Il programma dei candidati Unicost al CDC

Un nuovo inizio  … e 10 e più ragioni per sostenere i candidati di Unità per la Costituzione

1. La centralità della giurisdizione e la difesa della sua indipendenza attraverso il rifiuto di ogni forma di collateralismo.

L’attuale momento di crisi della credibilità della magistratura e della magistratura associata, in particolare, può essere superato solo attraverso la riaffermazione della centralità della giurisdizione e dell’indipendenza del potere giudiziario dagli altri poteri dello Stato.

Tale processo deve passare necessariamente da un ritrovato dialogo all’interno della magistratura stessa, nella ricchezza e varietà culturale che la caratterizzano e che costituiscono un valore da preservare.

Unità per la Costituzione, presa coscienza che il gruppo, nel corso del tempo, si era troppo allontanato  dagli scopi e dagli ideali che ne avevano determinato la nascita, in un analogo momento di crisi, ha avviato un percorso costituente, iniziato con il Congresso Straordinario “Un Nuovo Inizio” dell’8 e 9 febbraio 2020 e tuttora in corso, con il compito  di promuovere una nuova cultura della deontologia giudiziaria e rinnovare l’impegno culturale e partecipativo perché non abbiano più a ripetersi episodi sistematici di degenerazione correntizia.

Il percorso costituente vede la partecipazione di 80 delegati, designati in numero paritario da ogni distretto, che stanno riscrivendo le regole dello stare insieme.

Quello che è chiaramente emerso all’esito di oltre 3 mesi di lavori, che hanno già visto l’approvazione di un nuovo preambolo, è che Unicost rimane ancorata alla propria idea di   non collateralismo ideologico, quale fulcro della credibilità del magistrato, che deve essere indipendente da condizionamenti ideologici, così risultando ed apparendo terzo e imparziale nell’applicazione della legge alla luce dei principi fissati nella Carta costituzionale e nelle fonti del diritto internazionale e sovranazionale. 

Altrettanto nettamente è stata riaffermata la distanza e l’assoluta indipendenza e assenza di collateralismo rispetto ad ambienti politici e a centri economico-affaristici.   

Siamo e vogliamo essere magistrati costituzionali, che servono la democrazia e che ridanno dignità al cittadino, riconoscendone i diritti e rendendo effettiva la Costituzione.  

2. Per un’ANM unita nella tutela della giurisdizione e fortemente legittimata per affrontare l’interlocuzione con il governo per quanto riguarda la riforma dell’ordinamento giudiziario.

Il perseguimento di politiche ordinamentali volte a riaffermare la credibilità dell’ordine giudiziario è la sfida che l’ANM dovrà affrontare nel prossimo futuro.

Occorrerà, pertanto, iniziare un’approfondita riflessione sulla proposta di riforma dell’ordinamento giudiziario e del CSM contenuta nel disegno di legge recante delega al governo approvato in Consiglio dei Ministri in data 7 agosto 2020, contenente alcune previsioni sicuramente condivisibili e altre che rischiano di produrre effetti confliggenti con i principi costituzionali che preservano l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.  

I candidati di Unicost credono che solo un’ANM unita e legittimata sarà in grado di fare fronte ai propri interlocutori istituzionali, assumendosi l’impegno di instaurare un ampio e costruttivo confronto sia all’interno dell’associazione, sia all’esterno, per l’effettuazione di scelte ponderate ed equilibrate.

La delibera finale dell’assemblea nazionale dell’ANM tenutasi nei giorni 19 e 20 settembre 2020, con la quale si chiede l’avvio di una fase costituente dell’associazione stessa, trova il convinto sostegno di Unicost e dei suoi candidati, già coinvolti in analogo processo interno, che offrono il loro eventuale contributo all’individuazione delle regole che possano rendere l’ANM più partecipata da tutti i magistrati (quali ad esempio la modifiche del sistema elettorale del CDC dell’ANM con l’abolizione dell’attuale collegio unico nazionale e la riduzione delle cinque preferenze e del numero di firme necessarie per la convocazione dell’Assemblea nazionale; la promozione della partecipazione a distanza alle assemblee dell’associazione, la limitazione del numero delle  deleghe spendibili per partecipante).

