IL METODO PARTECIPATO
Il nuovo Statuto di Unità per la Costituzione attribuisce valore centrale alla partecipazione assembleare, al confronto, all’effettività del percorso democratico.
Così la designazione dei candidati di Unità per la Costituzione per il rinnovo del CSM è avvenuta nelle assemblee sezionali e nazionale quale snodo del cammino ideale che ha preso le mosse dalle elezioni consiliari del 2022.
Così l’individuazione dei temi per il programma è il risultato di una elaborazione progressiva forte della attuale esperienza consiliare, integrata con i contenuti della mozione presentata all’assemblea ANM del 16 maggio 2026 e arricchita con spunti e indicazioni provenienti dai numerosi colleghi incontrati nelle prime settimane di campagna elettorale. Diversi di loro riconosceranno nei punti posti a base di questo programma la sintesi del confronto che hanno proficuamente alimentato sui problemi delle loro sedi, ragionando di possibili rimedi e soluzioni che tengano conto di priorità, dimensioni degli uffici e specificità territoriali o generazionali.
Le idee e le opinioni, anche se critiche, hanno per noi rappresentato un notevole arricchimento, innanzitutto sul piano umano, e a tutti loro va il nostro sincero ringraziamento.
I PRINCIPI ISPIRATORI
Il programma riafferma i valori fondanti del gruppo: equilibrio, indipendenza, coerenza, ripudio di ogni forma di collateralismo ideologico, rispetto dei principi costituzionali, quale garanzia per l’effettività della tutela dei diritti e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
Un Consiglio Superiore della Magistratura caratterizzato da una componente laica numerosa e coesa impone un rafforzamento della consapevolezza del ruolo attribuito ai componenti togati, chiamati a esercitare le proprie funzioni con una indipendenza reale, che preservi la giurisdizione da qualsiasi impropria influenza esterna.
Ciò implica il rifiuto di logiche di appartenenza, di rapporti privilegiati e di ogni contiguità con centri di potere politici e/o economici. È questo il modello di magistratura al quale ci siamo ispirati durante la campagna referendaria e al quale i cittadini hanno concesso una, per nulla scontata, attestazione di fiducia.
Un punto di partenza che impone un’assunzione di responsabilità e l’onere di proseguire con determinazione nel processo di autoriforma, che dovrà essere portato a compimento senza esitazioni, con autorevolezza, credibilità e fermezza.
LE LINEE DIRETTRICI
Riteniamo essenziale che, per un governo autonomo più vicino alla giurisdizione, attento al lavoro quotidiano dei magistrati e capace di orientare l’innovazione, l’azione consiliare debba muoversi secondo le seguenti direttrici:
1. Semplificazione della normazione secondaria e riduzione della burocrazia
2. Trasparenza, partecipazione, presenza nei Distretti
3. Carichi esigibili qualitativi come argine a derive produttivistiche
4. Valutazioni di professionalità concrete e differenziate
5. Ottimizzazione della mobilità orizzontale: tutela delle esigenze individuali ed effettiva funzionalità degli uffici
6. Razionale prevedibilità nella scelta dei dirigenti
7. Risorse umane e tecnologiche adeguate e qualificate
8. Governo consapevole dell’intelligenza artificiale
9. Formazione trasparente e pluralista
Questi sono, per noi candidati, i punti essenziali di un programma che miri a garantire al CSM autorevolezza, credibilità e capacità di incidere sulla vita concreta degli uffici.
1. SEMPLIFICAZIONE E RIDUZIONE DELLA BUROCRAZIA GIUDIZIARIA
Semplificazione e celerità nelle decisioni che riguardano la vita degli uffici giudiziari sono temi fondamentali. Anche grazie all’impegno dei consiglieri di Unità per la Costituzione (sempre presenti in settima commissione e con la iniziale responsabilità di presiederla) la prossima consiliatura si aprirà con la condizione particolarmente favorevole di poter operare senza ereditare alcun arretrato di tabelle e progetti organizzativi.
