Appunti per un programma

di Silvia Corinaldesi

Vorrei un Consiglio consapevole della responsabilità delle sue scelte e dell’impatto che esse hanno non solo sulla vita dei magistrati, ma anche sulla vita della generalità dei cittadini.

Credo che il rispetto di principi deontologici rigorosi, prima ancora che disciplinari, sia una contropartita naturale dei poteri di cui il CSM dispone, e che solo il mantenimento di un livello elevato di eticità dei comportamenti esprima la capacità del Consiglio di riflettere verso l’esterno la sua alta funzione.

Le priorità:

1) In primo piano la QUESTIONE MORALE: valorizzare il codice deontologico e disciplinare del magistrato nell’ambito di tutte le pratiche consiliari, ogni volta che si presenti l’ipotesi di uno sviamento o di una strumentalizzazione del ruolo e della funzione giudiziaria.

2) Invertire l’approccio produttivistico e puntare alla QUALITA’ DELLA GIUSTIZIA: la produttività media dei magistrati italiani è elevata, ma l’eccessiva focalizzazione sull’aspetto quantitativo va a detrimento, a volte, della qualità del prodotto giurisdizionale, conseguenza ancora più negativa in ambiti, quali quello della Cassazione, in cui deve essere assicurato altresì il ruolo nomofilattico.

3) Prestare attenzione alla giurisprudenza DISCIPLINARE: i magistrati non devono rispondere per fatti riconducibili a carenze e negligenze esterne o non dipendenti dal loro operato; il controllo disciplinare non sia inflessibile con le violazioni formali in cui a volte incorrono proprio i colleghi più scrupolosi, ma sia severo con chi tradisce la funzione giudiziaria.

4) Assicurare l’uniformità dell’AUTOGOVERNO DECENTRATO, eventualmente attraverso verifiche periodiche nei distretti, valorizzando le commissioni flussi.

5) Potenziare le SEDI DISAGIATE, con il ricorso alle soluzioni endodistrettuali ed incentivi non solo economici, ma anche in termini di punteggi aggiuntivi.

6) Dare il giusto peso alle potenzialità dell’INFORMATICA: utilissima per la lettura dell’attività giurisdizionale nel complesso (statistiche, distribuzione del lavoro, ecc.), ma inadatta a risolvere da sola i problemi della giurisdizione; il processo telematico, da tempo operativo in civile e prossimo al debutto anche in penale, non può essere utilizzato per ‘cancellierizzare’ l’attività del giudice.

I SETTORI DI INTERVENTO

1) Valutazioni di professionalità:

a) non devono essere astratte, ma tenere in debito conto le condizioni ed i carichi di lavoro; eventuali criticità (ad esempio ritardi) devono essere contestualizzate, con coinvolgimento dei capi degli uffici sulla effettiva organizzazione del lavoro;

b) va esclusa l’incidenza automatica – in assenza, cioè, di altre condizioni – sulle valutazioni delle sanzioni disciplinari per ritardi;

c) va escluso il coinvolgimento degli avvocati nelle valutazioni di professionalità;

d) contrarietà verso fonti di conoscenza esterne alla magistratura e nei confronti delle cosiddette valutazioni incrociate tra Tribunale e Procura.

2) Nomine e conferme direttivi e semidirettivi:

a) vanno intese non come posizioni di preminenza (“i magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni”) ma come strumenti per una migliore organizzazione;

b) favorire l’approfondimento dell’istruttoria amministrativa per evidenziare capacità ed impegno effettivo, privilegiando, laddove possibile anche l’audizione dei candidati; in ogni caso, favorire tali approfondimenti istruttori dinanzi al consiglio giudiziario;

c) sottrarre il conferimento degli incarichi direttivi alla logica della “spartizione”, impedendo una trattazione in commissione cronologicamente non vincolata o una trattazione congiunta di più pratiche al Plenum; assicurare una pesatura degli indicatori; valorizzare l’anzianità ma senza farla diventare ‘premio alla carriera’.

3) Collocamento fuori ruolo e ritorno alla giurisdizione:

a) occorre essere netti nell’escludere che si possa direttamente accedere ad incarichi direttivi o semidirettivi prima del decorso di un congruo lasso temporale dopo il servizio fuori ruolo (anche dopo il servizio prestato nel Consiglio Superiore).

b) adottare un rigoroso indice decrescente, a seconda della prossimità o meno alla giurisdizione, dei criteri di differenziazione, anche in chiave attitudinale, delle funzioni non giudiziarie svolte.

c) richiedere al Parlamento una normativa primaria che disciplini lo status dei magistrati che abbiano svolto attività politica nelle assemblee nazionali o negli enti locali e dei magistrati che abbiano assunto incarichi fiduciari di diretta collaborazione con le istituzioni politiche, prevedendo il rientro nell’attività professionale con impossibilità di svolgere funzioni giurisdizionali.

4) Trasferimenti:

a) impegno a deliberare i bandi (bollettoni) due volte l’anno, con rapido esaurimento delle procedure;

b) attenzione alle sedi disagiate e agli uffici comunque con organico inadeguato.

5) Carichi esigibili

a) non vanno intesi solamente come una quantità di lavoro superata la quale non possono essere mossi rilievi disciplinari (ad esempio per i ritardi), ma come la misura del lavoro che può essere svolto con l’attenzione, la cura e la qualità che sono indispensabili per l’esercizio effettivo e sereno della giurisdizione.

6) Uffici di Procura

a) garantire l’indipendenza della giurisdizione, che è un valore non rinunciabile e inizia nelle Procure, con una figura di Pubblico Ministero solidamente ancorata alla cultura della giurisdizione;

b) intervenire sulla normativa primaria e secondaria per attenuare la verticalizzazione delle Procure e rendere più efficienti e trasparenti i criteri di assegnazione dei procedimenti, nell’ottica del rafforzamento dell’indipendenza dei singoli sostituti.

Le prassi virtuose:

• occorrerà fare attenzione ai comportamenti precursori o spia di pratiche consiliari scorrette o di motivazioni “esterne” che possono mettere a rischio la regolarità dell’azione amministrativa;

• è opportuno ridurre gli incarichi esterni non codificati attraverso una limitazione dell’appalto di funzioni proprie del Consiglio;

• è necessario potenziare l’autonomia della struttura tecnica del consiglio attraverso una modifica, in senso meritocratico, dei procedimenti diretti alla selezione dei magistrati addetti;

• occorre trasparenza nel rapporto con la componente laica, in chiave di leale collaborazione nell’attività di amministrazione, con attenzione ai temi che attengono più direttamente all’indipendenza della magistratura (tra questi, l’art. 2 della c.d. legge sulle guarentigie), da intendersi esclusivamente come tutela del prestigio della funzione giudiziaria;

• va prestata massima attenzione alla operatività del Consiglio Superiore, affinché renda un servizio rapido ed efficiente, eliminando gli elementi di eccessiva burocrazia e le sue scelte e decisioni siano facilmente conoscibili dagli interessati.

Condividi su facebook
Condividi su twitter