Siamo fortemente convinti che l’associazione Nazionale Magistrati abbia un suo ruolo autonomo e ben distinto da quello degli organi di governo autonomo e che tale ruolo non vada in alcun modo svilito tramite la strumentalizzazione delle cariche elettive degli organi dell’associazione.

Nell’ambito del processo costituente si auspica il mantenimento, pertanto, delle specifiche limitazioni nel passaggio tra il ruolo associativo e il ruolo di Consigliere al CSM, ultimamente introdotte nello Statuto ANM, al fine di evitare che tali incarichi, che dovrebbero costituire l’arricchimento della carriera di un magistrato, finiscano con il concretizzare inopportune concentrazioni di potere. 

La vita associativa, in ANM come nei gruppi, è un momento di arricchimento per i magistrati, un contributo alla società, che deve tornare a essere espressione di profonda passione civile, vera curiosità e interesse per le altrui opinioni, amore per la professione e per il servizio che rendiamo ai cittadini, ricerca dell’interesse generale, non il viatico per carriere parallele. 

3. La difesa dell’unitarietà della giurisdizione e il rifiuto della separazione delle carriere.

Il deliberato dell’assemblea nazionale dell’ANM del 20 settembre 2020 ribadisce la propria ferma e intransigente contrarietà a qualsiasi forma di separazione delle carriere di giudicante e requirente.

Unicost appoggia fermamente tale deliberazione, nella convinzione che un magistrato del Pubblico Ministero autonomo e stabilmente inserito nell’ambito della giurisdizione sia primo garante dell’esercizio imparziale dell’attività inquirente e requirente.

I candidati al comitato di coordinamento dell’ANM si impegnano quindi a farsi portatori delle ragioni contrarie a qualsiasi disegno di legge che preveda una separazione delle carriere, anche in via mediata e surrettizia e che potrebbe portare, come estrema conseguenza, alla sottoposizione dell’Ufficio del Pubblico Ministero al potere esecutivo.

In tal senso si apprezza che il testo del DDL del 7 agosto 2020, nel ridisegnare il sistema elettorale del CSM non contempli la distinzione fra giudici e pubblici ministeri, a sottolineare l’unicità della giurisdizione.

Al contrario non si comprende la previsione che limita il passaggio tra le funzioni giudicante e requirente ad un massimo di due volte, non più quattro, atteso che i già previsti limiti temporali e territoriali per il passaggio di funzioni appaiono sufficienti a contenere fenomeni strumentali legati al passaggio di funzioni.  Anzi occorrerà agire per rimuovere gli ostacoli territoriali eccessivi che limitano il passaggio da una funzione all’altra e conseguentemente la mobilità del magistrato.

4. La magistratura intesa come potere diffuso: la contrarietà ad ogni forma di gerarchizzazione.

Nel disegno costituzionale la magistratura è intesa come un potere diffuso, scevro da ogni forma di gerarchizzazione.

Già la riforma legislativa del 2006 ha introdotto una significativa frattura culturale di tale principio, con una tendente gerarchizzazionedell’ufficio di Procura, anticamera, tra l’altro, di una separazione delle carriere.   

Da questo punto di vista devono essere accolte con favore le disposizioni del DDL del 7 agosto 2020, recanti deleghe al Governo per predisporre principi e criteri da seguire nella disciplina dell’organizzazione dell’ufficio del Pubblico Ministero, nonché l’adozione di procedure semplificate per l’approvazione dei progetti organizzativi, nella misura in cui tali norme invertano tale tendenza alla gerarchizzazione interna degli Uffici di Procura.

Analogamente, nella convinzione che i magistrati si distinguano tra loro solo per la diversità di funzione, che ogni singolo magistrato eserciti la propria funzione nella consapevolezza dell’incisività del ruolo esercitato e che i ruoli direttivi e semi direttivi,  indispensabili al funzionamento dell’organizzazione,  non costituiscano un avanzamento di carriera, ma un servizio reso al più pieno svolgimento della funzione giurisdizionale, occorre ben valutare l’incidenza delle norme di  riforma sulla dirigenza contenute nel DDL del 7 agosto 2020.

