio Calabria oppure costituisca una sottovalutazione di tale situazione mescolata ad un sostanziale disinteresse per le sorti di questo Distretto Giudiziario.

Questi i problemi: le soluzioni appaiono facilmente individuabili:

  • Ampliamento delle piante organiche degli uffici
  • Incentivi – anche solamente come preferenza a scegliere la nuova sede dopo un periodo di permanenza “prolungato” – per i magistrati, al fine di incentivarli a rimanere negli Uffici giudiziari del distretto
  • Copertura delle piante organiche dei ruoli amministrativi
  • Implementazione di nuove strutture e mezzi tecnici per rendere maggiormente performante il nostro lavoro, primo fra tutti il ripristino della sede CISIA di Lametia Terme, da poco soppressa ed accorpata a quella di Napoli.

Questo distretto più che moltissimi altri è presidio territoriale di legalità e il suo mantenimento e rafforzamento è indebolimento della criminalità organizzata e il suo indebolimento è il rafforzamento di questa che pervade il territorio al quale deve continuare a sovrintendere con la collaborazione e l’impegno di tutte le Istituzioni. Lo Stato deve compiere scelte che siano gravide di significato simbolico e tuttavia così non è se pare che lo Stato questi segnali non dia proponendo la soppressione della nostra Corte d’Appello nel cui distretto si concentrano secondo i dati diramati dal Ministero dell’interno circa la metà dei 4.389 affiliati alle 160 organizzazioni criminali che operano in Calabria. Qual è la razionalità a base di questa proposta? Io non riesco a intravederla. Riesco a vedere solo la certezza che l’Antistato prenderà il sopravvento.

Chiediamo, in definitiva, al CSM di riconoscere, con atti espliciti e chiari (come ha recentemente fatto la Commissione Antimafia approvando la relazione sugli uffici giudiziari calabresi), le specificità e, conseguentemente, la “priorità” del distretto di Reggio Calabria nel panorama nazionale, perché, in questa terra martoriata dalla ‘ndrangheta, evidenziare la presenza di un numero di giudici del tutto insufficiente alle esigenze di giustizia della popolazione non significa porre campanilistiche questioni di condizioni di lavoro o disciplinari dei singoli magistrati, ma mettere in risalto l’esistenza di un problema generale, che da qui parte per contagiare l’Italia ed il mondo, di tenuta dello Stato di diritto, di tenuta della democrazia, di tenuta delle basi della legalità.

Vorrei concludere questo intervento con un breve riferimento all’essenzialità che nel mio distretto più che altrove  riveste l’Etica che non è solo etica costituzionale e del decidere, ma è etica della funzione ed etica dei comportamenti che impone risposte non solo alla propria coscienza ma anche alla coscienza collettiva. Qui più che altrove l’opportunità, prime delle regole penali, disciplinari e deontologiche è imperativo categorico, qui più che altrove la vita privata e sociale del magistrato non possono distinguersi dall’esercizio pubblico della funzione, qui più che altrove la distanza dagli interessi che permeano il contesto sociale complesso nel quale si opera deve essere siderale, qui più che altrove il cd collateralismo politico deve essere un male da rigettare senza aspettar tempo, qui più che altrove si richiedono al magistrato limitazioni e rinunce estreme.

E tanto è accaduto e deve continuare ad accadere. L’aderenza piena all’Etica in uno al criterio di ragionevolezza devono, pertanto, viepiù orientare questo magistrato di frontiera ed indurlo naturaliter a capire e sapere ciò che può fare perché tale, ciò che può fare in quanto cittadino (ma non certo quivis de populo) che deve godere delle stesse garanzie costituzionali di tutti gli altri, ciò che può fare e non può fare in questo territorio ove esercita la sua giurisdizione, ciò che può fare soltanto rinunciando a quanto potrà fare in futuro.

E continueremo ad essere autorevoli interlocutori solo se manterremo altissima la tensione morale con tutti gli strumenti attivabili al nostro interno e solo se saremo intransigenti, leggibili e credibili nella valutazione delle nostre professionalità e nella scelta della nostra Dirigenza che deve esprimere uomini che prima di ogni altra “virtù”, possiedano l’Etica perché è la giusta scelta del giusto Dirigente, eticamente sano, che è abbrivio per il primo effettivo controllo dell’etica dei magistrati dell’Ufficio al quale sarà preposto; nelle valutazioni di professionalità  che devono riflettere con limpidezza l’immagine etica e professionale del singolo; nello svolgimento della funzione disciplinare attenta ai profili deontologici ed alla qualità della risposta di giustizia prima ancora che ad aspetti formali.

Tommasina Cotroneo

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