Contributo per il programma elettorale a cura dei Componenti del Comitato Direttivo della Scuola Superiore della Magistratura – Gianluigi Morlini e Nicola Russo.

L'istituzione della Scuola superiore della Magistratura, conseguente all'attuazione della disciplina contenuta nel decreto legislativo n. 26 del 30.6.2006, ha rappresentato senza dubbio un passaggio evolutivo importante sia per l'adeguamento delle istituzioni dedicate alla formazione dei magistrati ai modelli diffusi nella maggior parte dei Paesi dell'Unione europea, sia per la realizzazione di una forma organizzativa stabile destinata, in via esclusiva, al complesso compito sia di programmazione delle attività didattiche a livello centrale che di coordinamento di quelle realizzate dalle strutture territoriali su base distrettuale.

Elezioni per il rinnovo del Comitato Direttivo Centrale 6, 7, 8 marzo 2016

RAPPORTI TRA SCUOLA E CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

L’istituzione della Scuola superiore della Magistratura, conseguente all’attuazione della disciplina contenuta nel decreto legislativo n. 26 del 30.6.2006, ha rappresentato senza dubbio un passaggio evolutivo importante sia per l’adeguamento delle istituzioni dedicate  alla formazione dei magistrati ai modelli diffusi nella maggior parte dei Paesi dell’Unione europea, sia per la realizzazione di una forma organizzativa stabile destinata, in via esclusiva, al complesso compito sia di programmazione delle attività didattiche a livello centrale che di coordinamento di quelle realizzate dalle strutture territoriali su base distrettuale.

Dunque, la Scuola, come modello organizzativo della formazione, non può e non deve essere messo in discussione. Esso, dopo una prima fase di sperimentazione realizzata nel passato quadriennio (nel corso del quale va dato atto dello sforzo “costitutivo” compiuto dall’originario comitato direttivo), va tuttavia migliorato proprio alla luce dell’esperienza maturata durante questo primo periodo di prova  anche recuperando le best practices sviluppatesi durante il lungo ed importante periodo di “gestione diretta” della formazione da parte della IX commissione del CSM e del Comitato Scientifico.

Sotto questo ultimo profilo si avverte la  necessità che il ruolo del C.S.M. non si limiti ad un’enunciazione delle linee d’indirizzo perché, ove non corroborate da un’attività di raccordo costante con l’attività di disciplina concreta attuata dalla Scuola, esse  si svuoterebbero di concreto significato riducendosi ad un mero simulacro di attuazione del principio costituzionale di cui all’art. 105 della Cost., dal momento che questa disposizione attribuisce all’autogoverno consiliare il compito di presiedere alle scelte afferenti ad ogni aspetto della vita professionale dei magistrati.

L’obiettivo di assicurare l’autonomia ed indipendenza dei magistrati si realizza sicuramente anche attraverso una formazione improntata alla consapevolezza, difesa e cultura di quei valori.  Ma questo – è necessario ribadirlo con chiarezza – è un dovere/missione che la Costituzione assegna al Consiglio Superiore della Magistratura, quale organo cui – attraverso l’autogoverno – è demandata la difesa delle prerogative della giurisdizione. Siamo, a questo riguardo, profondamente convinti che l’autonomia e l’indipendenza siano valori che si manifestano ed affermano ricercando il confronto con le altre Istituzioni coinvolte, a vario titolo, nella carriera dei magistrati e che siano la qualità delle scelte metodologiche e la trasparenza delle modalità  di coinvolgimento dei colleghi nell’attività di formazione centrale o periferica i migliori “manifesti” per affermare che la Scuola della Magistratura è libera ed indipendente.

Per questo appare ineludibile che il Consiglio recuperi a sé, nell’interesse dei fini istituzionali che gli sono propri, accanto ad una funzione programmatica e d’indirizzo iniziale, anche quella di verifica durante lo svolgimento dell’annualità didattica. L’istituzione del tavolo tecnico può rappresentare, a questo fine, un valido strumento per rendere concreto questo coinvolgimento del Consiglio nelle scelte operate dal Comitato direttivo.

