Sono nata e cresciuta a Roma, trasferitami a Napoli con la famiglia lì ho conseguito la laurea all’Università Federico II e mi sono preparata al concorso.

Sono entrata in magistratura con il D.M. 3 dicembre 1991 e ho compiuto il tirocinio negli uffici giudiziari di Roma; svolgo ininterrottamente funzioni giurisdizionali dal 1993.

Il mio è il concorso che ha avuto la destinazione nei primi giorni di luglio 1992, tra la strage di Capaci e quella di Via D’Amelio: ricordo bene lo stato d’animo mio e dei colleghi prima e dopo la scelta.

Sono stata destinata alla Procura presso la Pretura di Trapani, ove ho preso le funzioni nel gennaio 1993 e nel 1996, a seguito di mia disponibilità, sono stata trasferita d’ufficio alla Procura presso il Tribunale di Trapani, ufficio in cui ci si occupava di tutti gli affari e si interveniva in prima battuta sugli omicidi di criminalità organizzata.

In quel periodo, dal 1994 al 1997, sono stata applicata a tempo parziale alla Procura di Marsala e dal 1996 al 2000 alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

Ricordo sempre con nostalgia quegli anni: eravamo in tanti, giovani e fuori sede, ci univano gli ideali e il desiderio di contribuire con entusiasmo alla giurisdizione, in un periodo difficile, ma anche in un clima di risveglio della coscienza civile e di impegno per la legalità, confrontandoci con colleghi che da tempo si dedicavano alla lotta contro la mafia. 

A giugno 2000, a domanda, ho assunto le funzioni alla Procura di Roma dove sono rimasta fino al 2017. Qui ho fatto parte di più gruppi di specializzazione: reati ambientali, tributari, responsabilità professionale, reati gravi contro il patrimonio, reati contro la personalità dello Stato e Terrorismo nazionale ed internazionale, più volte in coordinamento alla D.N.A.A. Sono stata applicata alla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma fin dal 2003 e alla Procura Generale della Corte d’appello di Roma per diversi processi e ininterrottamente dal novembre 2010 al luglio 2011.

Da ottobre 2017, dopo quasi venticinque anni di merito, ho assunto le funzioni di legittimità alla Procura Generale della Corte di cassazione, addetta al settore penale, al servizio Affari Interni, che si occupa della vigilanza ex art. 6 d.lgs. n. 106/2006, e al servizio Disciplinare. Ho rappresentato l’Ufficio con continuità innanzi alle Sezioni Prima, Seconda, Quarta e Sesta penale e anche alle Sezioni Unite; sono componente di diversi gruppi di specializzazione, tra cui misure di prevenzione ed esecuzione, astensione e ricusazione, nonché contrasti tra pubblici ministeri e avocazioni e ho contribuito più volte alla formulazione di orientamenti per gli uffici di Procura di merito.

La legittimità, quale sintesi dei territori, delle professionalità e delle sensibilità tutte, è esperienza unica che consiglio di vivere, anche solo per un periodo di tempo, per innescare la indispensabile circolarità della nomofilachia, che non è e non deve essere percepita come calata dall’alto.

Ho acquisito competenze ordinamentali quale componente del Consiglio Giudiziario della Corte d’appello di Roma nel quadriennio 2008-2012, il primo dopo la riforma del 2006, e del Consiglio Direttivo della Corte di cassazione nel periodo 2020-2025. Nel Consiglio Giudiziario di Roma sono stata componente della commissione flussi e della commissione per il tirocinio dei magistrati; nel Consiglio Direttivo della Corte di cassazione della commissione flussi, che ho presieduto per un periodo, così rafforzando le mie competenze in materia organizzativa, e nell’ultimo semestre sono stata presidente del Comitato Pari Opportunità.