Sono quindi valutate con favore le norme che;

  • introducono il principio della trasparenza nelle procedure di valutazione degli aspiranti ad incarichi direttivi;
  • introducono un rigoroso rispetto del criterio cronologico nella trattazione delle vacanze, derogabile solo in casi specifici e predeterminati;
  • valorizzano l’esperienza giurisdizionale,  anche attraverso l’innalzamento dei requisiti di legittimazione minima necessaria per ricoprire i diversi incarichi direttivi, ma confermano quale residuale il criterio della mera anzianità;
  • introducono indicatori generali e specifici volti ad evidenziare le attitudini dell’aspirante, tra i quali la valutazione della pregressa attività dirigenziale svolta;
  • prevedono una preparazione specifica presso la Scuola Superiore della Magistratura per i magistrati che aspirino a ricoprire ruoli dirigenziali.

In particolare, appare importante la valorizzazione, prevista dalla riforma, della verifica dell’operato del dirigente allo scadere del quadriennio, a garantire l’effettivo possesso dell’attitudine all’organizzazione.

Suscita invece perplessità l’introduzione di forme di consultazione incrociata, nell’assegnazione degli incarichi, con i rappresentanti l’avvocatura e della dirigenza amministrativa, categorie che possono avere interessi concorrenti o confliggenti.

Si apprezza, inoltre, che il legislatore non abbia ceduto a suggestive ipotesi di “rotazione” negli incarichi che, se in teoria sembrano essere un rimedio all’ approccio “carrieristico” alla funzione dirigenziale, in verità causano effetti deresponsabilizzanti e disincentivanti in relazione alla funzione organizzativa e non valorizzano in alcun modo le attitudini e l’esperienza degli aspiranti.

5 Ampliamento delle piante organiche, mobilità orizzontale e giovani magistrati.

Il recente ampliamento della pianta organica della magistratura attuato dalla L. 145/2018 e, in particolare, la previsione delle “piante organiche flessibili”, deve essere un’occasione per aprire una riflessione sulle esigenze degli uffici in maggiore sofferenza, che, purtroppo, sono state solo parzialmente soddisfatte dal recente decreto che distribuisce le 422 unità di organico negli uffici.

Non può quindi venire meno l’impegno a sollecitare il completamento della revisione delle circoscrizioni giudiziarie, accorpando quegli uffici giudiziari di minori dimensioni che non solo danno luogo a continui problemi di incompatibilità, risultano esposti a rischio continuo di paralisi, per l’assenza per maternità o per malattia dei colleghi, sono difficilmente raggiungibili per i colleghi pendolari.

Occorre anche in questo settore operare una scelta politica oculata, mantenendo quegli uffici minori che rappresentano effettivamente un presidio di legalità sul territorio irrinunciabile, e procedendo ad accorpamento di quegli uffici che non presentano questa peculiare caratteristica.

L’attenzione particolare che deve essere assegnata agli uffici giudiziari maggiormente esposti e disagiati, sottoposti al fenomeno di un veloce “turn over”, si intreccia altresì con il tema della tutela dei giovani magistrati, poiché è proprio in tali uffici che vengono assegnati i magistrati di prima nomina.

Una politica giudiziaria tesa a ridurre le criticità rilevate negli uffici disagiati è funzionale a preservare i magistrati di prima nomina dal rischio di sovraesposizione disciplinare: tale obiettivo può essere raggiunto aprendo una seria riflessione sulla normativa in tema di sedi disagiate, valutando correttivi che tendano anche ad incentivare la permanenza in tali sedi, evitando di colmare il disagio di una sede e determinandolo in un’altra.

Particolare attenzione deve essere rivolta anche alla previsione delle “piante organiche flessibili” che sostituisce la figura del magistrato distrettuale.

