Sono nata a Roma nel luglio 1966 e mi sono laureata all’Università L.U.I.S.S. Guido Carli nel luglio 1989.
Sono entrata in magistratura nel 1991 (d.m. 3 dicembre 1991), attratta da questa professione per l’intima convinzione di quale alto valore fosse l’indipendenza dagli altri poteri dello Stato e nell’esercizio della giurisdizione. Ho sempre pensato, fin dai tempi dell’università, quando mi apprestavo allo studio dei vari manuali di diritto, che l’assunzione di decisioni su questioni controverse con la garanzia della soggezione soltanto alla legge, senza vincoli esterni e senza timore di conseguenze, fosse uno dei valori primari dello Stato di diritto, funzionale alla tutela di tutti gli altri valori fondanti la nostra Costituzione e la nostra Democrazia, strumentale a riparare torti e a ristabilire verità.

Dopo il periodo di uditorato presso la Corte di appello di Roma, ho preso servizio alla Pretura di Civitavecchia, situata in una palazzina sul mare, fatiscente ma pittoresca, originariamente destinata ai soggiorni estivi in colonia di bambini e ragazzi. Ho svolto funzioni promiscue, sia civili che penali e – in quest’ultimo ambito – di giudice per le indagini preliminari e di giudice dibattimentale; per limitati periodi ho svolto funzioni dirigenziali e organizzative, essendo rimasta sola nell’Ufficio e dirigendo sostanzialmente me stessa, tanto è frequente il ricambio dei giudici negli Uffici di piccole-medie dimensioni per i trasferimenti a domanda. Quando l’organico era al completo, eravamo tre pretori, oltre al dirigente, giovani, animati da passione per le funzioni e da spirito di servizio, sostenuti dalla consapevolezza di svolgere una professione in piena sintonia con le conoscenze acquisite in ambito universitario e all’esito di uno studio impegnativo e approfondito per la preparazione del concorso in magistratura; questa è stata la nostra forza per raggiungere obiettivi – in termini di definizione di procedimenti pendenti – pur disponendo di risorse non sempre sufficienti. Trasferita a domanda alla Pretura di Roma nel 1996, poi assorbita dal Tribunale di Roma nel 2000, svolgo da allora funzioni di giudice penale, in composizione monocratica e collegiale, e dal 2018 presiedo un collegio. Ho riassunto questi
trent’anni negli uffici capitolini in pochissime righe; eppure sono anni ricchi di ricordi, di esperienze, di studio giornaliero di fascicoli, di definizione di procedimenti pendenti, di stesura di motivazioni, di interlocuzioni con parti e testimoni; migliaia di processi trattati e definiti, analizzando approfonditamente prove, interpretando norme, confrontandomi costruttivamente con i colleghi nel corso delle camere di consiglio, certi che il risultato del confronto è un prodotto più elevato rispetto alle posizioni di partenza di ciascuno. Ho lavorato con tanti colleghi, tutti animati dalla consapevolezza – e dal senso di responsabilità che ne deriva – che quello che per noi è uno dei processi della giornata, per la persona che abbiamo davanti può essere il processo della vita. Il fatto che le tante storie umane – sempre diverse pur in relazione alla ripetitività delle fattispecie incriminatrici – fossero rievocate davanti a noi, sempre saldi nelle nostre posizioni tabellari, ha creato un’armonia nella collegialità che ci ha reso non solo compagni di viaggio, ma anche amici, e ci ha consentito di raggiungere adeguati standard di definizione dei procedimenti nonostante l’insufficienza delle risorse umane e materiali a disposizione del servizio che ci apprestiamo quotidianamente a rendere. Particolare attenzione, che mi è stata invero sempre naturale, ho dedicato alla formazione dei giovani, tantissimi negli anni, magistrati ordinari in tirocinio, tirocinanti ai sensi dell’art. 73 d.l. 69/2013, funzionari addetti all’Ufficio per il processo, con il desiderio di aiutarli nella loro crescita professionale e con la consapevolezza che i giovani sono la nostra migliore risposta per il futuro. A completamento della preparazione acquisita in questi anni, aggiungo che sono stata componente del Consiglio giudiziario presso la Corte di appello di Roma.

Ho accettato la proposta di candidarmi nel gruppo di Unità per la Costituzione riconoscendomi nei suoi principi fondanti, volti alla valorizzazione di una figura di magistrato che si connoti per indipendenza interna ed esterna, per competenza ed equilibrio, rifuggendo da qualsiasi logica di appartenenza e di collateralismo ai centri di potere. Con la stessa passione e lo stesso impegno con cui ho svolto le funzioni giurisdizionali – che mai mi hanno abbandonato, nemmeno nei periodi di difficoltà che a ciascuno di noi si presentano nel nostro percorso di vita (sono stati anzi una risorsa) – mi appresterò a svolgere, se ne avrò l’opportunità, le funzioni per le quali mi candido e per cui chiedo il vostro sostegno, all’indomani di un referendum che ha lasciato immutato l’organo di governo autonomo della magistratura perché capace di garantire – come concepito dalle nostre Madri e dai nostri Padri costituenti – l’indipendenza di un potere che è un servizio e un bene comune per tutti i cittadini.

Valeria Ciampelli