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Relazione Roberto Carrelli Palombi

1. Rinnovo dei vertici della Suprema Corte.

Buon anno a tutti. È la prima volta che ci vediamo in questo 2018 denso di appuntamenti importanti per la vita della del Paese, delle Istituzioni e della Magistratura in particolare e, nel nostro piccolo, anche del nostro gruppo.

In primo luogo ed a nome di tutti i colleghi che si riconoscono in Unità per la Costituzione sento il dovere di fare un fortissimo e sentito augurio di buon lavoro all'amico Riccardo Fuzio, che, meritatamente, ha, di  recente,  assunto la più alta carica della Magistratura requirente. In linea più generale deve evidenziarsi come  il C.S.M. sia riuscito, nei tempi programmati ed in una situazione di grandissima difficoltà politica, a rinnovare i vertici della Corte di Cassazione e della Procura Generale con la nomina dei colleghi Giovanni Mammone e Riccardo Fuzio.

Al di là dell'indiscussa autorevolezza e professionalità dei nominati è stata fatta una scelta che, giustamente, ha privilegiato percorsi professionali maturati, in prevalenza ed in particolare negli ultimi anni, all'interno della Suprema Corte, avendo svolto per molti anni Giovanni Mammone le funzioni di Consigliere e Riccardo Fuzio quelle di Sostituto Procuratore Generale oltre che, da ultimo,  gli incarichi direttivi di legittimità di Presidente di sezione il primo e di Avvocato generale il secondo.

Come ho avuto già modo di affermare, le suddette nomine risultano fondate sull'assoluta specificità delle funzioni di legittimità, profondamente diverse da tutte le altre funzioni giurisdizionali, per via dell'attività di nomofilachia demandata alla Corte Suprema, diretta ad assicurare la certezza dello Stato di diritto attraverso l'uniforme interpretazione delle norme di legge: in questo senso le cariche apicali della Corte Suprema di Cassazione rappresentano il vertice, non in senso gerarchico,  del sistema giurisdizionale e, proprio in ragione di tale posizione, i magistrati prescelti a ricoprirle sono membri di diritto del Consiglio Superiore della Magistratura.

Questa duplicità di funzioni voluta dal Costituente pone il Primo Presidente ed il Procuratore Generale in una posizione, non superiore, ma diversa rispetto a quella di tutti gli altri componenti del C.S.M., siano essi di estrazione magistratuale o di estrazione parlamentare: essa è fonte di grande autorevolezza per i magistrati chiamati a ricoprirla; sono sicuro che entrambi  sapranno farne un uso oculato, attento, moderato tale da essere spunto ed esempio per superare le inevitabili contrapposizioni nell'attività consiliare in vista del superiore interesse dell'Istituzione.

Nello stesso tempo mi preme ricordare che il 31 dicembre 2017 ha, brillantemente,  terminato la sua carriera in Magistratura Nello Stabile; Nello ha ricoperto tanti incarichi associativi ed istituzionali fra i quali sento il dovere, in questa sede,  di ricordare quello di Presidente di Unità per la Costituzione, incarico ricoperto in una fase molto difficile del nostro gruppo nella quale fu avviato, con la segreteria di Marcello Matera, il percorso di rinnovamento che tuttora stiamo seguendo. Sono convinto che dobbiamo ancora avvalerci dell'intelligenza politica e dei contributi che Nello, in tutta la sua carriera, ha offerto alla crescita dell'associazionismo giudiziario. Non a caso, in occasione dell'ultima assemblea generale del gruppo, abbiamo modificato il nostro statuto prevedendo che anche i magistrati in pensione possono aderire ad Unità per la Costituzione, accogliendo la proposta che era stata, in precedenza, formulata da Vladimiro De Nunzio.

Da ultimo mi permetto di segnalare il lucidissimo contributo di Nello sui rapporti fra Magistratura e politica che ho ritenuto di diffondere attraverso il nostro sito contenente una giusta rivendicazione del ruolo della giurisdizione, in linea con i valori fondanti del nostro gruppo, che si contrappone ad una prospettazione un po' confusa dei rapporti fra i poteri dello Stato emergente da un articolo di Liana Milella apparso sulla Repubblica del 28 gennaio.

