Le ragioni dell’impegno in A.N.M.: testimonianza di Tommasina Cotroneo – Consigliere Corte d’Appello Reggio Calabria

Fino a quando continueremo a non avere dentro l'essere magistrati ed a non sentire dentro cosa vuol dire esserlo;

Elezioni per il rinnovo del Comitato Direttivo Centrale 6, 7, 8 marzo 2016

RIFLESSIONI DI UNA CANDIDATA, QUALSIASI TRA NOI, AL CDC DELL’ANM

Fino a quando continueremo a non avere dentro l’essere magistrati ed a non sentire dentro cosa vuol dire esserlo;

fino a quando ci avvieremo e proseguiremo nell’esercizio delle funzioni  senza il credo, l’unico che dovrebbe assisterci, secondo il quale il nostro orgoglio e la nostra gratificazione possono derivare solo dall’esercizio continuo ed effettivo di queste nella forma più alta e dalla sottoposizione costante alla Legge in uno che all’Etica;

fino a quando non porremo il percorso silenzioso e lungo, integerrimo ed imparziale e l’esercizio onorevole delle funzioni quali precondizioni essenziali di scelta dei partecipi ad ogni competizione al nostro interno verso i nostri organi associativi ed istituzionali e condizioni perpetue per la permanenza all’interno della nostra associazione;

fino a quando non sapremo che la questione morale deve essere tema centrale da mettere sul tappeto, sviscerare e rafforzare perché parte indistinguibile da noi, fino a quando non capiremo che al riguardo non si possono tollerare ambiguità né distinguo e sofismi, che o si sta da una parte o dall’altra, fino a quando non lotteremo la formazione delle carriere parallele e non capiremo che è davvero eufemisticamente “scarsa” la compatibilità di certe funzioni di governo locale e nazionale con l’appartenenza all’ordine giudiziario, che deve necessariamente prevedersi, al termine dell’esperienza politica o amministrativa, il transito in altri ruoli dell’amministrazione dello Stato e che non esistono soluzione compromissorie;

fino a quando non lotteremo la degenerazione delle correnti solo così facendo capire ai giovani colleghi che queste sono nate e devono continuare ad esistere solo per essere momento di scambio ideale e culturale e di crescita e miglioramento del sistema Giustizia nel quale operiamo e che l’alternativa a queste sarebbe rimedio peggiore del male degenerativo che le ha adulterate e che va combattuto per restituir loro l’originaria purezza;

fino a quando non aiuteremo i migliori tra noi, oltre le parole pure consacrate nello scritto, i più adatti tra noi all’esercizio di queste o quelle funzioni, a questa o quella specificità distrettuale,  a ricoprire gli incarichi direttivi e semidirettivi rifuggendo da sommatorie burocratiche di indicatori  e, prima ancora, da squallidi e delegittimanti pacchetti di nomine;

fino a quando ci affanneremo a ritenere che proseguire ad ogni costo nell’esercizio delle funzioni direttive o semidirettive, oltre il tempo massimo previsto, sia atto dovuto e diritto acquisito perché declassa e mortifica ritornare a fare il “semplice” magistrato, dovendo rivestire, piuttosto, rigoroso oggetto di accertamento la validazione effettiva e vera del “ben fatto” affinché il percorso di crescita prosegua, eventualmente, senza soluzione di continuità;

fino a quando non daremo effettività vera al nostro processo di autoriforma anche rendendo trasparenti ed autentiche le valutazioni di professionalità a tutela e riconoscimento della professionalità di quelli tra noi che veramente la posseggano e della esatta misura di questa e non capiremo che parte rilevantissima rivestono a tal riguardo i Dirigenti degli Uffici ed i Consigli Giudiziari;

fino a quando non ridaremo vigore e smalto ai valori costituzionali dell’autonomia ed indipendenza che sono anche dei nostri requirenti e non capiremo che la nostra indipendenza esterna non può essere garantita, se è insufficiente la nostra indipendenza interna;

fino a quando non renderemo più forte il dibattito sul funzionamento del sistema disciplinare per arginare i rischi di comprensibili meccanismi di chiusura difensiva, pericoloso humus per il riaffiorare di una figura che dovremmo ripudiare e che già entrò in crisi nel lontano ‘800: quella del magistrato burocrate, parte di uno sterile ingranaggio senza professionalità e passione;

fino a quando non faremo capire ai nostri giovani colleghi che, se è certamente vero che la produttività di ogni ufficio giudiziario non può prescindere dalla qualità della risposta alla domanda di giustizia e dall’esigibilità dei carichi di lavoro gravanti sui singoli magistrati, è parimenti vero che la questione dei carichi esigibili può essere “attraente” vessillo di propaganda elettorale solo se si fa capire nello stesso tempo a ciascuno di noi quanto difficile e complicata, seppur non impossibile, sia la pianificazione concreta in vista della effettiva attualizzazione della questione, posta troppo spesso in termini astratti, suggestivi e fuorvianti;  

fino a quando ci affanneremo a dare centralità al nostro interno, inevitabilmente ostentandolo  all’esterno con modalità esasperate che per forza di cose ci trasformano in casta odiosa ed odiata, a temi troppo sindacali, per vero sacrosanti, ma necessariamente successivi ad altri, che anche e soprattutto dalla prioritaria trattazione di questioni “elevate” e necessitate potrebbero trarre maggiore legittimazione ed effettività di riconoscimento e tutela;  

fino a quando non daremo priorità a questioni prime e centralissime che investono il nostro modo di fare giurisdizione ed i nostri intendimenti per migliorarla, con attenzione primaria ai diritti del cittadino ed al funzionamento della Giustizia e con sguardo meditato, lungo e attento all’agenda politica; 

fino a quando non faremo capire che la nostra associazione non è solo strenua tutela dei nostri diritti sindacali, ai quali certo mai si abdicherà, ma è soprattutto figura mediana e insostituibile tra noi e la politica e tra noi e la nostra e le altre Istituzioni, e momento prezioso di dibattito, contraddittorio e stimolo;

fino a quando non esalteremo il rilievo autonomo della nostra associazione rispetto all’organo di autogoverno;

mai acquisiremo autorevolezza, mai avremo forza persuasiva ed efficacia ed incisività nell’interlocuzione perché mai saremo pienamente credibili e mai sapremo essere ed apparire Magistrati.

Tommasina Cotroneo

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