Report del CDC ANM del 14.01.2017

La riunione del Comitato Direttivo Centrale dell’ANM del 14 gennaio è iniziata con un breve intervento di Davigo che ha dato atto con “doloroso stupore” come gli accordi raggiunti a seguito delle trattative con il Ministro della Giustizia e il Presidente del Consiglio, nonostante l’affermata continuità del nuovo esecutivo rispetto al precedente Governo, non siano stati in alcun modo rispettati. 

Il Segretario Generale, Francesco Minisci ha quindi svolto una completa ed efficace relazione sull’attività e sugli accadimenti degli ultimi mesi, compiendo un ampio excursus  sulle ragioni dell’intervento normativo, avente adoggetto la modifica della legittimazione e la proroga di alcuni magistrati della Cassazione, e sulle dinamiche che hanno portato alla mancata introduzione delle modifiche richieste dall’ANM. Modifiche semplici per il Governo, che ne ha riconosciuto la fondatezza, essendosi impegnato ad attuarle, ma importanti per la magistratura in quanto le norme introdotte con il DL 168/2016 violano principibasilari: si è introdotta una normativa ad personam che, in dispregio di qualsiasi logica di tutela della funzionalità di tutti gli uffici giudiziari, messi in crisi dagli innumerevoli pensionamenti indotti dall’abbassamento dell’età pensionabile in assenza di idonea normativa transitoria, ha disposto la proroga di soli 12 apicali, creando una élite tra i magistrati e, nel contempo, ha modificato le regole del gioco (legittimazione ai trasferimenti) mentre la partita era già in corso.

Francesco ha espresso con chiarezza le ragioni per le quali l’ANM non può più accontentarsi di belle promesse non mantenute ed ha invitato il CDC a stabilire le iniziative maggiormente utili e proficue per raggiungere lo scopo.

Sono, appena dopo, intervenute Rossella Marro e Tomassina Cotroneo che hanno posto in modo chiaro e diretto la questione relativa alle condizioni indispensabili per poterportare avanti il progetto di una Giunta unitaria.

Rossella e Tommasina hanno evidenziato come Unità per la Costituzione abbia salutato con favore il nuovo corso dell’ANM in quanto l’unità di giunta – costruita intorno alla comunanza di intenti – avrebbe consentito alla nostra associazione di presentarsi quale interlocutore forte ed autorevole. Tuttavia, in questi primi mesi, troppo spesso le ragioni di propaganda hanno prevalso rispetto all’interesse comune e si è assistito ad una incessante opera di delegittimazione dell’operato dell’ANM e, di conseguenza, ad un indebolimento della sua azione politica da parte di tutti i gruppi, con l’unica eccezione di Unicost. Tutti hanno avanzato proposte che sapevano irricevibili ed hanno effettuato comunicati critici rispetto alle decisioni comuni, all’evidente scopo di potersi in seguito proporre come i più strenui paladini della categoria.

Rossella ha chiaramente stigmatizzato come propaganda la richiesta di indire uno sciopero in questo momento storico (posto che chi lo propone sa benissimo che, nell’attuale scenario politico, lo sciopero “non fa né freddo né caldo alla nostra controparte”) ed ha affrontato con estrema lucidità il tema scivoloso del Comin posto dalla richiesta di MI, segnalando come, solo per mera propaganda, sia stata formulata la proposta, contrabbandata con l’intento di dare spazio ai giovani, di far partecipare il Comin ad un eventuale incontro con il Ministro. L’ANM è e deve essere la casa di tutti i magistrati e deve, pertanto, rappresentare anche i giovani magistrati con modalità trasparenti. Dare spazio a comitati che difendono interessi di una minoranzapuò indurre a far credere che l’ANM, non voglia o non sappia rappresentarli adeguatamente. 

Rossella e Tommasina hanno chiesto con decisione diprocedere ad una verifica della possibilità di proseguire il percorso della giunta unitaria, ponendo come precondizione irrinunciabile quella che si riesca a trovare un terreno comune – pur nelle naturali diversità di vedute – sul quale costruire l’azione associativa e che si abbia la volontà effettiva di mantenere l’unità per il bene della magistratura, rifiutando prese di posizioni demagogiche.

I due interventi iniziali hanno dato vita ad un dibattito ricco e appassionato.

Tutti gli altri gruppi hanno finito con il riconoscere la fondatezza della questione che è stata sollevata, ammettendo che, in questa prima fase, soltanto Unicost si è sempre comportata con piena coerenza e lealtà rispetto alla affermata unitarietà.

Tutti hanno sostenuto di credere fermamente nella unitarietà e hanno confermato l’impegno assunto di proseguire insieme impegnandosi ad approvare un codice diregolamentazione relativo alle esternazioni dei gruppi.

Anche rispetto al Comin, la posizione espressa da Unicost ha trovato totale condivisione.  

AeI, per mezzo dei rappresentati intervenuti, ha affermato che il Comin non ha alcuna ragione di criticare l’ANMavendo l’associazione agito con forza e convinzione ancheper tutelare i giovani e che il coinvolgimento di un comitato mina la rappresentatività dell’Anm.