 

2. Il memorandum delle tre giurisdizioni.

E parlando della Corte di Cassazione e dei suoi vertici appena rinnovati, appare opportuno spendere, anche in questa sede, qualche parola su un tema, inizialmente passato quasi sotto silenzio e poi opportunamente approfondito in occasione dello scorso C.D.C.,  anche grazie all'intervento svolto in  quella sede dal presidente della sezione A.N.M. Cassazione Pasquale Fimiani, che attiene al rapporto fra la Corte di Cassazione e le giurisdizioni amministrative e contabili. Mi voglio riferire al memorandum sulle tre giurisdizioni, promosso dall'associazione "Italia decide" e sottoscritto dai nostri Capi di Corte, presentato in forma estremamente solenne al Presidente della Repubblica in data 27/6/2017.

Il C.S.M., con la risoluzione adottata dall'assemblea plenaria il 24 gennaio, della quale è relatrice Maria Rosaria Sangiorgio, ha correttamente riportato la questione, che involge delicatissimi equilibri costituzionali ed ordinamentali ed in particolare il ruolo di vertice della giurisdizione riconosciuto dalla Costituzione alla Corte di Cassazione, nei suoi ambiti istituzionali, dai quali era, irresponsabilmente, uscita.

Mi riporto, in proposito, a tutte le considerazioni svolte da Maria Rosaria nel suo efficacissimo intervento, che invito a leggere (è pubblicato sul nostro sito) e da Pasquale Fimiani, riprese nel documento approvato dalla sezione A.N.M. della Cassazione, rappresentando che Unità per la Costituzione si riconosce pienamente nelle posizioni assunte da costoro. Mi permetto, soltanto, di segnalare come, anche per il tramite del memorandum, si sia posta un'ulteriore breccia al principio costituzionale fissato dall'art. 102 comma 1 della Costituzione, laddove si stabilisce che la funzione giurisdizionale è esercitata dai magistrati ordinari, proseguendo nella pericolosa strada intrapresa dal legislatore con l'ampliamento delle ipotesi di giurisdizione esclusiva attribuita ai giudici amministrativi.

Senza dubbio, al di là del metodo, che non ha coinvolto per nulla le articolazioni della Corte e la sua rappresentanza associativa, l'aspetto più problematico che emerge dalla lettura del memorandum è poi quello relativo alla ventilata possibilità, a Costituzione invariata, di integrare i collegi delle sezioni unite della Corte di Cassazione con magistrati provenienti da altre giurisdizioni, anche nelle sole ipotesi che si tratti di risolvere questioni che attengono alla giurisdizione. Come correttamente evidenzia il C.S.M., la funzione regolatrice della giurisdizione è attribuita dalla Costituzione solo alla Corte di Cassazione, alla quale possono accedere, per concorso, soltanto i magistrati ordinari, essendo prevista in Costituzione, come unica eccezione, la possibilità di nominare Consiglieri di Cassazione avvocati o professori in materia giuridiche per meriti insigni.

 

3. La norma sul ricollocamento in ruolo dei componenti del C.S.M.

Quanto alla vicenda relativa alla norma avente ad oggetto il ricollocamento in ruolo dei componenti togati del C.S.M., riporto nel seguito il documento che ho diffuso sul tema, evidenziando l'approvazione della norma in questione ha determinato una gravissima caduta di autorevolezza dell'intera associazione.  

" Si è persa un'occasione per intervenire in modo organico sulla disciplina dei magistrati destinati a funzioni diverse da quelle giudiziarie, fra i quali rientrano anche i componenti del C.S.M. Viceversa, si è preferito intervenire, senza nessuna preventiva interlocuzione con l'A.N.M. e con il C.S.M., che pure, ai sensi dell'art. 10 legge n. 195 del 1958, svolge una funzione consultiva per le leggi in materia di ordinamento giudiziario ed amministrazione della giustizia, abrogandotout courtle previsioni contenute nel terzo e quarto periodo dell'art. 30 D.P.R. n. 916 del 1958, che stabilivano l'obbligatorio rientro in ruolo dei magistrati alla cessazione della carica di componenti del C.S.M. nella sede di provenienza e nelle funzioni in precedenza esercitate, ponendo altresì il divieto, per i suddetti magistrati, di accedere ad incarichi direttivi o semidirettivi o di essere nuovamente collocati fuori ruolo prima del decorso di un anno dalla fine del mandato. La suddetta norma era stata inserita nel D.P.R. n. 916 del 1958 dall'art. 13 della legge n. 44 del 2002 con la quale era stato, tra l'altro, introdotto il sistema elettorale attualmente vigente per la nomina dei componenti togati del C.S.M.; sul testo originario già si era intervenuti con l'art. 2 comma 1-bis del d.l. n. 90 del 2014, riducendo il periodo di "decantazione" originariamente fissato in due anni ad un anno.

