Contributo per il programma elettorale di Pierluigi Perrotti – Giudice Tribunale di Milano

Il processo civile telematico costituisce uno strumento dalle enormi potenzialità per migliorare le modalità di gestione e svolgimento del lavoro giudiziario da parte degli uffici, con il diretto coinvolgimento e la partecipazione di tutti i soggetti del processo: magistrati, cancellieri, avvocati, consulenti e, in prospettiva, anche i testimoni e le parti.

Elezioni per il rinnovo del Comitato Direttivo Centrale 6, 7, 8 marzo 2016

Il processo civile telematico costituisce uno strumento dalle enormi potenzialità per migliorare le modalità di gestione e svolgimento del lavoro giudiziario da parte degli uffici, con il diretto coinvolgimento e la partecipazione di tutti i soggetti del processo: magistrati, cancellieri, avvocati, consulenti e, in prospettiva, anche i testimoni e le parti.

Il percorso è ancora lungo e impegnativo ma è comunque possibile presentare un bilancio provvisorio delle prime esperienze applicative, per delineare un quadro di consapevolezze acquisite e per provare a tracciare l’auspicabile direzione degli sviluppi futuri.

Risorse.

In primo luogo il PCT non può e non deve essere l’alibi per eludere la domanda di risorse da destinare al settore giustizia.  Occorre continuare a chiedere con forza l’inserimento di nuovo personale, capace quindi di un investimento culturale di prospettiva e di durata, anche in vista delle innovazioni di portata analoga che hanno iniziato ad interessare anche il settore penale.

Il progetto del PCT è molto ambizioso, le risorse allocate a suo supporto devono essere congruenti con la portata degli obiettivi dichiarati. Le risorse devono essere destinate all’assistenza tecnica, alla formazione permanente dei magistrati e del personale, alla disponibilità in tutti gli uffici di hardware e software di ultima generazione.

Salute.

L’inevitabile prolungamento del tempo di permanenza davanti allo schermo ovviamente espone a rischi specifici per le condizioni di salute. In alcuni uffici sono state avviate le prescritte visite mediche periodiche, si deve richiedere che queste procedure di prevenzione e monitoraggio siano estese in via generale in tutto il territorio, non potendo quindi rappresentare iniziative isolate e virtuose di taluni uffici.

Diritto del processo civile telematico.

Le regole tecniche che disciplinano il funzionamento del PCT presentano delicati profili di intersezione con i principi generali del processo civile. Occorre quindi ripensare in modo sistematico alle norme del processo, in una prospettiva di armonizzazione e non di mera sovrapposizione a cascata di discipline, altrimenti vi sarà – e in parte si assiste già a – una proliferazione di eccezioni e questioni processuali.

La risposta alla domanda di giustizia dei cittadini sarà inevitabilmente percepita come meno funzionale: sarà indubbiamente maggiore l’impegno occorrente per la soluzione di raffinate questioni tecnico giuridiche di natura processuale ma la giurisdizione verrà così almeno in parte distolta dalla sua funzione primaria di tutela dei diritti e di definizione dei conflitti.  Non è questa la giustizia civile in cui crediamo e ci identifichiamo.

I protocolli varati a livello locale d’intesa tra gli Uffici e gli Ordini forensi rappresentano un tentativo apprezzabile di introdurre stabilità e certezza. Peraltro forniscono la riprova della diversità di soluzioni praticabili e rendono quindi indifferibile un riordino razionale e sistematico delle norme vigenti.

Tempi del processo.

Allo stato attuale il PCT rappresenta un elemento neutro sulla durata del processo, incapace di incidere in modo apprezzabile sul contenimento dei tempi di definizione dei procedimenti.  Al di là delle percezioni soggettive sulla sua funzionalità, è un dato di fatto innegabile che tale strumento non sia in grado offrire alcun ausilio al superamento del vero “collo di bottiglia” del processo civile, che si verifica nel passaggio tra la fase di chiusura dell’istruttoria e il passaggio in decisione.

È invece estremamente positiva l’esperienza applicativa nei procedimenti monitori, con un tempo di lavorazione complessiva del fascicolo sensibilmente più breve rispetto ai decreti ingiuntivi in forma cartacea.

Culto o cultura del telematico?

Il PCT non è un totem da adorare. È uno strumento importante, per alcuni versi anche prezioso, ma pur sempre uno strumento.  Si può considerare definitivamente superata una prima fase, connotata soprattutto dalla entusiastica e per alcuni versi acritica glorificazione delle pretese qualità taumaturgiche del PCT, presentato all’opinione pubblica come la soluzione di larga parte dei problemi della giustizia italiana.

È tempo invece di riflessioni più mature, scaturite dall’esperienza.  Unicost evidenzia in primo luogo che i magistrati italiani hanno acquisito in tempi molto rapidi la piena consapevolezza dell’importanza di questa storica evoluzione tecnologica, acquisendo al proprio bagaglio professionale anche l’uso quotidiano dei programmi applicativi del PCT.

Ma vi è di più.  I magistrati italiani sono pronti a rilanciare su questo fronte ed ad assumersi l’impegno serio a lavorare per il necessario perfezionamento di questo strumento, compiendo ogni sforzo utile in tale direzione, anche nella prospettiva di contribuire al superamento del rischio di possibili contrapposizioni con gli altri operatori del diritto su questo tema.  

Chiedono al contempo che tutte le Istituzioni preposte riconoscano la effettiva centralità del PCT, quale punto prioritario e qualificante di un’agenda sulla Giustizia e come tale meritevole di tutto il necessario supporto in termini di risorse concrete.

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