Semplificare non significa deregolamentare, ma rafforzare l’autorevolezza del governo autonomo attraverso regole chiare, procedure meno gravose e decisioni comprensibili. Vogliamo un CSM che sappia rendere più semplice ciò che è diventato inutilmente complesso.
Nel corso degli anni, la stratificazione di circolari, delibere interpretative, risoluzioni, direttive, linee guida, raccomandazioni e risposte a quesiti ha prodotto un quadro ordinamentale frammentato, che rende estremamente difficoltoso individuare la regola vigente. Tale complessità genera incertezza applicativa, alimenta il contenzioso dinanzi al giudice amministrativo e incide negativamente sull’efficienza degli uffici.
Uno dei nostri obiettivi primari sarà, pertanto, l’elaborazione di una normativa secondaria essenziale e chiara e la predisposizione di una raccolta sistematica, periodicamente aggiornata, degli atti di normazione, che dovrà essere preceduta dalla ricognizione dell’esistente e dalla formale eliminazione dei testi superati, sì che ogni magistrato possa averne agile accesso.
Particolare attenzione riteniamo debba essere prestata alla semplificazione delle procedure destinate ai Dirigenti degli Uffici con specifico riferimento alla predisposizione e variazione dei progetti organizzativi, soprattutto quando determinate da evenienze del tutto fisiologiche.
Accanto alla semplificazione normativa proponiamo che si completi la ristrutturazione del sito del CSM e che si istituiscano forme più immediate di comunicazione, pubblicità e aggiornamento, affinché tutta la documentazione ostensibile sia facilmente rintracciabile, consultabile e ordinata secondo criteri chiari. Ciò eviterà che l’accesso alle informazioni sia affidato a comunicazioni personali e informali.
Proponiamo, poi, la realizzazione di una struttura informativa istituzionale che fornisca immediato ausilio nell’individuazione delle fonti ordinamentali, in particolare per le materie o i settori di interesse dei giovani magistrati.
Regole chiare, essenziali, facilmente reperibili e leggibili agevolano il lavoro dei magistrati.
Ridurre il tempo destinato all’interpretazione delle circolari del CSM significa restituire tempo alla giurisdizione.
2. TRASPARENZA, PARTECIPAZIONE, PRESENZA NEI DISTRETTI
Il confronto leale e la effettiva sintesi delle diverse posizioni culturali, cui si ispira Unità per la Costituzione, rappresentano un efficace antidoto alla formazione di maggioranze precostituite e di impropri centri di potere.
Riteniamo sia di fondamentale importanza garantire trasparenza in tutte le attività consiliari, con l’immediata divulgazione delle decisioni assunte e delle procedure seguite e, ove possibile, prevedere la partecipazione attiva dei magistrati alle procedure stesse, come avvenuto su iniziativa dei Consiglieri di Unità per la Costituzione in occasione dell’approvazione della circolare sulle Procure.
La periodica presenza nei Distretti di componenti dell’organo di governo autonomo consentirà una più immediata percezione delle esigenze e delle problematiche che saranno all’attenzione del Consiglio e potrà offrire un ausilio nella adozione della scelta più funzionale.
3. CARICHI ESIGIBILI QUALITATIVI COME ARGINE A DERIVE PRODUTTIVISTICHE
Gli obiettivi del PNRR assegnati al settore Giustizia sono stati raggiunti grazie all’alto senso di responsabilità e allo spirito di sacrificio dei magistrati e hanno imposto ritmi incessanti e uno sforzo straordinario, ben oltre il limite dei carichi esigibili.
Riteniamo improrogabile che la produttività dei magistrati rientri nel range dei carichi esigibili così da garantire standard qualitativi e benessere lavorativo.
La giurisdizione non può, infatti, rispondere a logiche aziendali.
