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Chi ha paura di Unicost?

La direzione nazionale di Unicost fa proprio il contenuto della delibera di maggioranza della Giunta esecutiva centrale dell’ANM sulla questione – sollevata in sede di Ges uscente da due componenti di Area – relativa all’ammissibilità della lista con un unico candidato (la collega Santina Lionetti), presentata da Unicost per il rinnovo della Ges di Roma.

La posizione assunta a maggioranza in Gec (maggioranza composta dai componenti dei gruppi Area e Unicost), nel senso della piena ammissibilità della lista, è l’unica percorribile, in quanto nessuna indicazione di un numero minimo di candidati è contenuta nello Statuto dell’Anm ed è assolutamente evidente che la previsione del rispetto della quota di genere debba essere intesa nel senso di favorire la presenza di colleghi di entrambi i generi negli organismi dirigenti associativi, non certo di impedire la partecipazione associativa nel caso in cui un solo candidato voglia proporsi in una lista. Si potrebbe giungere, altrimenti, al paradosso– si pensi ai piccoli distretti – in cui vi siano solo liste solo a candicato unico, in cui la stessa competizione elettorale – a prescindere dall’appartenenza di genere – non potrebbe avere luogo, lasciando l’associazione senza rappresentanza locale. Nessuno potrebbe poi ipotizzare l’interesse di un gruppo ad un artificioso “spacchettamento” della propria lista, per aggirare la norma statutaria sul rispetto della quota di genere, operando un sistema elettorale di tipo proporzionale.

L’ammissibilità, d’altronde, è stata già ampiamente ritenuta in casi identici (ricordiamo, tra quelli più recenti, Ges di Trieste e Genova), e i precedenti, anche risalenti, hanno certamente ingenerato un generale affidamento sull’ammissibilità delle liste con unico candidato.

Un’interpretazione diversa sarebbe in contrasto con il principio di partecipazione democratica.

In materia elettorale le regole vanno sempre interpretate nel senso di consentire la più ampia partecipazione alla competizione elettorale. E se un collega (o una collega), in un periodo di crisi dell’associazionismo giudiziario, offre la sua disponibilità a concorrere al recupero di un sano pluralismo, non può che essere visto con favore.

La posizione di minoranza assunta da MI in Gec, al di là delle valutazioni tecniche, lascia sconcertati proprio per l’interpretazione formalistica sposata e l’atteggiamento di chiusura e conservazione che tende a neutralizzare il possibile competitore invece di accettare la sana competizione.

In un momento di crisi generale dell’associazionismo, tentare di imporre una posizione che schiaccia le minoranze esprime una visione dei rapporti associativi ed istituzionali fondati sulla forza e conferma le critiche, già espresse da questa direzione nazionale, verso il sistema elettorale del CSM di stampo maggioritario propugnato da MI.

L’ANM ed anche il CSM hanno bisogno della più ampia partecipazione e non del “governo” della maggioranza espressa da un solo gruppo associativo.

Allo stesso modo è incomprensibile la proposta di Aei in Gec, cui ha fatto seguito l’astensione nel merito, di rimettere la questione ad un organo non ancora istituito, l’ufficio elettorale, essendo invece evidente il compito della Gec – che lo ha ribadito anche di recente – di rispondere ai quesiti posti dalle giunte sezionali in ordine alla ammissibilità o meno delle liste, finchè non pubblicate.

Esortiamo i colleghi romani che si riconoscono in Unicost a lavorare alacremente, oggi ancora più di ieri, e ringraziamo la collega Santina Lionetti per la disponibilità manifestata. La credibilità del progetto politico di Unicost e della candidata che a Roma è chiamata a portare avanti lo stesso in seno alla Ges, trovano peraltro assoluta conferma nel lusinghiero risultato della raccolta di firme per la presentazione della lista.

Unicost ha un dovere di rappresentanza di tutti i colleghi che non si riconoscono nei due presunti poli, e si impegnerà oggi più di prima.​

La Direzione Nazionale di Unicost

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