Ho avuto sempre a cuore la formazione e sono stata coordinatrice e affidataria di numerosissimi colleghi in tirocinio, viceprocuratori onorari e, tuttora, di tirocinanti ex art 73 d.l. n. 69/2013. Ho avuto moltissimo dai miei affidatari e credo fermamente nella sinergia di esperienza ed entusiasmo, sperimentazione sul campo e approfondimento nello studio quale fonte di arricchimento reciproco, personale e professionale, e di giovamento per una giurisdizione virtuosa che sia al passo con i tempi.

Sono stata anche formatrice decentrata del distretto di Roma, esperta formatrice, relatrice e coordinatrice di gruppi di lavoro alla Scuola Superiore della Magistratura, ai cui corsi continuo a partecipare anche da discente perché credo nell’importanza del confronto. 

Da gennaio 2026 sono componente del direttivo dell’Associazione Donne Magistrato Italiane, di cui sono socia dal 2016, allorquando sono stata designata al Comitato Pari opportunità del Consiglio Giudiziario di Roma. Ho rappresentato l’A.D.M.I. all’assemblea straordinaria dell’Associazione Nazionale Magistrati del 16 maggio 2026 e in tale veste ho partecipato alla redazione della mozione finale che, riconoscendo la rilevanza della questione di genere sia nell’esercizio della giurisdizione sia nello status ordinamentale, ne ha recepito i contenuti.

Ho seguito con attenzione lo svolgimento dei lavori dell’Assemblea per il Futuro, con cui il gruppo di Unità per la Costituzione si è rinnovato, e ho partecipato alla approvazione del nuovo statuto. Ho pertanto accettato la candidatura propostami dai colleghi di Unità per la Costituzione, riconoscendomi pienamente nei suoi principi fondanti, che delineano una figura di magistrato autonomo e indipendente, responsabile, dotato di elevata professionalità, rispettoso del codice etico, equilibrato e misurato in ogni sua espressione. Una figura di magistrato che, se chiamato a ricoprire un ruolo in sede di governo autonomo, rifugge da qualsiasi logica di appartenenza, effettuando, nell’assunzione delle deliberazioni, esclusivo ricorso a criteri obiettivi e meritocratici, tesi alla valorizzazione della professionalità, scevro da qualsiasi interesse personale.

Il mio impegno è maturato oggi, dopo un lungo percorso professionale e all’esito del referendum costituzionale del 23 marzo 2026, perché credo sia importante capitalizzare la fiducia accordata dai cittadini nel mantenere l’unità della magistratura giudicante e requirente, che si declina nella comune cultura della giurisdizione, si realizza negli uffici di legittimità e si compone nel Consiglio Superiore della Magistratura. L’organo di governo autonomo, nel disegno affidatoci dalle Madri e dai Padri costituenti e che i cittadini hanno deciso di lasciare intatto, non possiede funzioni meramente amministrative, ma è volto a preservare l’autonomia e l’indipendenza dell’unico potere dello Stato di prossimità, quotidianamente al servizio della società civile.

La candidatura di legittimità è la più complessa perché il collegio è unico nazionale e per questo è anche la più coerente rispetto all’espletamento del mandato, in quanto i consiglieri superiori rappresentano tutti i magistrati e hanno il compito di tutelare i diritti di tutti.

Essa, infatti, richiede il sostegno non solo dei colleghi con i quali si condividono le attività e le difficoltà quotidiane, ma altresì quello dei colleghi di tutti i distretti, con una pluralità di funzioni e nei diversi gradi della giurisdizione, il cui frutto di un silenzioso lavoro arriva al vaglio degli Uffici di legittimità, Corte di Cassazione e Procura Generale, che sentono distanti e dei quali non raramente hanno difficoltà a comprendere le dinamiche decisionali. Dai provvedimenti valutati non traspaiono infatti, né potrebbe essere altrimenti, il carico spesso insostenibile per il magistrato, le inefficienze strutturali o ambientali, le scoperture d’organico, la carenza di collaboratori, elementi tutti che incidono in modo rilevante non solo sull’efficienza degli Uffici, ma anche sulla qualità dei provvedimenti.