Su questo terreno muoviamo da un risultato concreto e documentato: già nell’ottobre 2023 il Consiglio – grazie all’elaborazione culturale dei consiglieri di Unità per la Costituzione – ha adottato la prima determinazione nazionale sui carichi esigibili, anche questa all’esito di una procedura partecipata.
È il punto di arrivo che intendiamo ora sviluppare in senso qualitativo.
Il Consiglio Superiore dispone, per il settore civile, di un proprio datawarehouse pienamente operativo, ossia un accesso diretto ai dati dei singoli uffici giudiziari, che gli consente completa autonomia statistica. Tale sistema permette di ricostruire il dettaglio dei flussi complessivi, per sezione e per singolo magistrato, e rappresenta una base essenziale per la definizione di carichi esigibili che tengano conto della qualità e della complessità dei procedimenti trattati.
In questa prospettiva, è indispensabile una sua celere introduzione anche nel settore penale.
Intendiamo, altresì, promuovere l’estensione dei carichi esigibili a tutti i settori della giurisdizione che ne sono esclusi, con particolare attenzione alla Corte di cassazione, la cui funzione nomofilattica va custodita attraverso soglie adeguate, il monitoraggio delle udienze straordinarie e il rispetto dei valori ponderali per udienza e per consigliere.
Anche per le Procure occorre definire carichi sostenibili, calibrati sui flussi qualitativi degli affari e capaci di contemperare numero e complessità dei procedimenti trattati nei diversi territori.
La migliore conoscenza delle specifiche realtà degli uffici consentirà di evitare che l’efficienza sia misurata in termini meramente numerici e porrà il CSM nella condizione di richiedere adeguamenti delle piante organiche coerenti con i reali bisogni dei territori e degli uffici giudiziari.
4. VALUTAZIONI DI PROFESSIONALITÀ CONCRETE E DIFFERENZIATE
Le valutazioni di professionalità risultano oggi ancorate a un sistema “a crocette”, nel quale l’idoneità è ricondotta alla mera sussistenza del parametro e dei relativi indicatori, senza un’adeguata considerazione della qualità dell’attività svolta. Si è giunti a tale soluzione per contrastare il pericolo di una gerarchizzazione legata alla discrezionalità valutativa del dirigente, all’indomani della introduzione per via legislativa delle cc.dd. pagelle. Il sistema ha però evidenziato obiettive carenze conoscitive non superabili neppure dalle ultime integrazioni della Circolare sulle valutazioni.
La sfida è ora realizzare un sistema che, senza presentare i difetti del passato, restituisca alla conoscenza consiliare i tratti esperienziali e professionali dei magistrati in valutazione nel rispetto della funzione dell’istituto: verificare il mantenimento dello standard qualitativo e quantitativo necessario per proseguire ad esercitare la giurisdizione.
Occorre, quindi, promuovere rapporti dei dirigenti degli uffici e valutazioni dei Consigli giudiziari e del Consiglio Direttivo della Cassazione più analitici e motivati, sempre saldamente ancorati a dati fattuali verificabili, in modo che il Consiglio Superiore possa provvedere a giudizi finali consapevoli e aderenti alla realtà.
5. OTTIMIZZAZIONE DELLA MOBILITÀ ORIZZONTALE: TUTELA DELLE ESIGENZE INDIVIDUALI ED EFFETTIVA FUNZIONALITÀ DEGLI UFFICI
La mobilità dei magistrati è uno dei settori che ha maggiore incidenza sia sulle legittime aspettative individuali, soprattutto dei giovani magistrati fuori-sede che aspirano ad una stabilità territoriale e al ricongiungimento familiare, sia sull’organizzazione degli Uffici Giudiziari, in special modo se di dimensioni medio-piccole e/o poco ambìti, che risentono inevitabilmente del cd. turn over.