L’individuazione delle “condizioni critiche di rendimento”, che, in base all’art. 1 della legge n. 160 del 2019, consentono di destinare agli uffici giudiziari del distretto i magistratidelle “piante organiche flessibili”, costituisce, infatti, un passaggio nevralgico della normativa, sul quale l’ANM dovrà vigilare, poiché sposta le scelte sulla mobilità dei magistrati al Ministero, in contrasto con le prerogative riservate dalla Costituzione al Consiglio Superiore.

L’adeguato sviluppo della previsione legislativa delle piante organiche flessibili è infatti un’occasione per contemperare le esigenze degli uffici in sofferenza con quelle del diritto alla mobilità orizzontale dei magistrati (di prima nomina e non) che non può essere sprecata.

Si condivide, inoltre, che il disegno di legge preveda che l’ingresso in magistratura torni ad essere regolato con un concorso di primo grado e, più in generale, che s’intenda agire per ridurre i tempi della procedura concorsuale, al fine di fronteggiare le scoperture derivanti anche dall’incremento delle piante organiche.

Si sottolinea, tuttavia, che i problemi derivanti dal “turn over” negli uffici giudiziari di frontiera si possono risolvere solo programmando in maniera congrua uscite ed entrate dei magistrati in servizio, in modo da minimizzare le scoperture di organico. I candidati di Unità per la Costituzione si faranno promotori di proposte in tal senso.  

6. La responsabilità civile, le sanzioni disciplinari e la valutazione di professionalità.

Da sempre Unicost è convinta che l’indipendenza interna ed esterna della magistratura si garantisca contrastando le paureche trasformano in burocrazia la libertà del giudice.

Un giudice intimorito non è un giudice che potrà prendere le proprie decisioni con la serenità e l’imparzialità necessarie a svolgere il cruciale ruolo della giurisdizione.

Una seria azione di contrasto alle paure che trasformano in burocrazia la libertà del giudice non deve però ridursi alla protezione senza se e senza ma dal procedimento disciplinare, ma trovare il modo di coniugare la qualità oltre che la quantità delle decisioni, e operare una netta distinzione fra le responsabilità riconducibili al magistrato e le responsabilità dovute ai carichi di lavoro e a disfunzioni amministrative.

Il ruolo dell’Anm  dovrebbe essere, quindi, quello di  stimolare un ripensamento da parte del legislatore in relazione all’ultima riforma in tema della responsabilità civile dei magistrati, apparentemente giustificata da un richiamo dell’Unione Europea sul punto, laddove invece il legislatore europeo non aveva inteso introdurre meccanismi di punizione patrimoniale dei magistrati, bensì sollecitare lo Stato affinché istituisse rimedi effettivi per garantire il risarcimento in favore dell’avente diritto, anche attraverso l’Istituzione di un Fondo specifico.

La responsabilità patrimoniale del magistrato, già controllato in ambito disciplinare, contabile e ordinamentale, deve essere residuale e limitata acasi specifici ed eccezionali, inoltre appare inaccettabile che non vi siano limiti temporali entro i quali lo Stato possa esercitare l’azione di rivalsa nei confronti dei magistrati.

In tema di procedimenti disciplinari sosteniamo con convinzione che la responsabilità disciplinare è personale e che non si deve rispondere disciplinarmente per carenze e negligenze esterne e indipendenti all’operato del magistrato.

L’ANM deve, pertanto, continuare ad esprimere il proprio dissenso alle nome contenute nel disegno di legge approvato il 14 febbraio 2020, recante deleghe al Governo per l’efficienza del procedimento penale, che prevede l’introduzione di numerosi nuovi illeciti disciplinari in capo ai magistrati per fatti totalmente indipendenti dalla volontà degli stessi. Molti di essi sono intollerabili, perché prevedono la responsabilità in capo al magistrato per fatti di un terzo inadempiente: lo Stato.  

Deve essere invece vista con favore la previsione, presente nel DDL del 7 agosto 2020, dell’istituto della “riabilitazione”, a determinate condizioni, per le condanne per i fatti di minor rilievo, che attualmente anche a distanza di decenni condizionano irragionevolmente la carriera di magistrati anche di grande valore e professionalità.  