Area, sempre in relazione al Comin, ha riaffermato il ruolo dell’ANM come casa di tutti e la necessità di rispettare il principio della rappresentanza, evidenziando il pericolo di enfatizzazione della posizione dei giovani magistrati.

Persino MI, dopo i nostri interventi e dopo avere escluso la riconducibilità ad MI del Comin, ritirata la proposta di invitare dei rappresentanti del Comin all’eventuale incontro con il Ministro, ha riconosciuto come le istanze dei giovani siano state ampiamente rappresentate dall’ANM.

Quanto alle iniziative di protesta da adottare in conseguenza del mancato rispetto degli accordi da parte del Governo in ordine ai correttivi al DL 168/16, si è partiti da proposte iniziali molto differenti: Unicost caldeggiava la partecipazione alle cerimonie di inaugurazione dell’anno
giudiziario con lettura in ogni sede da parte del rappresentante dell’ANM di un documento unico; AeIaderiva a tale iniziativa, sostenendo la necessità di indire anche un periodo di sciopero bianco; MI – oltre all’iniziale proposta di un nuovo incontro con il Ministro, subito ritirata- appoggiava l’iniziativa dello sciopero bianco; Area sosteneva l’idea di invitare i magistrati italiani a disertare tutte le cerimonie di inaugurazioni dell’anno giudiziario, con contestuali conferenze stampa.

In particolare, nel corso del dibattito, Marra ha espresso apprezzamento per l’intervento di Rossella ed ha respinto in modo scarsamente convincente le accuse di demagogia,affermando di avere avanzato la proposta di sciopero pur essendo ben consapevole che negli uffici non vi è un largo consenso.

Pepe ha ammesso che serve maggiore lealtà ed ha proposto di partecipare all’inaugurazione dell’anno giudiziario il 26 gennaio, indicendo appena dopo una conferenza stampa per spiegare le ragioni dei magistrati.

Tedesco e Poniz hanno ribadito che l’occasione più adatta per una forma di protesta efficace è offerta dall’inaugurazione dell’anno giudiziario e hanno sostenuto con convinzione l’opportunità di disertare la cerimonia presso la Corte Suprema di Cassazione, ‘casa’ dei pochiprorogati. Hanno segnalato come AeI abbia chiesto lo sciopero, nonostante lo stesso Davigo si fosse dichiarato espressamente contrario, e hanno respinto la proposta, definita non seria ed evanescente, dello sciopero bianco. 

Poniz si è poi dichiarato sorpreso dal ruolo “incendiario” assunto da Unicost, alla quale ha attribuito una usuale funzione di “pompiere”.

Criscuoli e Cartoni, dopo aver affermato come siano venute meno le condizioni per un incontro con il Ministro della Giustizia, hanno condiviso l’idea dell’assenza dell’ANM in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Cassazione e la proclamazione di uno sciopero bianco. Hanno rappresentato la  difficoltà incontrata a chiedere al Governo di  modificare norme che sono state chieste da nostri colleghi. 

Antonio Sangermano è intervenuto chiarendo in modo definitivo sia la nostra posizione sul Comin sia la nostra posizione rispetto alla giunta unitaria.

In particolare, ha nuovamente chiesto di verificare la permanenza dei necessari presupposti per proseguire l’esperienza della giunta unitaria. Ha affermato che non vi è alcuna intenzione di cancellare le differenze, ma che si chiede di evitare condotte, quali il fiorire di comunicati critici, la cui conseguenza principale e immediata è la delegittimazione dell’azione comune.

Ha precisato di non riconoscersi nella definizione di”pompieri”, rivendicando con orgoglio la nostra cifra culturale di moderati nel senso di soggetti capaci di effettuare delle efficaci sintesi. 

Antonio ha chiaramente proposto di rilanciare l’idea e il senso dell’accordo unitario, affermando che l’ANM non può essere “la torrida arena in cui le correnti mostrano i muscoli in vista del torneo elettorale”, ribadendo altresì che noi di Unicost non possiamo essere gli unici a proclamare e praticare concretamente l’unità.

Anche Giuliano Caputo ha effettuato un intervento molto puntuale nel quale ha evidenziato come spesso siano le comunicazioni successive ai comunicati della giunta, talvolta emessi a distanza di pochi minuti, a delegittimare la Giunta unitaria e come alcune dinamiche, poste in essere da altri gruppi a soli fini elettorali, purtroppo, abbiano fatto e stiano facendo perdere tempo all’azione seria dell’ANM. Giuliano ha chiesto a tutti di riflettere su quale sia la forma di protesta che possa portare a risultati migliori per la Magistratura e di accantonare proposte, quali lo sciopero bianco, per le quali è prevedibile una scarsa adesione. 

Davigo ha, invece, sostenuto con convinzione l’ipotesi di indire uno sciopero bianco, affermando tra l’altro trattarsi di una forma di protesta che, non comportando costi, potrebbe proseguire ad oltranza. 

Dopo la pausa dei lavori, si è raggiunta un’ampia convergenza sulla migliore forma di protesta da adottare in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

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