Le numerose procedure concorsuali concluse negli ultimi anni hanno consentito di ridurre i cronici tassi di scopertura degli organici. Questo risultato va mantenuto attraverso una razionale programmazione nella pubblicazione dei posti, rispettando la sequenza: secondo grado, primo grado, sedi da assegnare ai MOT, con tempi certi per i “bollettoni”, mantenendo l’impegno, di recente assunto dal CSM con delibera del 30.7.2026, di due pubblicazioni fisse annuali.
Non meno rilevante è il tema dell’ultradecennalità, che si risolve in una perdita secca per l’amministrazione della giustizia della professionalità acquisita dal magistrato, su cui riteniamo debba essere aperta una seria riflessione, tenendo conto delle dimensioni degli uffici e delle specificità dei diversi settori.
6. RAZIONALE PREVEDIBILITÀ NELLA SCELTA DEI DIRIGENTI
La dirigenza deve essere un servizio, un diverso e temporaneo modo di svolgere le funzioni giurisdizionali: la scelta del dirigente non deve rispondere a logiche di ambizione personale, ma alle esigenze dell’amministrazione della giustizia e al buon andamento dell’ufficio.
In tale ottica va rimarcato che l’attuale Testo Unico, approvato a maggioranza con un margine ridottissimo rispetto a quello alternativo proposto dai consiglieri di Unità per la Costituzione, nella sua attuazione pratica ha portato a numerose decisioni irrazionali per i piccoli o medi uffici (per i quali opera il cd. meccanismo a imbuto) e imprevedibili per i grandi uffici (per i quali la discrezionalità è ampissima). Criticità che solo in parte potranno essere mitigate dalle modifiche apportate nel giugno di quest’anno.
Riteniamo importante procedere alla redazione di un nuovo Testo Unico che, in materia di conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi, dovrà assicurare trasparenza, coerenza e prevedibilità delle decisioni consiliari.
A tal fine, occorrerà individuare criteri oggettivi, razionali e graduati per valore, idonei a consentire una valutazione completa e verificabile dell’intero percorso professionale dell’aspirante dirigente, che dovranno assicurare (come nella proposta dei c.d. punteggi):
- la prevalenza dell’attività giurisdizionale effettivamente svolta dal magistrato rispetto alle esperienze fuori ruolo o agli incarichi di collaborazione frutto di cooptazione che, per quanto qualificanti, non possono essere sovraordinati;
- la valutazione del profilo professionale in ragione dell’esperienza maturata, dell’attività concretamente svolta e dei risultati conseguiti.
Parimenti le procedure di conferma non dovranno essere un passaggio formale e dovranno invece tener conto sia dei risultati effettivamente conseguiti, sia della competenza dimostrata dal magistrato che ha ricoperto l’incarico direttivo o semidirettivo.
7. RISORSE UMANE E TECNOLOGICHE ADEGUATE E QUALIFICATE
Riteniamo che nella prossima consiliatura debba essere rivendicato il ruolo centrale del governo autonomo nei processi di innovazione.
Nel processo civile dovranno essere forniti a giudici e pubblici ministeri applicativi aggiornati e già previamente testati prima della consegna agli uffici giudiziari, con la previsione già garantita di una struttura di assistenza tecnica adeguata nei numeri e già formata.
Il Consiglio dovrà, poi, continuare a vigilare sul processo penale telematico e sulle tempistiche della sua obbligatoria utilizzazione, pretendendo ogni necessaria dilazione sino a quando i singoli segmenti dell’applicativo App saranno effettivamente e concretamente funzionanti: la magistratura penale nei primi due anni di entrata in vigore del PPT si è impegnata con il consueto spirito di servizio in una encomiabile attività di supplenza, misurandosi con malfunzionamenti di sistemi informatici e di rete obsoleti e anche con una programmazione immediatamente licenziata e operativa di modelli di provvedimenti non sempre conformi all’iter procedimentale codicistico. Ciò ha determinato una frequente ed estenuante richiesta di modifiche evolutive da parte dei magistrati, i quali sono diventati sperimentatori e ispiratori di un applicativo che si è rivelato fallimentare e ai quali non può essere richiesta un’ulteriore opera di supplenza per ciò che gli organi competenti non sono stati in grado di assicurare.
