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L'intervento delle Sezioni Unite in tema di forma nei contratti bancari e finanziari: la fine di vecchi contrasti o una nuova frontiera del contenzioso?

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un profondo rinnovamento della teoria generale del contratto. Attraverso l'opera paziente della dottrina e della giurisprudenza si sono consolidati nel nostro ordinamento alcuni principi innovativi in tema di validità ed efficacia del negozio giuridico. Non c'è alcun dubbio che i contratti bancari abbiano contribuito in maniera determinate alla formazione dei nuovi orientamenti, inducendo le Sezioni Unite della Cassazione ad intervenire a più riprese per comporre i forti contrasti che animavano la giurisprudenza.

Basti pensare alle fondamentali sentenze gemelle Rordorf nn. 26724 e 26725 del 2007 con le quali le Sezioni Unite affermarono il principio della distinzione norme di validità e regole di comportamento, stabilendo che "unicamente la violazione di norme inderogabili concernenti la validità del contratto è suscettibile di determinarne la nullità e non già la violazione di norme, anch'esse imperative, riguardanti il comportamento dei contraenti la quale può essere fonte di responsabilità".

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17 maggio 2018

Programma di Unita' per la Costituzione

   Programma unicost elezioni csm 2018 small

 

Pubblichiamo. qui si seguito, il programma di Unicost per le elezione del Consiglio Superiore della Magistratura 2018 che sarà condiviso ed approvato in occasione del prossimo congresso di Viterbo.


PREAMBOLO

Il  CSM che vogliamo incarnare è quello che intende le proprie prerogative costituzionali come strumenti messi al servizio soltanto della giurisdizione e, in particolare, di quel modello di giurisdizione che ha disegnato il Costituente, inteso a tutelare i diritti fondamentali dei cittadini.

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17 maggio 2018

Il processo civile tra il tentativo di semplificazione dei riti e la resilienza della c.d. tutela differenziata

Approfondimento

Il processo civile tra il tentativo di semplificazione dei riti e la resilienza della c.d. tutela differenziata[1]

1- La c.d. tutela differenziata.

La recente sentenza delle Sezioni Unite n. 4485 depositata il 23.02.2018, che si è occupata del rito utilizzabile dal difensore per recupero delle proprie spettanze nei confronti del cliente, ha riportato alla ribalta la questione mai sopita dei problemi operativi del D.lgs. n. 150/2011, noto come decreto di semplificazione dei riti.

L'esame delle criticità del menzionato decreto impone di principiare la trattazione dalla premessa storica in cui affonda le proprie origini la volontà del legislatore.

Infatti, negli anni '70 vi fu un'accesa querelle tra due autorevolissimi studiosi di diritto processuale civile, i quali, tra le pagine della Rivista Diritto e Giurisprudenza, discussero da un lato in ordine alla neutralità del processo civile rispetto alle esigenze sociali e dall'altro sul modello di processo più efficiente al fine di rispondere a tali istanze[2].

In termini estremamente sintetici, la questione consisteva nel comprendere se fosse più giusto che l'ordinamento prevedesse un solo rito ordinario di cognizione piena, intendendo così assicurare l'uguaglianza formale dei cittadini all'accesso alla giustizia, ovvero se tale uguaglianza non fosse invece, garantita in modo più sostanziale con la differenziazione dei riti in funzione delle diverse categorie di posizioni giuridiche tutelande. Tale dibattito era stato senz'altro rintuzzato dall'introduzione, con la legge del 1973, del rito del lavoro.

E in altri termini,  ci si domandava se la configurazione di un unico rito di cognizione, ben scolpito e modellato, su cui si concentrino tutti gli sforzi esegetici e amministrativi, contribuisse maggiormente all'efficienza della giustizia piuttosto di una pluralità di riti, attagliati al singolo bene da tutelare, che possono determinare anche errori, quindi anti-economicità del sistema. 

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14 maggio 2018

Proposta di risoluzione della VII Commissione CSM relativa alla nuova disciplina dell’avocazione

 

La Giunta Esecutiva Centrale ritiene che la proposta di risoluzione della VII Commissione relativa alla nuova disciplina dell'avocazione - che il Consiglio Superiore della Magistratura si appresta ad approvare - sia un apprezzabile lavoro di normazione secondaria riguardante le misure organizzative degli uffici requirenti. La proposta in esame contribuisce in modo significativo, unitamente ai criteri orientativi e buone prassi in materia di avocazione fissati con provvedimento del 24.4.2018 dal Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, a ridurre gli imponenti effetti negativi sul sistema del processo penale, più volte segnalati dall'Associazione Nazionale Magistrati, conseguenti alla modifica degli artt. 407 c. 3 bis e 412 c.p.p. per effetto della L. 103/2017.

La proposta di risoluzione, peraltro, è in linea con le osservazioni e le preoccupazioni contenute nel parere espresso dall'ANM in merito  al DDL S-2067 sulla base del lavoro svolto dalla commissione permanente di studio sul diritto e processo penale.