Unità per la Costituzione esprime forte dissenso rispetto alla scelta operata dal Legislatore, ritenendola errata nel metodo e nel merito. In primo luogo,  da un punto di vista metodologico, evidenzia come si sia intervenuti nella delicatissima materia dell'ordinamento giudiziario, che attiene all'organizzazione di uno dei poteri dello Stato, con una norma inserita nella legge di stabilità, deputata ad occuparsi di tematiche ben diverse da quelle ordinamentali o comunque attinenti all'amministrazione della Giustizia.  Quindi, nel merito, rappresenta come la disciplina del ricollocamento in ruolo del componente del C.S.M. alla fine del mandato meritava di essere affrontata nell'ambito della più ampia tematica attinente all'esercizio delle funzioni fuori ruolo, prevedendosi una disciplina uniforme per tutti quei magistrati che, dopo avere, a vario titolo, esercitato funzioni diverse da quelle giudiziarie, presentano una domanda per accedere ad un incarico direttivo o semidirettivo. Come già si era avuto occasione di segnalare, per tutte queste fattispecie sarebbe quanto mai opportuno introdurre il cosiddetto "bagno di giurisdizione", nel senso che il magistrato, dopo avere esercitato per un periodo significativo, per mandato elettorale o per altra qualsiasi causa, funzioni diverse da quelle giudiziarie, dovrebbe essere necessariamente ricollocato nel posto di provenienza senza poter accedere ad incarichi direttivi o semidirettivi o essere nuovamente ricollocato fuori ruolo prima del decorso di un congruo periodo di tempo parametro a quello durante il quale ha svolto funzioni diverse da quelle giudiziarie. Ciò in ragione della più stretta connessione esistente fra gli incarichi direttivi o semidirettivi e l'attività giurisdizionale e nella direzione di privilegiare chi questa attività ha continuativamente svolto rispetto a tutti quelli che hanno esercitato diverse, sia pure prestigiose, funzioni extragiudiziarie.

Da ultimo Unità per la Costituzione esprime massimo disappunto per la genesi, quale ricostruita sulla stampa di oggi, dalla quale sarebbe scaturita la norma in questione. Ove mai la Politica ritenesse ancora necessario interloquire con la Magistratura, al di là dei circuiti istituzionali, che lo faccia esclusivamente con gli organi di vertice dell'unica associazione rappresentativa della categoria nella quale si riconoscono la gran parte dei magistrati italiani.".

 

4. Avvicendamento negli incarichi di vertice dell'A.N.M.

Ci avviamo al prossimo avvicendamento nella composizione della G.E.C., essendo fissato per la fine di aprile il momento della rotazione nelle cariche di vertice della nostra associazione. Come concordato con gli altri gruppi, nel terzo anno del mandato al C.D.C. la presidenza dell'associazione sarà assegnata ad un rappresentante del nostro gruppo ed inoltre, sulla base degli accordi previgenti, nella giunta ci saranno n. 3 componenti di Unità per la Costituzione, oltre al Presidente; occorre poi coprire, con rappresentanti provenienti dai tre gruppi che sostengono la giunta, i posti lasciati liberi da A.I, stante la mancata adesione di quel gruppo all'invito più volte formulato di rientrare nella giunta: si tratta di tre posti:  in particolare, del posto di segretario generale per il terzo anno e di due posti di componente del il quarto anno. I tre posti possono quindi, essere ripartiti in modo uniforme fra i tre gruppi, essendo però auspicabile che sia riconosciuto ad Unità per la Costituzione il posto di maggiore rappresentatività, cioè quello di Segretario Generale. Ma siccome non è possibile attribuire contestualmente ad uno stesso gruppo entrambi i posti di presidente e segretario generale ritengo necessario proporre al gruppo di Area di anticipare al terzo anno la turnazione concordata per il posto di segretario generale, riconoscendo lo stesso posto ad Unità per la Costituzione per il quarto anno; gli ulteriori posti di componente previsti per AI per il quarto anno sarebbero ricoperto da un rappresentante di MI ed uno di Area. Questa ipotesi, che considero ragionevole, ritengo di dovere proporre agli altri gruppi, convinto che si possa trovare una soluzione rispettosa dei risultati elettorali.

