

1. Chi sono
Sono nata in provincia di Napoli nel maggio del 1973. A Napoli ho frequentato l’Università Federico II, laureandomi in diritto civile nel 1996. Dopo la scuola di specializzazione in diritto e procedura civile, per ragioni familiari mi sono trasferita a Roma. Nel 2002 ho superato il concorso in magistratura. L’uditorato svolto negli uffici romani ha rappresentato una delle esperienze più formative della mia vita professionale. Ho avuto la fortuna di svolgere il tirocinio accanto a magistrati di altissimo valore umano e professionale, dai quali ho appreso che l’abnegazione per il lavoro e la passione per lo studio delle questioni giuridiche costituiscono tratti essenziali della nostra funzione, anche quando il peso delle incombenze quotidiane rischia di comprimerli. Proprio durante l’uditorato è maturato il mio interesse per il processo penale e per il lavoro del pubblico ministero. Per questa ragione ho scelto, sin dalla prima sede, di esercitare le funzioni requirenti presso un ufficio di Procura.
2. Le mie esperienze professionali
Alla prima nomina sono stata assegnata alla Procura di Rieti, un ufficio composto da soli cinque sostituti. In quel contesto ho potuto occuparmi di indagini in settori molto diversi, sviluppando un particolare interesse per la materia ambientale. Quelle esperienze mi hanno insegnato quanto sia necessario coniugare rigore giuridico, capacità tecnica, dialogo con saperi specialistici e attenzione concreta alle ricadute delle scelte investigative sui territori e sulle comunità. In un ufficio di piccole dimensioni ho compreso, soprattutto, il valore del rapporto umano tra colleghi e della compattezza dell’ufficio, condizioni indispensabili per affrontare le difficoltà interne ed esterne del lavoro giudiziario. Nel 2009, dopo tre anni trascorsi nuovamente a Roma, ho chiesto il trasferimento alla Procura di Trento, uno dei pochi uffici giudiziari in cui i carichi di lavoro erano allora compatibili con l’esigenza di conciliare responsabilità professionali e vita familiare. A Trento ho toccato con mano quanto sia decisiva, nei momenti di difficoltà personale, la presenza di un dirigente capace di offrire non solo gli strumenti organizzativi previsti dalle circolari, ma anche solidarietà concreta e sostegno umano. È un’esperienza che ha inciso profondamente sulla mia idea di ufficio giudiziario. Tornata a Roma nel 2016, ho continuato a occuparmi di materia ambientale e sono stata contestualmente assegnata al gruppo dei reati economici. Dal 2019 al 2025 ho lavorato presso il Dipartimento della Pubblica Amministrazione, maturando un’esperienza professionale di particolare rilievo per la delicatezza e la complessità delle questioni trattate. Attualmente faccio parte del Dipartimento della Direzione Distrettuale antimafia di Roma. Il rientro a Roma mi ha posto di fronte a una realtà profondamente mutata rispetto a quella conosciuta nei miei primi anni: un ufficio gravato da carichi di lavoro enormemente cresciuti, da una cronica carenza di personale amministrativo e, in alcuni settori, anche di polizia giudiziaria addetta alle sezioni. È una condizione che richiede ancora oggi uno sforzo individuale e collettivo costante per mantenere l’equilibrio dei ruoli. Anche in questo contesto gravoso, ho continuato a trovare nella qualità dei rapporti umani e nella disponibilità reciproca tra colleghi un fondamentale fattore di equilibrio. La solidarietà professionale resta, a mio avviso, una delle risorse più preziose della vita di ufficio. Ho svolto tutta la mia vita lavorativa negli uffici giudiziari. Pur riconoscendo che alcune esperienze fuori ruolo, soprattutto se vicine alla funzione giudiziaria, possono arricchire il percorso professionale del magistrato, ho sempre scelto di confrontarmi direttamente con il lavoro degli uffici e con le responsabilità quotidiane che esso comporta. Dal mese di ottobre 2020 al mese di aprile 2025 sono stata componente del Consiglio giudiziario presso la Corte di Appello di Roma e ho fatto parte della Commissione Flussi. L’esperienza nel Consiglio giudiziario mi ha imposto uno studio approfondito delle norme sull’ordinamento giudiziario e delle circolari che regolano la vita degli uffici, consentendomi di affrontare con maggiore consapevolezza le questioni tabellari e organizzative. L’attività nella Commissione Flussi, per me che ho sempre svolto funzioni requirenti, ha rappresentato un’importante occasione di conoscenza delle tabelle, dei programmi di gestione e dei carichi esigibili negli uffici giudiziari. Mi ha confermato che l’efficienza degli uffici non dipende soltanto dall’impegno individuale, ma anche dalla qualità delle scelte organizzative, dalla serietà delle procedure di selezione della dirigenza e dalla capacità di individuare criteri chiari, verificabili e orientati al buon funzionamento del servizio giustizia. Da tempo mi dedico alla formazione dei magistrati, anche per l’esigenza di accompagnare il numero elevato di giovani colleghi che negli ultimi anni hanno svolto il tirocinio presso la Procura di Roma. Ritengo che investire nella formazione significhi investire nella qualità della giurisdizione: dare strumenti solidi a chi entra negli uffici, costruire competenze reali, diffondere buone prassi e ridurre le diseguaglianze tra contesti organizzativi molto diversi tra loro. Considero l’accoglienza dei giovani colleghi un dovere di tutti. Non significa soltanto trasmettere competenze tecniche, ma anche condividere il senso della funzione, la responsabilità istituzionale che essa comporta e l’idea di una magistratura capace di restare unita, credibile e consapevole del proprio ruolo costituzionale.
3. Le ragioni della mia candidatura
La decisione di accettare la proposta dei colleghi di UNITA’ PER LA COSTITUZIONE di candidarmi al CSM, dopo aver partecipato nel 2020 alla riscrittura dello statuto del gruppo, nasce dalla convinzione che oggi sia necessario rafforzare il governo autonomo con un impegno concreto e riconoscibile. Credo in un CSM capace di assumere decisioni prevedibili, motivate e comprensibili; di garantire trasparenza nelle nomine e nelle valutazioni; di intervenire con tempestività sulle esigenze degli uffici; di restituire centralità al merito, alla qualità del lavoro e alla tutela effettiva dell’indipendenza della magistratura. Alla base del lavoro comune di chi sarà chiamato a far parte del Consiglio superiore della magistratura devono porsi obiettivi essenziali: difendere con fermezza l’indipendenza della magistratura; rendere le decisioni più trasparenti e verificabili; semplificare le procedure che appesantiscono la vita degli uffici; valorizzare la formazione e il lavoro quotidiano dei magistrati; rafforzare la credibilità dell’autogoverno attraverso comportamenti leali, rigorosi e coerenti. È su questi punti che, a mio avviso, deve misurarsi ogni proposta di rinnovamento.
Vi ringrazio.
Rosalia ( LIA) Affinito

