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Sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per gli uffici giudiziari: l’Ufficio per il processo tra utilità ed utopia

Accogliamo con assoluto favore la richiesta di apertura pratica,presentata dai componenti del C.S.M.Michele Ciambellini e Concetta Grillo, del gruppo di Unità per la Costituzione, e Carmelo Celentano, sulle ricadute del P.N.R.R. sulla qualità della giurisdizione e sul lavoro dei magistrati.

Le luci del P.N.R.N.
L’implementazione dell’Ufficio per il processo è una grande opportunità per gli uffici giudiziari ed il successo di quella che nei prossimi anni sarà una vera e propria sperimentazione potrà ben fare sperare in una stabilizzazione della struttura, in linea con quanto avviene in altri Paesi europei.

Non possono tuttavia non essere sottolineate le varie criticità che il Piano, allo stato, presenta.

Le ombre del nuovo Ufficio del processo
Innanzitutto,è necessario che venga data una formazione adeguata per la quota delle nuove risorse assegnate sia pure in via temporanea agli uffici giudiziari –destinate ad affiancare i magistrati nei compiti propri della giurisdizione–non essendo stati ancora definiti i tempi ed i modi della loro formazione e non potendosi comunque rienere soddisfacente che tale attività venga attribuita in via esclusiva Ministero della Giustizia, che tradizionalmente garantisce la formazione del personale amministrativo, ma non di quello giudiziario.

Tale circostanza diviene ancora più rilevante se si considera, per un verso,che il personale che verrà assunto – in quanto selezionato con preferenza tra candidati giovani e laureati da un minor numero di anni – risulterà in gran parte privo di esperienza e di competenze specifiche (e, peraltro, verrà selezionato mediante una prova vertente su materie non strettamente professionalizzanti, quali diritto pubblico, ordinamento giudiziario e lingua inglese) e considerato, per altro verso, che gli obiettivi di rendimento da raggiungere sono fissati già a partire dal 2024 (a fronte di un’immissione in servizio della prima tornata di addetti – peraltro promiscuamente dotati di laurea in giurisprudenza, scienze politiche ed economia senza che sia stata chiarita preliminarmente la destinazione di ciascuna categoria – nel gennaio 2022).

Sarebbe inoltre essenziale superare l’indicazione contenuta nel piano di assegnare le risorse aggiuntive esclusivamente allo smaltimento dell’arretrato, essendo più funzionale destinare dette risorse anche alla definizione delle sopravvenienze c.d. seriali o alle attività c.d. a basso valore aggiunto, in modo tale da consentire ai magistrati di dedicarsi all’arretrato, costituito normalmente da affari più complessi. Sul punto dovrebbe essere consentita ai dirigenti degli uffici giudiziari una maggiore autonomia nella predisposizione dei progetti organizzativi.

Infine, è necessario operare una seria e dettagliata valutazione di fattibilità del Piano, in quanto sono stati indicati ambiziosi obiettivi di abbattimento dell’arretrato e di riduzione della durata dei procedimenti, rispetto ai quali è finora mancata una riflessione – condivisa con la magistratura ed il personale amministrativo – che tenga conto dei dati statistici, delle materie trattate e delle percentuali di scopertura dell’organico dei singoli uffici.

Il ruolo del C.S.M. ed il senso dell’apertura di una pratica
L’apertura di una pratica si rivela, in questa ottica, preziosa, al fine di una “corretta individuazione di strumenti normativi ed all’attivazione di opportune interlocuzioni atte ad impedire che le modalità di raggiungimento degli obiettivi del PNRR mettano a rischio la qualità della giurisdizione e la professionalità dei magistrati ordinari italiani”.

Ciò avviene, peraltro, in un momento in cui non è stata data ancora adeguata soluzione a molti nodi organizzativi e non è ancora stato definito il numero di addetti da assegnarsi al singolo giudice o alla singola sezione, a pochi mesi dall’immissione dei primi addetti, circostanza che siriverbera negativamente, sulla tempestiva predisposizione, da parte dei dirigenti, dei progetti organizzativi (da depositare entro il 31.12.2021).