Per il momento dobbiamo concentrarci nel provare ad offrire alla Magistratura la migliore guida dell'associazione che oggi siamo in grado di mettere in campo, valorizzando al massimo l'occasione rappresentata dalla presidenza e dalla consistente rappresentanza del nostro gruppo nell'organismo di vertice dell'associazione. Per questo, come già ho avuto modo di dire, dobbiamo provare a coniugare, in modo equilibrato,  la necessità di assicurare una grande esperienza dei nostri rappresentanti, indispensabile per rappresentare la Magistratura associata all'inizio di una nuova legislatura, con l'ulteriore necessità, introdotta in questo C.D.C., con una significativa innovazione rispetto al passato, di consentire, possibilmente, a tutti i nostri eletti di vivere, almeno per un anno, l'esperienza di fare parte dell'organismo di governo della nostra associazione.

In questa direzione ed in un clima di forti tensioni interne alla Magistratura, per via della campagna elettorale per il rinnovo del C.S.M. e di incertezza del quadro politico esterno, a noi compete la responsabilità di dettare la linea dell'A.N.M. e indirizzarla verso un ruolo inclusivo di rappresentanza di tutti i magistrati con un occhio particolare verso le giovani generazioni. I tanti nuovi magistrati ed in particolare quelli, pure numerosi, che entreranno in carriera nei prossimi anni devono sentire, al di là della ancora necessaria divisioni in gruppi, fin dal primo giorno di assunzione delle funzioni, l'A.N.M. come la loro casa, il luogo dove si cresce professionalmente come donne ed uomini chiamati a svolgere, nell'interesse dei cittadini, un compito fondamentale nel moderno stato democratico.

Ritengo, a questo riguardo, necessario pensare ad un evento straordinario che rilanci, soprattutto verso le giovani generazioni, i valori dell'associazionismo giudiziario, incentivando al massimo grado l'impegno e la partecipazione.  In questa direzione, già in altre occasioni ho avuto modo di sollecitare la creazione, all'interno della struttura dell'A.N.M.  ed al di là delle previsioni statutarie, di spazi adeguati a recepire le esigenze dei giovani magistrati ed a dare loro voce al di là di ogni appartenenza correntizia. Occorre fare presto prima che questi spazi vengano coperti da altri gruppi più o meno paraventati da nuove strane sigle, come già più volte accaduto in occasione delle ricorrenti emergenze.  Unità per la Costituzione, consapevole dell'estrema fluidità dell'appartenenza ai gruppi associativi tradizionali, deve necessariamente farsi promotore di questo fenomeno attraverso i propri rappresentanti in giunta ed in C.D.C. nonché privilegiando nell'organizzazione degli eventi le tematiche di maggior interesse per i giovani magistrati. 

 

5. Rapporti C.S.M. e S.S.M. ed in particolare ruolo della Scuola della Magistratura

Ritengo necessario instaurare, come si era già provato di fare, un costante scambio di idee tra i componenti del Comitato Direttivo della Scuola che si riconoscono in Unità per la Costituzione e gli organi rappresentativi della corrente. Il confronto dovrebbe riguardare i contenuti e la metodologia dell'offerta formativa predisposta dalla Scuola nei vari settori ed il rapporto fra la Scuola ed il C.S.M.; il tutto nell'ottica di arricchire, anche attraverso l'esperienza dei componenti del Comitato Direttivo la proposta culturale del nostro gruppo. In questa direzione vuole andare la proposta di modifica statutaria che ho ritenuto di presentare, essendo necessario che i componenti del Comitato Direttivo della Scuola che si riconoscono in Unità per la Costituzione siano membri di diritto del Comitato di Coordinamento.

Ad oggi ritengo quanto mai urgente un'attenta riflessione sui corsi per gli aspiranti dirigenti che, a mio avviso, devono essere ricondotti nell'area della giurisdizione, essendo stati finora appaltati a soggetti estranei al nostro mondo e poco coinvolti nelle dinamiche effettive della direzione di un ufficio giudiziario.