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09 maggio 2018

La tutela penale della par condicio creditorum ai tempi del primato della continuità aziendale

La bancarotta preferenziale si connota quale strumento punitivo dai confini incerti e storicamente problematici. Si ponga mente, a titolo esemplificativo, al contenuto della condotta di simulazione dei titoli di prelazione, ai dissidi rispetto alla struttura del dolo tipico del reato, all'altalenante qualificazione penale della condotta dell'amministratore che si ripaghi di crediti pur sempre effettivi, ai rientri dalle esposizioni debitorie nei confronti del creditore bancario, ondeggianti tra leciti contegni compensativi o adempimenti solutori penalmente riprovabili. Si considerino, ancora, i pagamenti dei crediti che hanno contribuito al mantenimento del valore dell'impresa, evitandone la disgregazione e permettendo di conservare la possibilità di avanzare proposte concordatarie, come nel caso dei pagamenti di salvataggio,o strumentali all'accesso alle procedure concorsuali minori o assimilate, come nel caso dei finanziamenti ponte, sino ad alcuni finanziamenti dei soci, divenuti  crediti

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04 maggio 2018

Nel tribunale di sole donne. "Siamo magistrati e basta"

LE TOGHE DI CALTAGIRONE: "VA TUTELATO IL DIRITTO ALLA MATERNITA'"

 

Articolo Corriere 3 maggio 2018

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03 maggio 2018

Il precariato nel pubblico impiego. Stabilizzazione e risarcimento del danno

 

Approfondimento

L'illegittima stipulazione o reiterazione di contratti di lavoro temporanei, nell'ambito del pubblico impiego,  determina per il lavoratore solo il  diritto al risarcimento del danno e non dà luogo a conversione del contratto in rapporto a tempo indeterminato; la stabilizzazione costituisce  sanzione idonea dell'abuso, salva la prova di danno ulteriore.

L'affermarsi,  negli ultimi quindici anni , di nuove forme contrattuali nel mondo del lavoro, caratterizzate da una durata limitata nel tempo e da sempre crescente libertà applicativa, è un fenomeno che, massivamente sviluppatosi nel settore del lavoro privato  anche per effetto della sfavorevole congiuntura economica , si è poi esteso all'ambito del pubblico impiego, con i necessari adattamenti .

Riaffermati , in tutte le riforme che si sono succedute, l'indispensabilità  , alla luce del fondamentale principio posto dell'art. 97 Cost. , del reclutamento del personale tramite concorso pubblico,  con tutti gli ammodernamenti contenuti poi nell'art. 35 del TUPI , e la persistenza del rapporto a tempo indeterminato come forma primaria di assunzione, si sono poi introdotte delle eccezionali  ipotesi di assunzione  a tempo, ispirate alla sopraggiunta esigenza di flessibilità. 

La legge n. 80/2006, in particolare, ha rappresentato il punto di rottura del processo di equiparazione tra lavoro pubblico e privato per quanto concerne il contratto a termine, con l'introduzione del comma 1-bis dell'art. 36 , d.lgs. n. 165/2001, con il quale si subordinava  la possibilità per le amministrazioni di ricorrere alle forme di lavoro flessibile «solo per esigenze temporanee ed eccezionali» e con ciò creando un requisito diverso da quello di cui all'art. 1, d.lgs. n. 368/2001. Attualmente la disciplina del contratto a tempo determinato e delle altre forme contrattuali flessibili di assunzione e di impiego del personale all'interno delle pubbliche amministrazioni è contenuta nell'art. 36 del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165 come modificato, da ultimo, dal D. Lgs n. 75 del 2017,  attuativo della riforma cd. "Madia". Nel testo vigente  , come anticipato , permane la ferma precisazione che la regola, nella costituzione di rapporti di lavoro con la PA , è il rapporto di lavoro a tempo indeterminato mentre le forme di lavoro cd. flessibile costituiscono eccezioni,  tipizzate espressamente ovvero individuate mediante richiami alla disciplina codicistica e legislativa dell'impresa privata.

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02 maggio 2018

A proposito della vicenda del piccolo Alfie

Da https://azionecattolica.it - La vicenda del piccolo Alfie Evans ha scosso le coscienze di moltissimi italiani. Mentre accompagniamo con i nostri pensieri Alfie ed i genitori, mi sembra che si agiti sullo sfondo il tema del diritto e dei diritti rispetto alla vita.

Alcuni filosofi hanno denunciato il rischio del suicidio del diritto, di una paralisi del sistema giuridico, a causa dell'infinità di norme che rischiano di processualizzare ogni attimo di vita. La legge si insinua nelle pieghe più intime della vita dell'uomo, si pone come normatrice di ogni vicenda dell'esistenza. Altrettanto deve fare il giudice, che alla domanda del cittadino che non trova una soluzione nella vita, non può rispondere con il non liquet, non decidendo, e dunque a fronte di una legge, a volte inesistente o in ritardo con l'evoluzione sociale, offre una risposta in supplenza del legislatore, accrescendo il rischio di errore.
La profondità dell'intervento legislativo e giudiziario, che sembra mettere a rischio il "dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio" invadendo gli ambiti della coscienza, nasce da un arretramento.

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30 aprile 2018