Il Consiglio dovrà continuare a monitorare le risorse umane attribuite agli uffici giudiziari con particolare riguardo alla effettiva destinazione degli AUPP al sostegno dell’attività giurisdizionale.
L’efficienza e la qualità della giurisdizione devono essere frutto di una azione sinergica con il Ministero che deve assicurare la destinazione di personale amministrativo, una reale efficienza dell’ufficio del processo e adeguate risorse per il funzionamento dei sistemi informatici e telematici.
8. GOVERNO CONSAPEVOLE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
L’ingresso dell’intelligenza artificiale nell’amministrazione della giustizia rappresenta una delle principali sfide ordinamentali dei prossimi anni, sulla quale il CSM da tempo ha avviato una riflessione.
Da ultimo con la delibera del 22 luglio 2026, il Consiglio ha ammesso l’impiego di strumenti generativi anche in attività che coinvolgono gli atti giudiziari, purché limitato alla fase analitica e ricostruttiva e mai a quelle di interpretazione giuridica e del processo decisionale: integrare senza sostituire. L’intelligenza artificiale deve essere strumento del giudice, non suo surrogato.
Questa impostazione dovrà essere sviluppata lungo tre direttrici programmatiche:
– il metodo istituzionale. Il CSM deve rivendicare con maggiore forza un ruolo centrale e paritario nella progettazione e nella diffusione dei sistemi di IA destinati alla giurisdizione, ponendosi come co-autore delle scelte tecnologiche accanto al Ministero della giustizia e non come mero ratificatore di soluzioni predisposte da altri. La governance dell’innovazione non può essere delegata: essa costituisce parte integrante del governo autonomo.
– la capacità interna. Il Consiglio deve dotarsi di un ufficio informatico e di innovazione adeguato alle nuove sfide, in grado di fornire all’organo di governo autonomo le competenze tecniche necessarie per comprendere, valutare e indirizzare gli strumenti tecnologici, senza dipendere integralmente da fornitori esterni. Non si governa ciò che non si è in grado di comprendere.
– l’integrità cognitiva del magistrato. Occorre promuovere una riflessione seria sull’impatto dell’IA nella formazione della decisione e nei processi cognitivi del giudice, considerando il rischio che l’assistente generativo, proprio in ragione della sua fluidità, possa orientare silenziosamente il ragionamento, appiattire la motivazione ed erodere quel tempo della decisione che costituisce condizione essenziale del giudizio. Preservare l’autonomia intellettuale del giudicante e la natura umana del giudizio non è una cautela tecnica, ma il centro della questione.
Governare l’innovazione, senza esserne governati: questa dovrà essere la bussola della prossima consiliatura.
9. FORMAZIONE TRASPARENTE E PLURALISTA
La formazione dei magistrati deve essere improntata al più ampio pluralismo culturale.
In questa prospettiva, il CSM dovrà:
– operare una selezione dei componenti della Scuola che tenga conto, oltre che degli autorevoli profili scientifici degli aspiranti, anche del loro pregresso e qualificato impegno nella formazione e della loro propensione al dialogo e al confronto;
– promuovere, nell’ambito dei tavoli tecnici istituiti presso la sesta commissione, un confronto serrato e continuativo su tutti i temi di competenza della Scuola, nel rispetto della indipendenza dei componenti del Comitato direttivo;
– prevedere più ampi spazi formativi di esclusiva competenza consiliare su materie specifiche anche di tipo ordinamentale, delle quali l’organo di governo autonomo è certamente il miglior interprete.
Rosalia AFFINITO, Giuliano CAPUTO, Elisabetta CENICCOLA, Valeria CIAMPELLI, Filippo DI TODARO, Annalisa GIANFELICE, Pietro INDINNIMEO, Daniela MONACO CREA, Alessandra SALVADORI