Da quasi trentacinque anni esercito le mie funzioni con dedizione, passione e determinazione, in continuo confronto con i colleghi, convinta di non poter desiderare un lavoro diverso e perciò ritenendomi privilegiata.  

Con il pensiero al mio percorso professionale mi rivolgo principalmente ai giovani magistrati alle prime delicatissime funzioni, che determineranno le loro scelte future; ai colleghi che sono in procinto di conseguire valutazioni di professionalità e hanno il diritto a che i pareri rispecchino il loro effettivo impegno; ai colleghi che per primi hanno dovuto attuare riforme senza risorse; ai magistrati che hanno assistito alla burocratizzazione del lavoro gravato da mille adempimenti; ai pubblici ministeri cui si chiede di compiere in tempi strettissimi indagini complete; ai colleghi civilisti e penalisti che con coraggio operano in territori critici per condizioni ambientali o economiche o in uffici sguarniti; ai colleghi in un periodo di difficoltà personale che non riescono a stare al passo con il lavoro; a tutti i colleghi che hanno dovuto compiere sforzi inenarrabili in vista dei risultati del P.N.R.R. e che desiderano mantenere il traguardo raggiunto anche grazie alla collaborazione degli A.U.P.P., con la loro stabilizzazione; ai colleghi della legittimità e degli uffici minorili, gli unici a non avere ancora carichi esigibili; ai colleghi che tengono alla qualità del lavoro più che ai numeri; ai colleghi che aspirano ad incarichi direttivi e semidirettivi la cui esperienza professionale deve essere valorizzata con criteri chiari e prevedibili; ai colleghi con compiti amministrativi fuori ruolo in settori cruciali per la giurisdizione. I temi sul tappeto e gli aspetti critici che il prossimo C.S.M. dovrà affrontare sono molteplici e confesso di non avere soluzioni pronte, ma idee chiare sì.

Nel breve periodo che ci separa dalla consultazione elettorale mi impegno a raggiungere più uffici possibile e ad ascoltare le storie e le esigenze di chi vorrà sottopormele, con la certezza che serberò memoria di ogni parola incoraggiante o critica, facendone tesoro per il tempo a venire, al fine di poter rendere a tutti un servizio migliore, se eletta. Mi scuso sin da ora con chi non riuscirò a incontrare.

Sono convinta della necessità che chi sarà chiamato a comporre il prossimo Consiglio Superiore operi in serenità e comunione di intenti a tutela di una magistratura che sia indipendente, unita, credibile e consapevole del ruolo centrale che svolge nella società, assumendo decisioni chiare, trasparenti e verificabili, sulla scorta di regole prestabilite, in ogni settore  di sua competenza, attuando una semplificazione della normativa secondaria, intervenendo con competenza e tempestività nell’interesse degli uffici in sofferenza, restituendo centralità al lavoro giurisdizionale e supportando chiunque si trovi in difficoltà, agendo in sinergia con tutti gli attori della giurisdizione.

Credo quindi che l’organo di autogoverno debba porsi obiettivi concreti ed indefettibili così da rafforzare la propria credibilità all’esterno ed all’interno, operando con lealtà, chiarezza, rigore e coerenza, queste sono le condizioni perché la magistratura sia al passo con i tempi e onori la fiducia che i cittadini le hanno voluto rinnovare con il voto referendario. Ad essi mi ispirerò laddove sostenuta dal consenso che qui chiedo di accordarmi alle colleghe e ai colleghi che mi conoscono, alle colleghe e ai colleghi che mi leggono e che leggo, alle colleghe e ai colleghi che riuscirò ad incontrare, ponendo fiducia anche nel passaparola, più che nei social cui non sono avvezza.

Ringrazio tutti voi colleghe e colleghi per il tempo che avete voluto dedicarmi

Elisabetta Ceniccola