Ulteriore argomento di confronto deve essere il  sistema di valutazione di professionalità: sul punto si esprime sin da subito contrarietà rispetto al coinvolgimento di  fonti esterne alla magistratura, quale l’avvocatura,  anche nella forma del  diritto di tribuna previsto dal DDL 7 agosto 2020.

Le valutazioni non devono essere astratte e devono tenere conto delle condizioni e dei carichi di lavoro, con l’esclusione dell’incidenza automatica sulle valutazioni delle sanzioni disciplinari per ritardi: in tal senso risulta apprezzabile la previsione contenuta nel DDL 7 agosto 2020, secondo cui i fatti accertati in sede di giudizio disciplinare debbano essere sì oggetto di valutazione ai fini del conseguimento della successiva valutazione di professionalità, ma senza alcun automatismo.

Unità per la Costituzione guarda con favore anche la previsione – nel testo del disegno di legge approvato – di procedure semplificate per le valutazioni di professionalità

Ritiene, tuttavia, che occorra trovare il giusto punto di equilibrio tra la necessità di eliminare incombenti inutilmente onerosi per i vari organi coinvolti e le legittime aspettative di un magistrato in valutazione, il quale, dopo un quadriennio, auspica un rapporto del suo capo dell’ufficio che dia atto in termini non meramente ricettivi del suo operato. E così, in applicazione del principio di prossimità, appare inopportuno affidare un valore meramente certificativo alla conferma dell’autorelazione da parte del capo dell’ufficio, rischiandosi, altrimenti, un ‘appiattimento’ sul documento predisposto dal magistrato. 

Viceversa, per quanto concerne il parere del Consiglio Giudiziario, prima, e la delibera del CSM, poi, è assolutamente condivisibile la previsione, rispettivamente, della motivazione semplificata e del richiamo per relationem, in assenza di criticità. 

Il percorso di normazione dettagliata da svolgere con i decreti legislativi andrà, in ogni caso, seguito con estrema cura: è importante che la magistratura associata sia un interlocutore stabile della fase di predisposizione delle norme, valorizzando l’aspetto propositivo. 

7.  Qualità del lavoro, tutela del magistrato in caso di malattia, tutela della genitorialità.

Nella prospettiva di assicurare una adeguata qualità del lavoro negli uffici giudiziari e di rendere effettiva la tutela dei valori costituzionali della salute, della famiglia e della genitorialità, Unicost intende promuovere l’adozione di misure concrete in grado di contemperare il sostegno ai magistrati nei casi di assenza per malattia e/o di tutela della maternità e della paternità.

L’indipendenza nella funzione giurisdizionale si preserva anche se i magistrati non sono sottoposti a pressioni personali, anche di natura sanitaria, e con una ripartizione del lavoro sostenibile.

Unità per la Costituzione intende promuovere la qualità del lavoro, perché essa è indice di un corretto e ponderato, imparziale e indipendente, esercizio delle funzioni giurisdizionali.

Il cardine di tale impegno non può prescindere dalla prioritaria attuazione in tempi brevi del dettaglio della proposta Anm sui “carichi di lavoro” dei magistrati italiani, contenuta nel documento approvato il 19.11.2019.

L’indipendenza interna deve essere tutelata quanto quella esterna. Tanto quanto il buon andamento dell’Ufficio.

Per questo occorre attuare azioni che mirino ad evitare il disagio dei magistrati quotidianamente impegnati nella cura della prole minore o in precarie situazioni di salute, che spesso lavorano in condizioni non sostenibili per timore di porre in difficoltà l’Ufficio o i colleghi.

Due sono le direttrici su cui operare: la concreta attuazione delle piante organiche flessibili, in modo da prevedere la sostituzione del magistrato assente dal servizio maternità o malattia, e l’utilizzo dell’istituto dell’applicazione per le sostituzioni, con espressa previsione nei programmi di gestione.

Inoltre, nella fase di rientro dalla maternità ovvero dalla malattia, ed in ogni caso in cui vi siano eventi che possano minacciare il benessere del magistrato, deve essere automatica ed obbligatoria l’adozione di misure organizzative che rendano concreta la conciliazione tra l’impegno professionale e la cura familiare (Titolo IV – “Del benessere organizzativo, della tutela della genitorialità e della salute della circolare per la formazione delle tabelle 2020-2022”).