È importante poi confrontarsi sulle tematiche attinenti alla formazione iniziale dei magistrati vincitori di corso prima dell'assegnazione della prima sede anche alla luce delle ridimensionamento del periodo di tirocinio previsto per gli ultimi concorsi. La riduzione del tirocinio attuata limitatamente ai concorsi del 2014 e del 2015 merita di essere positivamente considerata, per via dell'impellente necessità, tuttora perdurante,  di immettere forze nuove nel sistema Giustizia, coinvolgendole, al fianco dei magistrati in carriera, nella gestione dell'attuale situazione emergenziale; ma di certo ciò non può avvenire a discapito delle esigenze di formazione dei nuovi magistrati, che devono essere adeguatamente preparati, attraverso i percorsi formativi della S.S.M. in attuazione delle direttive dettate dal C.S.M., all'assunzione delle funzioni giurisdizionali.   La preparazione dei M.O.T. merita, però,  di essere incentrata maggiormente sulla pratica negli uffici giudiziari, piuttosto che periodi eccessivamente prolungati di permanenza presso la scuola in lezioni teoriche; da ciò potrebbe derivare la concreta possibilità di riduzione "a regime" della durata complessiva del tirocinio con evidenti effetti positivi sulla copertura degli organici della gran parte degli uffici di primo grado.

Ribadisco, comunque, il mio pensiero che ho già altre volte enunciato in diverse sedi associative ed istituzionali in ordine al tema dei rapporti fra C.S.M. ed S.S.M., ritenendo necessario al riguardo un ampio dibattito all'interno della corrente ed in vista delle prossime elezioni per il rinnovo del C.S.M.: è necessario, in particolare, costruire, nell'ambito delle rispettive competenze e nel rispetto delle prerogative costituzionali dell'organo di autogoverno, un nuovo rapporto con la Scuola della Magistratura, sentita in passato in una posizione meramente referenziale e competitiva, rispetto alle attribuzioni costituzionali del governo autonomo della magistratura; segnatamente ritengo che debbano essere valorizzate tutte le forme di collegamento fra C.S.M. e S.S.M.,  con particolare riferimento sia alla formazione iniziale che  a quella permanente. Tutto ciò senza avere il timore di ribadire che al C.S.M. compete di individuare il modello di magistrato da formare, che comporta fornire allo stesso la cultura generale necessaria per capire il senso della giurisdizione; alla Scuola spetta, invece, rendere concreto tale modello attraverso specifiche attività di formazione  rivolte a fornire ai magistrati la cultura tecnico specialistica che serve per decidere il singolo caso concreto.  Occorre quindi riflettere attentamente anche sul ruolo dei componenti del Comitato direttivo, sul ruolo da essi riconosciuti ai cosiddetti esperti formatori ed alla necessità di stabilire da parte del C.S.M. dei criteri di carattere generale idonei ad evitare qualsiasi tipo di monopolio nei circuiti della formazione nonché sul collegamento che gli stessi devono mantenere con il quotidiano esercizio della giurisdizione.

Strettamente collegata alla tematica della formazione iniziale è quella relativa alla preparazione al concorso in magistratura con riguardo al ruolo delle scuole private, tematica resa quanto mai attuale dalla vicenda Bellomo. Occorre a mio avviso prendere atto del sostanziale fallimento del modello di formazione pubblica dei futuri magistrati prefigurato dal legislatore attraverso l'istituzione delle S.S.P.L., essendo, al contrario, necessario orientarsi, come opportunamente auspicato dalla sezione distrettuale di Unità per la Costituzione di Milano,   verso la necessità di tornare al modello di accesso alla Magistratura previgente,  che prevedeva la possibilità di partecipare al concorso in magistratura solo dopo avere conseguito la laurea, potendosi prevedere, al più, la possibilità di inserire nel periodo di preparazione al concorso la necessità di frequentare tirocini formativi.

 

6. Programma elettorale per il C.S.M. e Congresso Nazionale.

Da ultimo propongo che il Congresso Nazionale di Unità per la Costituzione si tenga, come già deciso a Viterbo, dal 25 al 27 maggio. Sull'organizzazione dell'evento riferiranno i componenti del comitato organizzatore; io mi limito a ribadire sul punto che il congresso nazionale, oltre a registrare lo stato di attuazione del percorso di modifica statutaria che abbiamo avviato nell'assemblea generale di Castellaneta, deve essere un momento di promozione dei valori del gruppo con particolare riguardo alle tematiche inerenti l'autogoverno della magistratura, con il coinvolgimento, in veste di primi protagonisti,  dei nostri candidati e presentazione del nostro programma elettorale. Ritengo essenziale coinvolgere, prima e dopo l'evento congressuale, riproponendo il metodo di lavoro sperimentato ad Orvieto, nell'elaborazione e nella presentazione dei contenuti, oltre all'intera segreteria nazionale, anche altri magistrati che si sentiranno motivati a partecipare alla costruzione dell'autogoverno che verrà.

