Documento finale approvato dal congresso

Un nuovo inizio
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Il principio democratico e la partecipazione plurale rappresentano uno dei principali tratti che identificano la magistratura associata.
Il pluralismo culturale nell’associazionismo giudiziario è garanzia di autentica indipendenza e di effettiva autonomia del magistrato: la riduzione della vita associativa alla mera contrapposizione tra “progressisti” e “moderati”, tra innovatori e conservatori, oltre a emulare la contrapposizione partitica e a riprodurre i conflitti che hanno caratterizzato la vita pubblica del Paese, rende concreto il pericolo di una forte connotazione politica del magistrato, del tutto lontana dall’essenza costituzionale del suo ruolo di garanzia per tutti i cittadini.
In questo scenario, Unità per la Costituzione ribadisce con forza l’importanza del pluralismo associativo e sottolinea il tratto più significativo del nostro DNA culturale: il non collateralismo ideologico, quale fulcro della credibilità del magistrato, che non può (e non deve) essere omologato né a destra, né a sinistra.
Noi non siamo e non vogliamo essere né moderati, né progressisti: noi vogliamo essere innanzitutto Magistrati, sottratti alla regola della maggioranza e sottoposti solo alla Costituzione e alla legge.
Il non collateralismo deve costituire per noi tutti la stella polare per recuperare la credibilità del nostro ruolo, garantendo la terzietà costituzionale della magistratura, giudicante e requirente.

Un nuovo patto fondativo
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Il rigore morale e la deontologia costituiscono la precondizione per ogni credibile azione associativa e rimangono una ferma consegna a tutela della legalità costituzionale.
La coerenza tra enunciati e proposte concrete e la loro fedele attuazione costituiscono la doverosa cartina di tornasole per giudicare la credibilità dei contributi che il gruppo di Unità per la Costituzione sottoporrà ai magistrati italiani.
Dopo la crisi e il disorientamento per i fatti di maggio, l’autocritica che ne è seguita e la ferma reazione a quanto accaduto fanno parte al nuovo corso di rifondazione del gruppo, forti dell’orgoglio di essere stata l’unica realtà associativa che, senza sconti, ha rivisto criticamente le deviazioni e le strumentalizzazioni alle quali abbiamo assistito.
Alla reazione è seguito un percorso che è tuttora in atto che proseguirà in modo profondo e serio perché quanto accaduto non si ripeta.
Proprio in questa prospettiva, l’Assemblea ritiene che, per garantire un’effettiva partecipazione democratica alla vita della corrente e per favorire il ricambio e il rinnovamento nelle cariche con il maggior coinvolgimento possibile della base, siano indefettibili i seguenti principi:

  • impedire che lo status di consigliere del CSM porti con sé ambizioni di carriera immediatamente successive alla cessazione del servizio svolto all’interno del Consiglio, con l’assunzione di un impegno formale in questa direzione dei candidati della corrente;
  • individuare strumenti affidabili di selezione dei candidati al CSM che siano effettivamente rappresentativi a livello nazionale attraverso mezzi di consultazione aperta e diretta della base;
  • valutare anche l’introduzione di possibili sistemi di voto telematico, tali da garantire una partecipazione informata e consapevole e assicurarne l’autenticità e la riservatezza;
  • promuovere gli spazi di dibattito anche in sede locale e predeterminare la durata di tutti gli incarichi associativi;
  • rinnovare e consolidare l’elaborazione culturale anche attraverso un rilancio del Centro Studi, con particolare attenzione alla formazione dei magistrati.
    A tal fine dà mandato alla Segreteria per l’attuazione concreta dei principi sopra riportati anche attraverso le opportune modifiche statutarie.
    Trasparenza e meritocrazia
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    Il carrierismo all’interno alla magistratura, la preoccupazione delle nuove generazioni di magistrati conseguente al nuovo ordinamento giudiziario, l’affermarsi di una pericolosa deriva produttivistica senza qualità e la gerarchizzazione dell’ufficio di procura sono tra le cause degli eventi che hanno recentemente sconvolto la magistratura.
    L’Assemblea ritiene pertanto fondamentale che l’impegno, tanto nell’Istituzione consiliare che negli organi associativi apicali e distrettuali, non meno della partecipazione di tutti i magistrati che si riconoscono in Unità per la Costituzione, imponga un cambio di metodo, di contenuti e di proposte concrete.
    Occorre valorizzare un criterio realmente oggettivo, trasparente e meritocratico nella scelta dei magistrati che concorrono a posti, incarichi e sedi.
    Occorre ridefinire il sistema di valutazione della professionalità, attraverso criteri che valorizzino le esperienze giudiziarie, sottraendole alla mera logica produttivistica e alla esclusiva centralità del parere del capo dell’ufficio.
    Occorre riaffermare la necessità di una “buona dirigenza” al fine di garantire il funzionamento del servizio giustizia; la trasparenza dei percorsi motivazionali per le nomine, l’accessibilità alle fonti di conoscenza che ne sono alla base; di contro, evitare nomine che possano essere o sembrare il portato di logiche di compromesso, di cedimenti alla politica, di spartizione.
    Il Presidente della Repubblica, nel corso del plenum del 26.6.2019, ha nuovamente invitato con chiarezza a garantire la trasparenza delle decisioni del Consiglio e rispettare il criterio cronologico nella trattazione delle pratiche “è necessario assicurare, con maggiore e piena efficacia, ritmi ordinati nel rispetto delle scadenze, regole puntuali e trasparenza delle proprie deliberazioni”.
    A tal fine, per garantire una procedura di valutazione efficace e trasparente è necessario, tra l’altro:
    a) Valorizzare il grado di apprezzamento e le valutazioni espresse, da parte dei magistrati dell’Ufficio, in sede di conferma degli incarichi direttivi e semidirettivi;
    b) Valorizzare l’esperienza lavorativa prestata in sedi cronicamente disagiate, dato da leggersi ovviamente in raccordo con la laboriosità, l’impegno e la capacità del magistrato.

Occorre inoltre garantire una formazione iniziale e permanente, utile per la magistratura, all’altezza della sfida culturale che proviene dalla società civile e dal mondo globalizzato, per l’effettività dei diritti e delle libertà costituzionali delle persone e delle formazioni sociali.
E’ inoltre necessaria la determinazione di carichi esigibili, da coordinarsi con la programmazione dell’art. 37 L. 111\2011, in modo da evitare la deriva efficientistica e garantire la qualità delle sentenze e dell’attività giudiziaria al servizio dei diritti dei cittadini e a tutela della serenità dei magistrati (soprattutto considerando la significativa presenza femminile nei ranghi della magistratura italiana, valore aggiunto e ricchezza della giurisdizione).
La credibilità dell’associazionismo, che non sia servo di un puro e becero sindacalismo degli interessi individuali, passa attraverso la capacità di elaborare una riflessione culturale adeguata che investa:

  • l’effettività dei diritti e delle libertà nella pratica quotidiana delle aule giudiziarie,
  • l’attuazione dei valori costituzionali al cospetto di una costituzione materiale in magmatica evoluzione,
  • la promozione dello statuto individuale e collettivo del magistrato che sappia essere al passo con le sfide del tempo presente.
    L’Assemblea da mandato alla nuova dirigenza del gruppo di declinare concretamente queste proposte a tutela dell’indipendenza interna ed esterna dei magistrati italiani, chiamandoli tutti, al di là delle appartenenze ai gruppi associativi, a una forte mobilitazione, per garantire un rinnovamento etico, ideale e contenutistico al servizio della collettività, di servizio alla Costituzione italiana, alla quale oggi nuovamente e con rinnovato orgoglio e rigore prestano fedeltà.
    Roma, 9 febbraio 2020.
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