

Mi presento.
Sono Daniela Monaco Crea, nata il 7 febbraio 1972 a Catania dove ho sempre vissuto e anche frequentato gli studi, compresi quelli universitari. Ho conseguito la laurea nell’anno 1995 e sono entrata in Magistratura col d.m. 28.7.1998.
Ho svolto l’uditorato a Catania e nel mese di maggio 2000 ho assunto le funzioni giudiziarie nel ruolo di giudice a latere presso la Corte di Assise etnea; in ragione delle scoperture di organico sono stata immediatamente ‘applicata’ alla sezione che, insieme al dibattimento penale, trattava a quell’epoca la materia del riesame, svolgendo quindi contemporaneamente anche le funzioni di componente del collegio penale e del Tribunale del riesame. Sono stati due anni molto faticosi, in cui, anche nella stessa mattina correvo nel palazzo di giustizia per raggiungere un’aula e l’altra, anni che mi hanno però arricchito, ‘forgiandomi’ e consentendomi di vivere contemporaneamente diverse esperienze della giurisdizione.
Dal settembre 2002 sono stata assegnata alla allora neoistituita sezione riesame e il periodo in essa trascorso ha rappresentato un momento di crescita professionale molto significativo e intenso, avendo dovuto coniugare la estrema celerità delle fasi del procedimento con la collegialità della decisione su materie riguardanti la libertà personale.
Forte di tale esperienza dal gennaio 2010 al gennaio 2019 ho assunto funzioni alla sezione GIP-GUP distrettuale.
A seguire ho composto la sezione misure di prevenzione, che ho anche coordinato per oltre un anno non già per meriti particolari ma perché ero il giudice più anziano in servizio dopo il pensionamento anticipato del suo presidente.
Attualmente sono rientrata nella sezione Gip-Gup, che rappresenta per me l’esperienza più completa e formativa sotto il profilo umano e professionale.
Sono stata magistrato coordinatore e affidatario di numerosi uditori e mot, responsabile del sito del Tribunale di Catania, componente della commissione flussi; ricopro il ruolo di Mag.rif da gennaio 2024, ossia dal periodo di entrata in operatività del processo penale telematico, di cui ho potuto ‘apprezzare’ tutte le difficoltà operative e in tale veste ho tenuto alcuni corsi decentrati organizzati dalla Scuola Superiore della Magistratura per i mot.
Ho anche partecipato alla vita ‘associativa’ catanese alla quale spero di avere apportato un contributo in termini non solo di entusiasmo ma anche di accrescimento culturale: il sistema a punteggi che ha costituito la base della proposta cd. b) sul T.U. della dirigenza ha visto la sua ideazione proprio in un momento di confronto associativo catanese.
Nell’anno 2013 sono stata eletta componente della Giunta Distrettuale catanese dell’ANM, nella quale ho ricoperto le cariche di segretario e presidente.
Nell’anno 2016 sono stata eletta al CDC dell’Anm, del quale ho composto la Gec unitaria nel primo anno e, successivamente, l’Ufficio Sindacale.
Ho poi preso parte ai lavori della Assemblea per il Futuro avente quale obiettivo quello di rifondare il gruppo di Unità per la Costituzione: tanto è stato fatto in quella occasione, è stato riscritto lo statuto improntato a principi di trasparenza e collegialità e si è puntato sulla centralità dell’assemblea, su incompatibilità chiare tra ruoli associativi e prospettiva consiliare seguendo una visione prospettica per la quale dobbiamo non solo essere ma anche apparire liberi. È una scelta che ci ha richiesto autocritica e che ci obbliga ancora oggi a rigore e coerenza. Ma è una scelta giusta, perché senza credibilità etica nessun progetto culturale regge.
Ho infine collaborato alla campagna referendaria curando con alcuni colleghi catanesi parte della redazione e dell’aggiornamento delle slides collegate all’ebook sulla riforma e sui falsi miti sulla giustizia elaborato dal Consigliere Marco Bisogni.
