Sono nato a Taranto nel 1974 e ho coltivato fin dagli anni dell’università il sogno di diventare giudice, un sogno maturato all’epoca delle stragi di Capaci e di via D’Amelio; magistrato dal 2004, dal 2006 al 2024 ho esercitato per diciotto anni le funzioni di giudice penale al Tribunale di Taranto, vivendo il settore penale non come una funzione tra le altre ma come una vera vocazione, e proprio le dimensioni medie dell’ufficio mi hanno permesso di attraversarne per intero tutte le articolazioni, spesso in parallelo: giudice monocratico anche con doppio ruolo, giudice collegiale con la stabile presidenza di un collegio dal 2019, Gip in applicazione, componente e poi presidente del Tribunale del Riesame e delle misure di prevenzione, giudice dell’esecuzione, fino alla presidenza f.f. della Prima sezione penale — la più numerosa del Tribunale, con 16 togati, 4 Gop e 22 addetti U.P.P. — e alla presidenza della Corte di Assise. Dal gennaio 2025 ho scelto consapevolmente una nuova prospettiva professionale come consigliere della Corte di Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, che mi restituisce oggi una visione ancora più completa di tutto il percorso compiuto in primo grado. Ho inoltre maturato esperienza ordinamentale come componente del Consiglio Giudiziario di Lecce nel quadriennio 2020-2024, occupandomi anche dell’analisi dei flussi e delle pendenze dell’intero distretto, esperienza che ho poi tradotto in scelte concrete nella redazione dei piani di gestione della sezione penale; sul fronte della formazione, dal 2025 ho svolto per due volte l’incarico di Tutor dei MOT presso la Scuola Superiore della Magistratura di Scandicci, cercando di trasmettere ai colleghi più giovani non solo competenze tecniche ma soprattutto l’etica del magistrato. Mi candido ora al Consiglio Superiore della Magistratura con il gruppo di Unicost, spinto dalla richiesta di molti colleghi del distretto di Lecce e dalla volontà di rappresentare chi lavora ogni giorno con serietà e abnegazione, spesso in condizioni difficili; porto avanti un’idea di magistratura equilibrata, rigorosa, sobria e lontana dai riflettori, e un programma che punta sulla trasparenza nelle nomine dei dirigenti degli uffici giudiziari, su valutazioni di professionalità realmente sostanziali e non meramente formali, sul non collateralismo, su una materia disciplinare più prevedibile e garantista, sulla necessaria revisione delle piante organiche alla luce dei reali carichi di lavoro, e su un uso dell’efficienza e degli indicatori statistici che non sacrifichi mai la qualità delle decisioni e la funzione costituzionale del magistrato.

Filippo Di Todaro