Il Dl. n. 28 e l’insicurezza della fase 2

Il decreto legge n. 28 ha opportunamente prolungato le regole della cd. Fase 2 fino al 31 luglio 2020, per consentire la migliore organizzazione nella trattazione degli affari civili e penali, di fatto prendendo atto e rilevando come l’emergenza sanitaria permarrà ancora a lungo.

Nella prospettiva della Fase 2 dobbiamo però registrare l’assenza di interventi strutturali negli uffici giudiziari. Manca una adeguata valutazione del rischio in vista della ripresa dell’attività giudiziaria, che necessariamente al pericolo di contagio deve essere parametrata. Occorrono flessibilità degli orari di lavoro, progetti di  gestione degli spazi,  con barriere separatorie e altro, sanificazioni ripetute,  valutazione del  numero massimo di presenze in ogni aula o ufficio, predisposizione di percorsi all’interno degli uffici per favorire il distanziamento sociale, segnaletiche conseguenti, sorveglianza sanitaria e tutela dei lavoratori.

Tutto questo e molto altro è indicato come  indispensabile anche  nel  Documento Tecnico dell’INAIL sulla rimodulazione delle misure di contenimento e prevenzione del contagio nei luoghi di lavoro (misure organizzative, misure di prevenzione e protezione, misure specifiche per la prevenzione dell’attivazione di focolai epidemici). Ma siamo ben lontani dal vederlo realizzato.   

Di tutta risposta il decreto legge  n. 28 impone la presenza del  giudice civile nell’ufficio giudiziario  per celebrare l’udienza.

La fase 2 è rimessa in ogni ambito della vita sociale e istituzionale del paese anche a un grande senso di responsabilità personale dei cittadini. Siamo sicuri che i giudici civili se avranno la possibilità di lavorare in sicurezza nei propri uffici lo faranno.

Ma  di fronte alla precarietà sanitaria e strutturale attuale e al  fallimento dello smart working del personale amministrativo, con conseguente maggiore presenza in ufficio  del personale amministrativo,  occorre consentire al giudice di celebrare l’udienza al di fuori dell’ufficio giudiziario, così contemperando il bene della salute  pubblica con il diritto dei cittadini al servizio giustizia.

Auspichiamo che il Parlamento in sede di conversione voglia rimediare a una cambio di rotta davvero poco comprensibile.

Buon Primo Maggio a tutti!

    Il Presidente                                                       Il Segretario Generale 
  Mariano Sciacca                                                       Francesco Cananzi

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