È altresì improcrastinabile la concreta attuazione dell’Ufficio del processo a supporto dei magistrati professionali, per un adeguato contemperamento della più ampia tutela della maternità e della genitorialità con le esigenze di efficienza dell’ufficio.

La tutela della genitorialità negli uffici requirenti può essere, invece, attuata mediante esoneri dai turni esterni e/o rimodulazione degli stessi, con la partecipazione ad un minor numero di udienze collegiali o ad udienze di trattazione più leggere (quali le udienze preliminari) o di minore durata.

Le concreta attuazione di tali azioni devono, inoltre, essere inserite tra i criteri di valutazione del dirigente in fase di valutazione della domanda per incarichi direttivi.

Unicost intende promuovere iniziative volte a sollecitare l’allestimento nei Palazzi di Giustizia di asili e/o di aree-nido, in condivisione con il personale amministrativo anche mediante apposite convenzioni sollecitate e promosse dall’ANM sezionale o sottosezionale con gli enti territoriali e le strutture esistenti.

Favorire la partecipazione alla formazione decentrata o a distanza per le colleghe di rientro dalla maternità o in alternativa per i padri costituisce un’ulteriore misura volta alla tutela della genitorialità.

Infine, appare del tutto iniqua nei casi di maternità e di malattia l’elevata decurtazione stipendiale subita dai magistrati. Si intendono pertanto promuovere azioni legislative volte a promuovere una giusta proporzione tra stipendio di base ed indennità, come analogamente accaduto in altre amministrazioni, riducendo l’importo dell’indennità a favore dello stipendio, ferma restando ovviamente la retribuzione complessiva. Ciò comporta l’effetto di una minore incidenza della decurtazione dell’indennità giudiziaria. In ogni caso, occorre potenziare le funzioni ed incrementarne i fondi dall’Istituto di previdenza e mutualità tra magistrati, così da garantire l’integralità della retribuzione almeno nei casi più gravi.   

8. La difesa della parità di genere.

Nonostante le donne rappresentino ormai la maggioranza dell’organico in servizio, la magistratura ancora non è riuscita a porle in condizioni di poter esprimere il loro valore e le loro potenzialità in maniera paritaria e secondo un principio di uguaglianza sostanziale, che pone tutti, uomini e donne, nelle medesime condizioni di opportunità.

Appare, infatti, non proporzionata al numero delle donne magistrato in servizio l’attribuzione di incarichi organizzativi e di responsabilità, di formazione, nonché la presenza negli organi di autogoverno.

A questo occorre porre rimedio.

La presenza e l’impegno delle colleghe è uno dei motori del processo di rifondazione di Unità per la Costituzione: si sono riconosciute nei valori di equidistanza, equilibrio, indipendenza nell’esercizio della funzione e non collateralismo espressi dall’associazione e hanno deciso che non andavano dispersi.

È, pertanto, naturale che l’Associazione guardi con favore ai correttivi in materia di parità di genere  introdotti dal legislatore (come quelli che riguardano il sistema elettorale del CSM di cui si dirà appresso) e si adoperi per la promozione del coinvolgimento del Comitato di Pari Opportunità nella materia tabellare e nei programmi di gestione, al fine di perseguire la  corretta ponderazione delle attitudini e delle concrete specificità che riguardano le colleghe, tradizionalmente investite della cura familiare.

Unità per la Costituzione vuole garantire la piena operatività dei comitati pari opportunità centrali e distrettuali, promuovendo la loro effettiva partecipazione agli organi di governo autonomo.

9. La proposta di riforma per l’elezione dei componenti togati del CSM.

Nel rifiutare nettamente ogni forma di sorteggio per l’elezione dell’organo di governo autonomo e garanzia della magistratura, Unicost non intende esimersi dal dibattito in tema di riforma elettorale.

