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Sul sistema elettorale del CSM

una riflessione sulle elezioni suppletive

Il sistema elettorale del CSM di imminente presentazione, ispirandosi al principio maggioritario, per di più binominale, tenderà a creare due poli contrapposti replicando il bipolarismo proprio del sistema politico.

Come abbiamo più volte ribadito il CSM non ha tuttavia esigenze di governabilità, ma esigenze di piena rappresentanza.

Si accentueranno i rischi di esautorazione della libertà di scelta dell’elettore, che già purtroppo abbiamo riscontrato con il sistema attuale, in quanto le dimensioni dei collegi difficilmente consentiranno candidature non sostenute dai gruppi organizzati.

Il correttivo proporzionale ideato, anche grazie alla previsione dell’aumento del numero dei consiglieri, assicurerà probabilmente la presenza di un terzo gruppo in seno al Consiglio, ma spazzerà via i gruppi minori, determinando un inesorabile impoverimento nelle dinamiche interne.

La presenza del correttivo qualora il terzo gruppo non riuscisse comunque ad ottenere una quota di consenso significativa, non potrà scongiurare la realtà di un Consiglio orientato secondo le logiche della maggioranza politica del momento perché, a fronte della contrapposizione dei due gruppi maggiori e, in caso di debolezza numerica del terzo gruppo, ago della bilancia sarà in ogni caso la componente laica, con stravolgimento dell’architettura del CSM all’interno dell’impianto costituzionale. I componenti laici, presenti in proporzione volutamente inferiore rispetto ai componenti togati, dovrebbero infatti svolgere una fondamentale funzione di osmosi con la società civile, scongiurando i rischi di autoreferenzialità del CSM, e non essere arbitri delle scelte che riguardano la magistratura.

Se possibile, il sistema delineato cumula i difetti del precedente esaltandoli, mettendo a serio rischio l’autonomia ed indipendenza della magistratura ma anche dei singoli magistrati, che potranno vedere decise le proprie posizioni secondo un continuum tra gruppo di maggioranza della componente togata e componente laica espressione della maggioranza politica del momento.

Se a ciò si aggiunge che il pacchetto di riforme, nella parte relativa ai criteri di nomina dei direttivi e semidirettivi, punto dolente dello scandalo che ha travolto la magistratura, non presenta alcuna innovazione che consenta di scongiurare il ripetersi di episodi già visti, appare evidente che alcun miglioramento complessivo del sistema potrà verificarsi.

Ci lascia perplessi l’atteggiamento di piena adesione al sistema maggioritario binominale del gruppo di Magistratura Indipendente che, di fatto, manifesta una posizione del tutto assimilabile a quella delle parti politiche, consentendo alle stesse di assumere in seno all’organo di governo autonomo una posizione di dominanza.

Unicost auspica che la riforma del sistema elettorale sia informata ai principi di massima partecipazione della base elettorale alla scelta degli eletti, ed inclusione, con conseguente formarsi di un organo consiliare variegato, sotto il profilo culturale. Solo in questo modo, attraverso l’adozione di un sistema proporzionale, sarebbe infatti possibile mantenere fisiologici rapporti all’interno del Consiglio tra componente togata e componente laica, conforme al dettato e allo spirito della Carta Costituzionale.

Alla riforma del sistema elettorale non potrà non affiancarsi una seria riforma dei criteri di selezione dei direttivi e semi direttivi, che attribuisca alle nomine, nel rispetto della esigenza di valorizzare le competenze acquisite, un forte connotato di prevedibilità.

La Direzione Nazionale di Unicost.

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