LA FORMAZIONE

E’ ormai principio teorico largamente sostenuto, e da noi sempre condiviso, quello secondo cui la formazione è non solo un diritto, ma anche un dovere del magistrato, poiché, già sul piano dei princìpi costituzionali, è innegabile il legame tra professionalità ed indipendenza. Infatti, solo il magistrato culturalmente attrezzato è realmente indipendente nelle decisioni, potendo effettivamente valutare la soluzione del caso più idonea sulla base dei princìpi generali e costituzionali.

La formazione ha quindi ricadute anche di ordine costituzionale, non dubitandosi del fatto che la professionalità dei magistrati contribuisce ad assicurare la soggezione del giudice solo alla leggeexart. 101 comma 2 Cost.; e quindi la formazione è un mezzo di rafforzamento dell’indipendenza di ciascun magistrato e garanzia del pluralismo formativo quale antidoto per ogni rischio di omologazione.

In particolare, se autonomia significa consapevole e veramente autonoma scelta tra le interpretazioni possibili, soltanto un elevato livello di cultura della funzione mette il magistrato al riparo dalla tentazione di imboccare la strada delle scorciatoie e della disinvoltura, senza ovviamente che ciò porti alla conformazione dei magistrati e della loro attività ad un unico modello imposto dall’alto.

Infatti, lo scopo della formazione non è certo quello di appianare i possibili contrasti nell’interpretazione delle norme indicando ex cathedra la scelta ritenuta preferibile, ma piuttosto quello di evitare il contrasto inconsapevole, poiché è proprio dalla conoscenza delle motivazioni poste alla base delle diverse posizioni che si possono trarre spunti utili ad alimentare il percorso decisionale, ed eventualmente a facilitare la composizione del contrasto stesso secondo un percorso condiviso e non già calato autoritativamente.

Se ciò è vero, a nostro avviso gli obiettivi che la Scuola della Magistratura deve perseguire sono i seguenti:

–         prevedere un vasto numero di corsi che intercetti nel modo più vasto ed articolato possibile i molteplici e variegati bisogni formativi dei magistrati, proseguendo nella strada, recentemente intrapresa, di organizzare anche in sede diversa da Scandicci alcuni dei corsi, laddove esigenze logistiche lo rendano utile;

– assicurare un reale pluralismo culturale dei docenti ed una apertura anche ai saperi extragiuridici;

– esigere dai relatori un contributo scritto, da porre a disposizione di tutti i magistrati in una banca dati che, diversamente da quella ora in uso e così come invece accadeva in precedenza quando la formazione era gestita dal CSM, consenta una adeguata consultazione tramite i canali della ricerca per autore, per parola chiave nel titolo del corso e per parola chiave nel titolo della relazione;

– rafforzare lo spazio dedicato all’analisi dei fenomeni sociali che fanno spesso da sfondo a temi giuridici di grande interesse, perché attraverso la formazione si contribuisca a rinsaldare anche nei magistrati la sensibilità e la tensione al rispetto dei valori fondamentali per il corretto esercizio del potere di giudicare;

– potenziare l’offerta formativa nel settore dell’informatica giuridica (tenuto conto dell’ormai completa entrata a regime del processo civile telematico tramite Consolle e della prossima informatizzazione del processo penale), della formazione europea e sovranazionale, della formazione linguistica;

– garantire che la formazione decentrata sia adeguata ed efficace in tutte le realtà territoriali, nonché realmente complementare rispetto alla formazione nazionale; 

– valorizzare, nella formazione dei MOT, non solo gli aspetti teorici, ma anche gli approfondimenti tecnico-pratici che sviluppino le capacità operative e concrete necessarie allo svolgimento del lavoro quotidiano del magistrato, tenuto conto del lungo periodo che, per scelta normativa, in cui il tirocinio deve essere svolto presso la Scuola; 

– valutare la possibilità di predisporre, così come ora già accade in alcuni Distretti, una periodica newsletter informativa a livello nazionale, per garantire ai colleghi una pronta informazione sulle modifiche legislative o sugli arresti giurisprudenziali di particolare spessore.

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