

1. Chi sono
Sono nata ad Ascoli Piceno, sono sposata e madre di due figli ormai adulti. Dopo la laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Macerata, ho conseguito un master in marketing ed organizzazione presso l’ISTAO. Diplomata in canto, nel tempo libero – per quanto poco – coltivo la passione per l’arte del belcanto esibendomi in alcune affermate formazioni corali.
Sono entrata in magistratura con il D.M. 3 dicembre 1991 e da allora ho prestato servizio sempre nella mia regione, le Marche: prima come magistrato di sorveglianza, poi come pretore e giudice al Tribunale di Ascoli Piceno e, dal 2013, presso la Corte d’Appello di Ancona, dove oggi presiedo la Prima Sezione Civile.
2. Il mio percorso professionale
In trentaquattro anni di carriera ho attraversato quasi tutte le funzioni che un magistrato di merito può incontrare, transitando più volte dal settore civile a quello penale: dalla sorveglianza al ruolo di giudice civile e giudice tutelare, fino a quello di GIP/GUP e di giudice d’appello. In Corte d’Appello mi sono specializzata nel settore civile, occupandomi prevalentemente di diritto della crisi d’impresa, diritto bancario e societario.
C’è tuttavia un filo conduttore che ha attraversato l’intera mia esperienza professionale: l’attenzione costante all’organizzazione del lavoro e alla formazione dei colleghi più giovani. Sono stata coordinatrice di una sezione distaccata in anni di forte carico giudiziario; in qualità di RID (Referente per l’Informatica Decentrato) ho seguito il passaggio – spesso faticoso – dal fascicolo cartaceo al processo civile telematico, curando sia la dotazione degli uffici che la formazione di magistrati e personale amministrativo del distretto. Sono stata formatore decentrato della Scuola Superiore della Magistratura e da tempo seguo come coordinatore i giovani laureati in tirocinio. Inoltre, come presidente della Prima Sezione Civile, insieme a un gruppo di straordinari colleghi, abbiamo raggiunto gli obiettivi stabiliti dal PNRR con largo anticipo, contribuendo a posizionare la Corte d’Appello di Ancona tra gli uffici virtuosi d’Italia per abbattimento dell’arretrato e riduzione del disposition time.
Non ho mai vissuto l’impegno organizzativo come distinto dall’attività giurisdizionale: si tratta del modo concreto con cui un magistrato può rendere più sostenibile il lavoro quotidiano, proprio e dei colleghi, e garantire un servizio giustizia efficiente ed effettivo al proprio territorio.
3. L’impegno associativo e la candidatura con Unicost
Da diversi anni sono attiva in ambito associativo (in particolare ho fatto parte della Giunta Esecutiva Sezionale), condividendo appieno i valori di Unicost. All’interno del gruppo ho partecipato attivamente al percorso di modifica degli statuti: un’esperienza che mi ha permesso di vivere un luogo di autentico confronto e reale rinnovamento. In Unicost ho sempre trovato uno spazio aperto sui problemi concreti della giurisdizione, dove la tutela dell’indipendenza e dell’autonomia del magistrato si coniuga con un profondo senso di responsabilità verso la collettività e verso l’organizzazione del servizio.
È proprio all’interno di questo percorso condiviso che è maturato il progetto della mia candidatura nel Collegio 3 Giudicanti.
Ritengo infatti che l’esperienza maturata sul campo in uffici di dimensioni medio-piccole – contesti nei quali il singolo magistrato è frequentemente chiamato a farsi carico in prima persona di molteplici funzioni organizzative e a supplire alle carenze strutturali di organico – possa portare all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura la voce autentica, concreta ed imparziale della giurisdizione di merito.
4. Le mie motivazioni
Mi candido dopo trentaquattro anni trascorsi quasi interamente in uffici di dimensioni medio-piccole, dove ho imparato che la qualità della giurisdizione dipende tanto dalle decisioni assunte in aula quanto dalla capacità quotidiana di organizzare risorse spesso insufficienti. È un’esperienza che sento di dover mettere a disposizione di tutti, ora che se ne presenta l’occasione: non per ambizione di carriera, ma perché credo che il governo autonomo abbia bisogno di consiglieri che quella fatica organizzativa l’abbiano vissuta sulla propria pelle. Se sarò eletta, porterò questa esperienza con lo stesso spirito con cui ho sempre lavorato: senza risparmiarmi, ascoltando prima di decidere, cercando soluzioni concrete più che affermazioni di principio.
5. Le mie priorità per il Consiglio
Da chi ha unito, in questi anni, il lavoro giurisdizionale a quello organizzativo, statistico e formativo, sento come particolarmente miei alcuni dei punti che il programma di Unicost pone al centro della prossima consiliatura:
– carichi esigibili realmente qualitativi, non solo quantitativi: l’esperienza maturata su flussi e statistiche giudiziarie mi ha insegnato quanto sia decisivo che i dati su cui il Consiglio fonda le proprie decisioni raccontino la complessità reale del lavoro svolto, specie negli uffici medio-piccoli dove un solo magistrato copre più funzioni;
– valutazioni di professionalità capaci di restituire il percorso concreto di ciascun magistrato, incluso quel lavoro organizzativo spesso silenzioso — la gestione di un ruolo, il coordinamento di una sezione, il conseguimento di obiettivi come quelli del PNRR — che sostiene un intero ufficio senza comparire in nessuna statistica individuale;
– un governo consapevole, non subìto, dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale: ho vissuto da referente informatico distrettuale il passaggio dal fascicolo cartaceo al processo telematico, e so – anche grazie alla formazione manageriale maturata all’ISTAO – quanto gli strumenti funzionino solo se pensati insieme a chi li usa ogni giorno, mai calati dall’alto;
– un investimento serio sulla formazione dei magistrati più giovani, che ho accompagnato per anni come formatore e come coordinatrice dei tirocinanti, e che considero la garanzia più concreta del futuro della giurisdizione, specie negli uffici più piccoli dove il ricambio generazionale pesa di più.
6. Impegno
Se qualcosa ho imparato in questi anni di lavoro è che organizzazione e umanità non sono due qualità distinte, ma la stessa cosa guardata da due lati: un ufficio funziona quando chi lo coordina sa anche ascoltare, dialogare, tenere insieme le persone prima ancora dei numeri. È questa sinergia — fra capacità organizzativa e capacità di relazione — che ha permesso al mio ufficio di raggiungere risultati di cui vado orgogliosa insieme con i colleghi che li hanno resi possibili; ed è la stessa sinergia che mi impegno a portare, se eletta, nel lavoro del Consiglio: competenza organizzativa messa al servizio delle persone, mai il contrario.
Annalisa Gianfelice