Nella mia ormai lunga carriera (a fine luglio del corrente anno maturerò i termini per la settima ed ultima valutazione di professionalità) non ho mai avanzato domande per ricoprire posti semidirettivi e direttivi e ciò perché credo fermamente nel valore dell’esperienza e della anzianità al punto di ritenere che, anche possedendo alcuni di quei requisiti previsti dall’attuale testo unico sulla dirigenza, “ancora non sia giunto il mio turno”, essendo in servizio colleghi con più esperienza di me e ugualmente meritevoli.
Sono un magistrato, ne sono fiera ed orgogliosa e non ho mai neanche pensato di potere fare altro nella vita, pur avendone avuto la possibilità.
Mi ritengo una persona libera da condizionamenti e pregiudizi e dedita al lavoro: ciò che mi guida è una sincera passione per la giurisdizione.
Mi presento a voi con la umiltà e l’impegno che credo abbiano sempre caratterizzato il mio percorso professionale, durante il quale i dubbi sono stati molto più numerosi delle certezze e nel quale il confronto, anche nei periodi di svolgimento di funzioni monocratiche, ha costantemente orientato le mie scelte.
Ed è allo stesso modo che vorrei costruire le basi del consenso che mi auguro di trovare: vorrei ascoltare ciò che ogni collega si aspetta da un candidato-aspirante componente del CSM, vorrei attingere ad un codice comportamentale che si nutra di un costante e continuo confronto con le voci di ogni singolo distretto, perché credo che un buon consigliere debba sempre e comunque farsi carico delle istanze che provengono dai colleghi, debba valutarle con la indispensabile autonomia di giudizio in un’ottica autenticamente costruttiva che rifiuti ogni logica di appartenenza.
Da parte mia assicuro massimo impegno, riservatezza e rigore.
I compiti sono tanti, le aspettative enormi e ulteriormente amplificate dopo la campagna referendaria durante la quale la Magistratura si è aperta di più, ha parlato di sé con meno autoreferenzialità ed ha finalmente anche fatto autocritica.
Tutto ciò non mi spaventa perché, come ho già avuto modo di affermare in passato – e spero che questa mia affermazione non venga percepita come “presuntuosa” bensì sia apprezzata per il suo significato più profondo – per me costituisce principio di vita assolutamente inderogabile che, una volta assunto un impegno, esso debba essere assolto senza badare a sacrifici, convinta come sono, peraltro, che, solo che lo si voglia veramente e si abbia disponibilità mentale piena, incondizionata e senza riserve, si “arrivi a tutto”.
Quella in corso non deve essere una sterile competizione elettorale; mi auguro vivamente che da un leale e sano confronto dialettico animato dalla volontà comune di servire la giurisdizione emerga una reciproca legittimazione.
Non mi appartiene la contrapposizione fine a sé stessa, credo invece nel valore di fare gruppo e nel lavorare non già “contro” ma “per”: l’unità della magistratura resta, infatti, il nostro bene più prezioso e solo se siamo coesi al nostro interno potremo, al contempo, essere interpreti autentici dei valori della giurisdizione e all’esterno recuperare credibilità, affidabilità ed autorevolezza per il nostro sistema di Governo Autonomo, valori che si alimentano giorno dopo giorno con la qualità delle scelte che effettuiamo e con la sobrietà e la misura con cui le decliniamo.
Il tema dell’etica non è, infatti, un ornamento del nostro ruolo pubblico: è il suo fondamento. L’etica riguarda i grandi comportamenti, ma anche quelli piccoli, nel quotidiano. Riguarda il modo in cui si esercita la giurisdizione, il senso del limite, il rifiuto di ogni furbizia, la consapevolezza che ogni scivolone individuale produce un danno collettivo. Su questo non possiamo arretrare. Non si può chiedere fiducia all’esterno se non si è rigorosi all’interno. E non si può pensare di rilanciare l’autogoverno senza tenere insieme libertà, responsabilità e rigore. Nel ringraziarvi per l’attenzione che mi avete riservato, vi chiedo di sostenermi nel percorso che mi accingo ad intraprendere con la spinta di tutte le vostre idee, anche critiche, da cui spero di trarre la forza che mi consenta di incarnare un modello di candidato autentico e appassionato e, se eletta, di consigliere al servizio esclusivo di una giurisdizione rinnovata e al passo con i tempi.
Daniela Monaco Crea