In questa direzione e con specifico riferimento al programma elettorale ho provato a condividere con i candidati le tematiche che nel seguito riporto, ritenendole, in una riflessione iniziale, quelle meritevoli di un maggiore approfondimento ed elaborazione in vista del confronto elettorale:

  1. L'inamovibilità del magistrato e le garanzie poste a suo presidio. Il ruolo del C.S.M. Le eccezioni al principio: lo spazio che ad oggi residua all'all'istituto dell'art. 2 LG. Il regime delle incompatibilità.
  2. La mobilità del personale di Magistratura sia orizzontale che verticale: la necessità di coniugare le legittime aspettative dei magistrati (rientro nei luoghi di origine e progressione in carriera), con le esigenze di un servizio che richiede oggi sempre più programmazione e razionalità nella gestione dei tramutamenti. Il problema della copertura degli organici con particolare riferimento ad alcune funzioni come quella dei magistrati distrettuali.
  3. Sistema di valutazione di professionalità. Si tratta di un momento effettivo di verifica della professionalità del magistrato o stiamo tornando a dei passaggi burocratici estremamente appesantiti da una procedura spesso lunga e farraginosa? La questione degli incarichi si impone una riflessione sugli ultimi interventi introdotti: sono necessarie o meno ulteriori forme di liberalizzazione e semplificazione. Funziona la pubblicità degli incarichi?
  4. Dirigenza. Scelta della classe dirigente. Spostare la discussione da parametri e criteri al piano dei valori, all'individuazione di un modello di dirigente dell'ufficio, a seconda delle diverse funzioni e tipologie di uffici. Riflessione sulla temporaneità a dieci anni dalla sua introduzione. L'istituto della conferma ed individuazione di modalità idonee a renderlo concreto ed effettivo, oltre che tempestivo.
  5. Organizzazione degli uffici. Monitoraggio del funzionamento del sistema tabellare. Introduzione di ulteriori forme di semplificazione. L'esecutività dei progetti tabellari. La questione del benessere organizzativo e le azioni che sono richieste al capo per promuoverlo con particiolare riferimento ai provvedimenti a tutela della maternità. La sicurezza negli uffici giudiziari e la sicurezza dei magistrati nella loro vita privata. L'informatizzazione in genere, il PCT ed i problemi ancora aperti; il settore penale, l'informatizzazione della Cassazione.
  6. Formazione. I rapporti con la S.S.M. e le strutture territoriali  della stessa. Le linee guide della formazione dettate dal C.S.M. La formazione iniziale e quella permanente e la necessità di evitare monopoli nei circuiti della formazione. Recuperare al C.S.M. un ruolo nell'individuazione del modello di magistrato da proporre ai giovani attraverso la formazione.
  7. Le riforme normative e l'attività paranormativa del CSM. Il potere previsto dall'art. 10 legge istitutiva.
  8. Le pari opportunità in genere ed in particolare la prospettiva della magistratura del futuro ormai non più lontano, essendo più numerose le donne degli uomini, non solo fra coloro che superano il concorso fra gli appartenenti all'ordine giudiziario. Le azioni necessarie per tutelare la maternità che devono coniugarsi con le esigenze di funzionalità degli uffici composti da sempre più donne e devono sempre privilegiare forme di massima interlocuzione fra la donna magistrato ed il dirigente.
  9. Procure. Riflessione sulla nuova circolare e monitoraggio sulla sua attuazione con particolare riguardo alla tematica dei progetti organizzativi.
  10. È ancora attuale infine una questione antimafia: le azioni del CSM a tutela degli uffici e dei magistrati che si trovano tuttora ad operare in condizioni estremamente difficili nel contrasto alla criminalità organizzata.

Chiaramente l'elenco è aperto all'integrazione di tutti e non dei soli candidati, al fine di provare a condividere con i colleghi, durante la campagna elettorale, i contenuti più significativi dell'attività consiliare. Riterrei necessario ipotizzare una divisione dei temi tra i candidati ed un abbinamento con i componenti della segreteria nazionale che sia funzionale anche ai concreti momenti di presentazione della nostra proposta culturale. Occorre fare presto ed arrivare, al massimo nel termine di due mesi, alla predisposizione della bozza generale del programma.

 

Roma, 10 febbraio 2018

 

Roberto Carrelli Palombi