Il sorteggio non solo non assicura alcuna garanzia dell’eticità dei comportamenti dei consiglieri, esigenza oggi quanto mai sentita, ma ne determinerebbe l’irrimediabile deresponsabilizzazione, rendendoli ancor più esposti a pressioni esterne.

Il sistema elettorale volto alla scelta dei componenti del CSM deve essere il più possibile aderente alle funzioni e alle prerogative dell’organo che si va eleggere.  

Il CSM non può essere inteso come un organo di mera amministrazione, esso esprime il proprio indirizzo di politica giudiziaria e contribuisce, con le sue determinazioni, alle scelte effettuate a livello governativo e legislativo.

Per tale motivo, rispetto al sistema elettorale rappresentato nel Disegno di Legge approvato dal Consiglio dei ministri il 7 agosto 2020, crediamo sia necessario introdurre un correttivo proporzionale, rilevato che non vi è nessuna esigenza di governabilità dell’organo, ma piuttosto quella di rappresentare il pluralismo ideale esistente in magistratura.

Da apprezzare, invece, la fine del collegio unico nazionale, rappresentando tuttavia il rischio che l’eccessiva parcellizzazione dei collegi, a volte anche con criteri non del tutto omogenei, porti con sé i limiti di una visione troppo particolaristica dei problemi di politica giudiziaria, che invece devono avere respiro nazionale.

Apprezzabile, infine, lo sforzo di perseguire la parità di genere, che dovrà essere un punto fermo anche di eventuali correttivi. 

10. Le nuove sfide della tecnologia.

Il processo telematico è il futuro e ciò vale sia con riferimento al processo civile telematico già attuato, sia in relazione alla “digitalizzazione degli atti” operante nel settore penale. L’informatizzazione del processo consente, infatti, permette alla giustizia di essere al passo con i tempi e comporta benefici per tutti gli operatori. 

Lo stato di emergenza per ragioni di sanità, seguìto alla pandemia da Covid-19, ha indubbiamente accelerato il processo di informatizzazione, attraverso la trattazione da remoto delle attività non sospese. Le “deroghe digitali”, limitate al periodo di emergenza, potrebbero lasciare eredità positive. Si pensi alla possibilità di prevedere che il giudice, con il collegamento da remoto, interroghi direttamente l’imputato detenuto in un’altra città senza delegare un collega sul posto, che non conosce il processo. 

Sono certamente apprezzabili gli sforzi finora compiuti dal Ministero ad esempio per consentire al personale amministrativo di accedere da remoto, tramite la rete internet, a numerosi applicativi in uso negli Uffici giudiziari, oppure nel settore penale, in cui si assiste ad un nuovo e diverso governo dell’esistente, per preservarlo e migliorarlo fino all’annunciata realizzazione del vero e proprio processo penale telematico. 

E però, ancora oggi, il telematico nella giustizia civile e penale dipende e si fonda su dotazioni software incomplete e non sempre adeguate allo sfruttamento completo degli applicativi. Gli stessi applicativi presentano funzionalità non sempre performanti e ancora troppo lente rispetto alle esigenze degli Uffici giudiziari. 

Sotto altro aspetto, l’attuale assistenza tecnica si basa tuttora su un contratto nazionale che impiega un numero ridotto di addetti e non è ancora in grado di assicurare una risposta immediata, indispensabile per evitare che problemi tecnici vengano di fatto a rallentare o addirittura bloccare le attività di magistrati e cancellieri. 

L’informatizzazione della giustizia richiede una costante implementazione di risorse. Non è un mezzo per spendere meno, ma per spendere meglio, investendo in tecnologia ed organizzazione. È una rivoluzione che non può essere portata avanti con investimenti discontinui, ma con un costante potenziamento delle reti e delle dotazioni informatiche

L’impegno di Unicost nell’Anm sarà, dunque, rivolto alla costante rivendicazione della necessità di investimenti nella giustizia in risorse materiali, sì da garantire, anche attraverso una costante sinergia tra Ministero e Uffici giudiziari, sistemi performanti, strumenti informatici sempre aggiornati, per hardware e software, e adeguate infrastrutture destinate a supportare le innovazioni

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