Le sfide del Ministero della Giustizia
Facendo seguitoall’iniziativa del Gruppo consiliare di Unità per la Costituzione, è altresì necessario che il Ministero presti adeguata considerazione alla questione dell’edilizia giudiziaria e della carenza di spazi (a fronte di un dettato normativo che prevede che gli addetti lavorino “prevalentemente”, ma non esclusivamente, con modalità da remoto) e dia tempestiva risposta alle questioni relative alle dotazioni informatiche degli addetti ed all’accesso dei medesimi, anche da remoto, alla pluralità di applicativi in uso ai magistrati ed alla cancelleria.

La necessità di risorse e di riforme strutturali
In un’ottica più generale, non ci si può inoltre esimere dall’osservare chelo strumento dell’Ufficio del processo – oltre a necessitare dei correttivi e delle specificazioni richiamate, tale da renderlo davvero una struttura modellata sull’esperienza comparatistica dei law clerks, auto-responsabili e adeguatamente selezionati e formati – non può comunque considerarsi uno strumento esaustivo e salvifico: l’arretrato sarà comunque destinato a permanere o a riprodursi, in assenza di seri interventi strutturali, quali la copertura degli organici della magistratura e del personale amministrativo, una massiccia depenalizzazione (con potenziamento del sistema dei controlli e delle sanzioni amministrative), il potenziamento dei metodi alternativi di risoluzione delle controversie civili ed il completamento dell’intrapreso percorso di riforma delle norme processuali civili e penali.

Come evitare che un’utile innovazione diventi un’utopia
In assenza di una definizione e, ove necessario, di una modifica delle previsioni attuali e senza l’affiancamento di ulteriori misure di riforma, gli investimenti del P.N.R.R. e l’Ufficio del processo rischianodi trasformarsi da utile innovazione in utopia, con l’esito finale di ribaltare sugli uffici giudiziari la responsabilità politica e sociale connessa ad un possibile mancato raggiungimento degli ambiziosi obiettivi fissati unilateralmente dal Governo e di non riuscire, in ultimo, ad offrire al Paese una risposta di giustizia rapida e di qualità.

La Dirigenza nazionale di Unità per la Costituzione

Alleghiamo in calce la richiesta di apertura pratica citata.

“I sottoscritti consiglieri Carmelo Celentano, Michele Ciambellini e Concetta Grillo premesso che

Il PNRR prevede, per il settore giustizia obiettivi di estrema rilevanza ed importanza e nello specifico:

  • un abbattimento dell’arretrato civile del 65% in primo grado e del 55% in appello, entro la fine del 2024;
  • un abbattimento dell’arretrato civile del 90%, in tutti i gradi di giudizio, entro la metà del 2026;
  • un abbattimento dell’arretrato della giustizia amministrativa del 70% in tutti i gradi di giustizia entro la metà del 2026;
  • una riduzione del 40% della durata dei procedimenti civili entro la metà del 2026;
  • una riduzione del 25% della durata dei procedimenti penali entro la metà del 2016.

rilevato che

  • il raggiungimento degli obiettivi proposti impone un ulteriore significativo aumento della produttività dei magistrati italiani ( e questo nonostante gli sforzi degli ultimi anni e una produttività superiore alla media europea – cfr. dati cepj2018/2020) che nella prospettiva del PNRR, sarà realizzato attraverso :
  • l’incremento della digitalizzazione della giustizia;
  • il dispiegamento di un piano di assunzioni straordinarie finalizzato, tra l’altro, al potenziamento dell’ufficio del processo già previsto dall’art. 16-octies del D.L. n. 179/2012.

Propongono l’apertura di una pratica finalizzata alla corretta individuazione di strumenti normativi ed all’attivazione di opportune interlocuzioni atte ad impedire che le modalità di raggiungimento degli obiettivi del PNRR mettano a rischio la qulità della giurisdizione e la professionalità dei magistrati ordinari italiani”

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